I déjà vu suscitano molta curiosità, perché nonostante siano un fenomeno diffuso, non è ancora stata scoperta una spiegazione chiara e universale. Sono state fatte molte ricerche sia in campo scientifico-neurologico che in psicologia. Al giorno d’oggi sono presenti diverse teorie, che provano a dare un significato a questi episodi.

Cosa sono i déjà vu?

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Fonte: Web

Un déjà vu è la sensazione chiara di aver già vissuto in precedenza un’esperienza, che appare come un ricordo, anche se accade per la prima volta. Il nome deriva dalla frase francese che significa letteralmente “già visto”, utilizzata per la prima volta da psicologi e neurologi all’inizio del XX secolo. L’esperienza del déjà vu è caratterizzata infatti da un forte senso di familiarità. Ci sono casi in cui a questa sensazione si accompagna la consapevolezza che non corrisponde realmente a una esperienza vissuta, perciò il déjà vu viene attribuito a un sogno. In altri casi invece si manifesta la forte sensazione che l’esperienza sia realmente accaduta nel passato e il déjà vu assomiglia ad un vero e proprio ricordo.

Per le sue caratteristiche così particolari, e per la difficoltà di studiare i soggetti nel momento esatto in cui si manifesta il déjà vu, è difficile ancora oggi dare una spiegazione generale. Non è ancora del tutto chiaro infatti quali aree del cervello sono legate principalmente a questo fenomeno, se si tratti di anomalie del sistema nervoso, o della memoria, o ancora dell’attenzione.

Teorie e spiegazioni del déjà vu

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Come abbiamo detto, sono stati fatti molteplici esperimenti per capire l’origine e la causa del déjà vu. Già dai primi studi, si pensava che fosse causato da un’anomalia mnemonica, legata quindi alla memoria. In questo caso la spiegazione è che i déjà vu sono in realtà dei falsi ricordi. Le diverse teorie a cui hanno portato i tanti studi si possono suddividere per area del cervello interessata.

Teorie Neurologiche

Da diversi studi del passato è emerso come i déjà vu erano uno dei sintomi più frequenti di persone che soffrivano di epilessia temporale. Si è sviluppata quindi la teoria per la quale i déjà vu sono causati da piccole e non gravi epilessie. Un esperimento del 2012 di Bràzdil ha messo in confronto le differenze nella morfologia cerebrale fra 113 soggetti sani che hanno sperimentato almeno una volta nella vita il dejà vù, e soggetti sani che invece non hanno mai provato tale esperienza. Nei risultati ottenuti emerge una significativa diminuzione del volume di materia grigia nell’area paraippocampale nei soggetti con déjà vu rispetto a quelli senza. La riduzione di materia grigia è identificata in soggetti con epilessia del lobo temporale.

Da questo studio sono state fatte nuove ricerche. All’Università e nel Cnr di Catanzaro hanno visto come non sia possibile parlare di falsi ricordi nelle persone sane, non affette da epilessia temporale, per cui hanno parlato di inganno emotivo.

Teoria del processamento duale

Secondo questa teoria, elaborata da Pierre Gloor, del Montreal Neurologic Hospital and Institute, il déjà vu avviene per una momentanea e rara disattivazione del sistema di recupero della memoria. Questo avviene indipendentemente dal sistema di memoria che dà senso di familiarità, che rimane invece attivo e causa il fenomeno di disambiguazione tra il senso del ricordo che non esiste e della familiarità che si avverte.

Teorie amnestiche

Secondo queste teorie, di fronte a una determinata situazione, il cervello riconosce un elemento appartenente a un ricordo realmente memorizzato e probabilmente avvenuto; questo elemento però, a causa di un errore di memoria per cui non riesce a richiamare anche il contesto complessivo, suscita la sensazione di familiarità.

Uno studio del 2016 ha dato una nuova interpretazione ai déjà vu, che segna una svolta: non più considerati una patologia o malfunzionamento del cervello, ma un modo di verificare la memoria. Un esperimento dell’Università scozzese di Sant’Andrews, guidato da Akira O’Connor, ha scoperto che probabilmente il déjà vu non è un errore della memoria o del cervello, ma un modo efficace della mente di verificare i ricordi già avvenuti.

Durante l’esperimento erano attive le zone cerebrali legate al processo decisionale e non quelle coinvolte nella memoria, come l’ippocampo. La conclusione del team è stata che le regioni frontali del nostro cervello stavano verificando i ricordi in memoria inviando un segnale proprio per effettuare un check, a causa di una sorta di divergenza tra quello che si è realmente vissuto e il ricordo invece presente.

Teoria attenzionale

Altri studi sostengono invece che il déjà vu sia causato da un errore nel sistema dell’attenzione del cervello che interrompendosi causa un riprocessamento dell’informazione. L’interruzione fa dimenticare subito un’azione appena avvenuta, mentre la percezione rimane a livello non cosciente, per cui si prova solo familiarità ma non il ricordo.

Altre spiegazioni del déjà vu

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Non solo la scienza ha provato a spiegare questo fenomeno così misterioso. Ci sono infatti diverse teorie che collegano i déjà vu a una realtà pseudoscientifica. In molti credono che questo fenomeno sia legato a premonizioni e percezioni extrasensoriali.  Mentre altri ritengono che i déjà vu siano profezie derivanti da visioni o ricevute in sogni, oppure memorie di vite passate.

Sempre riguardo ai sogni, c’è chi sostiene che i déjà vu siano proprio dei sogni vissuti, che sono stati dimenticati al risveglio come spesso accade. Questi lascerebbero tracce nella memoria a lungo termine, manifestandosi dal subconscio dando l’idea di un ricordo.

La psicologa cognitiva Anna Clary della Colorado State University ha dedicato i suoi più recenti studi al significato sovrannaturale dei déjà vu. Una sua ricerca, pubblicata sulla rivista Psychological Science ha smentito del tutto l’idea che questi fenomeni rappresentassero delle profezie o premonizioni del futuro.

Déjà vu frequenti: cosa significa?

Come abbiamo visto, i déjà vu vengono sperimentati sia da persone sane, che da persone affette da epilessia lobo-temporale. La differenza tra i déjà vu considerati “normali” e quelli che possono rappresentare un campanello d’allarme è la frequenza e la durata del fenomeno. Spesso infatti chi soffre di epilessia manifesta episodi di déjà vu molto più frequentemente e più lunghi, mentre in una persona sana durano pochi secondi.

Ci sono stati casi di patologie particolari in cui i déjà vu si manifestavano in modo talmente reale e continuativo, che ai pazienti sembrava di vivere in un loop temporale, dove ogni cosa che vivevano o vedevano, era già successa. Le cause sono diverse: un grave effetto collaterale a un farmaco, effetto dell’assunzione di particolari droghe, o ancora una manifestazione particolare dell’Alzheimer. Tuttavia ancora non ci sono studi che danno una risposta generale e universalmente accettata sul perché si manifestino questi casi.

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