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"Faccela vede', faccela tocca'": quei cori e insulti sessisti che non sono normali

In un mondo "sano" non si punterebbe il dito contro chi subisce un sopruso e sceglie di denunciare, ma chi commette il sopruso, né si liquiderebbero gli insulti come una goliardata, perché non lo sono.

Possiamo parlare, come qualcuno ha fatto, di alcuni “ragazzini accaldati”, che fortunatamente, non costituiscono l’intero pubblico dei concerti trap/rap e, più in generale, dei live musicali: ma farlo, anche in buona fede, è un errore pericoloso.

I coretti sul genere “ollellè ollallà, faccela vede’, faccela tocca’”, gli insulti sessisti, i “troia” che hanno accolto l’artista CRLN – per la seconda volta nella sua carriera, peraltro -, quando l’8 agosto scorso ha messo piede sul palco dell’Indiegeno Fest in apertura del concerto di Gemitaiz, non sono cose da liquidare con un “capita”, per poi passare oltre.

Era già successo anni fa. Il copione, lo stesso: lei che sale sul palco del MIND Festival per aprire il concerto dell’artista di turno, quella volta era Marracash, e qualcuno dal pubblico, sentendosi forse giustificato dal fatto che non è lì per lei ma per lui, attacca con i “troia” e gli “apri le gambe”, in risposta a un verso di una canzone dell’artista marchigiana che dice “voglio aprire io le danze”.

Nessuno meglio di lei può raccontare quello che è successo e, infatti, questa è la sua testimonianza:

Al di là della cronaca dei fatti, è da notare che né allora né oggi, l’artista della serata e l’organizzazione dei rispettivi Festival sono intervenuti, o hanno condannato la vicenda, scegliendo un silenzio colpevole.

L’unica a prendere posizione sin da subito è stata Giorgieness, un’altra artista, un’altra donna, che la sera successiva si è esibita sullo stesso palco, spendendo parole per la collega sul palco e scrivendone altre sui social, muovendo un minimo di tam tam che, peccato, al momento non ha ancora avuto il supporto di artisti più nazional-popolari e chissà se mai lo avrà:

Su social di Gemitaiz nulla. Del resto, interrogato da Mattia Barro di Rolling Stone sulla questione l’artista risponde:

“Mi hanno detto dell’accaduto quando ho finito di suonare, nel backstage. Ovviamente mi dispiace per la ragazza. Purtroppo i giovani non si rendono conto. La maggior parte dei miei colleghi chiama le femmine troie o bitches, non credo ci sia molto da aggiungere.”.
Quando gli chiedo se, a suo parere, l’artista ha il dovere di educare il proprio pubblico al rispetto, la risposta è “Si fa quel che si può”. Un po’ poco.

Già, un po’ poco. Del resto, in difesa di Gemitaiz scende in campo anche il rapper milanese Axos, che “non giustifica, però…”, e parla di un “pianto da promo”, insinuando cioè il dubbio che il post di CRLN sia un modo come un altro di farsi pubblicità e, comunque, di sicuro, un piagnisteo di una privilegiata che non ha le palle (e qui potremmo aprire un capitolo sul concetto culturale retrogrado e irrispettoso delle donne che si nasconde dietro alla definizione di “donna con le palle”).

Dopo aver raccontato degli insulti ricevuti ai sui primi concerti, il rapper scrive:

Se sali su un palco ti insulteranno e troveranno il modo per farlo.
Se sali con un cappello colorato ti insulteranno per quello.
Se sei magro ti insulteranno perché sei magro e se sei grasso ti crocifiggeranno di insulti sulla tua forma fisica.
Se sei donna ti insulteranno perché sei donna e se sei gay ti attaccheranno alla tua sessualità.

Questo è il genere umano ed è anche migliorato nettamente rispetto a qualche anno fa!

Se sei un artista e ti esponi devi aspettartelo. Una donna con le palle a casa mia scende in mezzo a chi la sta insultando e canta in faccia a tutti. Un artista con le palle attua la sua rivoluzione con l’arte e con ciò che sa fare.

Questi sono pianti da promo.

A video, in un paio di stories successive Axos puntualizza, tra le altre cose:

Raga, quello che voglio dire è che questa non è misoginia: questo è semplicemente un meccanismo che scatta nel momento in cui tu sali sul palco e non ti conosce un cazzo di nessuno e quindi ti insultano. Ti insultano per quello che vedono: se sei una donna ti dicono che sei una “troia”, se sono io mi dicono di “morire”.

[…]

Se si parla di misoginia per quattro ragazzini che avranno avuto intorno ai 16 anni, ubriachi o fatti, divertiti dalla situazione, che volevano fare goliardia è una battaglia persa.

La sintesi del discorso del rapper, quindi, in soldoni, è che a) è normale che il pubblico, anzi, tanta manna adesso rispetto a un tempo (peccato con i pomodori a scena aperta, un tempo si contestava all’artista una brutta performance, non un aspetto privato) ; b) misoginia sarebbe impedire a una donna di esibirsi su un palco in quanto donna, in questo caso gli insulti fanno parte del gioco e della natura del pubblico; c) citando l’artista stesso: “il rispetto, così come in mezzo alla strada, si conquista sul campo, si conquista con le persone, con la faccia che ci metti…”.

Su un punto, bisogna ammetterlo, Gemitaiz ha ragione:

Purtroppo i giovani non si rendono conto.

Vero, né lui, né Axos in effetti, come molti altri, si rendono conto del problema, tanto che oltre a non intervenire, nel caso del primo, interviene invece il secondo a trasformare la vittima di un episodio nella colpevole (nel caso di CRLN di non avere le palle e di piangere per farsi pubblicità).

Su un punto, del resto, ha ragione anche Axos:

Se sei magro ti insulteranno perché sei magro e se sei grasso ti crocifiggeranno di insulti sulla tua forma fisica.
Se sei donna ti insulteranno perché sei donna e se sei gay ti attaccheranno alla tua sessualità.

Il fatto è che chi insulta una donna in quanto donna lo fa per quel retaggio culturale misogino – sì, è misoginia -, per cui per alcuni uomini una donna, se non è la madre, la sorella o la sposa, è una puttana.
Il fatto è che chi insulta un omosessuale per la sua sessualità lo fa per omofobia.
Il fatto è che chi insulta chiunque sulla base di quello che vede o sul nulla (forma fisica, colore della pelle, auguri di morte…), lo fa per quella frustrazione che è insita nell’ignoranza e in una cultura che ci insegna a emergere e a compensare la nostra pochezza umana calpestando l’altro.

Quattro ragazzetti in tempesta ormonale è normale facciano quello che tutti i ragazzetti accaldati fanno davanti a un film porno, confezionato appositamente e senza tabù affinché possa essere fruito anche a questi scopi.
Questo è normale.
Il fatto che si dica che “quattro ragazzini – come li definisce Axos – che avranno avuto intorno ai 16 anni, ubriachi o fatti, divertiti dalla situazione” diano della troia a una donna che sta lavorando (o anche ballando, prendendo il sole in spiaggia o camminando per strada, il contesto poco conta), “che volevano fare goliardia”, questo non è normale.

I responsabili di episodi simili, siano essi nei confronti di una donna, di un omosessuale, di una persona obesa o di un uomo – quindi anche chi augurava la morte al rapper milanese, ovviamente -, non vanno giustificati. Parlare di “normalità” di fronte a questi episodi vuol dire ammettere la “normalità” sociale di misoginia, omofobia, razzismo e ignoranza ed è inaccettabile, ancor più se a farlo è un artista, che volente o nolente ha un ruolo culturale.

Se tutti gli artisti e gli organizzatori di eventi musicali (e non solo) prendessero i dovuti provvedimenti contro questi soggetti – fosse anche solo allontanarli e non permettere loro di prendere ulteriormente parte al concerto – invece di liquidarli con l’alibi della ragazzata, avremmo meno deficienti in giro e costringeremmo le persone che decidono, in assoluta libertà personale, di insultare qualcuno, chiunque esso sia, di prendersi le responsabilità delle proprie parole e azioni, come è giusto che sia.

Perché non è vero che il rispetto si conquista per strada, caro Axos: il rispetto è alla base di ogni relazione civile tra persone dotate di intelligenza umana e sociale.
Del resto, per strada, non è normale che qualcuno inizi a insultarti di punto in bianco solo perché tu “non l’hai ancora conquistato”. O no?

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