diredonna network
logo
Stai leggendo: “Io e mio marito stiamo divorziando: a chi spetta il cane (o il gatto)”?

"Io e mio marito stiamo divorziando: a chi spetta il cane (o il gatto)"?

In caso di divorzio a soffrire non sono solo ex coniugi e figli, ma anche gli amici a quattro zampe: a chi va il cane (o il gatto, il coniglio o il pappagallo) se un matrimonio finisce?

Quando un matrimonio finisce, fra le varie cose che possono scatenare discussioni infinite – se non vere e proprie guerre – tra gli ex coniugi, la spartizione di oggetti e proprietà varie rientra indubbiamente tra i motivi più frequenti (specie se ci si è lasciati male), ma niente è paragonabile a quello che può succedere quando si affronta il discorso della custodia dei figli.

Peccato però che i bambini non siano i soli che mamma e papà devono necessariamente “dividersi” dopo una separazione; anche gli animali entrati a far parte della famiglia, infatti, rientrano spesso tra le cause di lite in sede di divorzio, perché nessuno vuole rinunciare al fedele compagno a quattro zampe (soprattutto se è stato l’unico a essere “fedele”!).

I tribunali hanno tradizionalmente trattato gli animali domestici come una proprietà personale, equiparandoli perciò al rango di oggetti, ma da un po’ di tempo a questa parte pare che le cose stiano iniziando a cambiare, con alcuni legislatori e gruppi di difesa che promuovono l’idea che il sistema legale dovrebbe agire nel migliore interesse degli animali.

I giudici, almeno quelli di molti stati degli USA, come si legge in un articolo del New York Times, hanno perciò predisposto l’affidamento condiviso, le visite e persino i pagamenti degli alimenti ai proprietari di animali domestici, esattamente come accade con un figlio.

Cerchiamo però di capire meglio cosa dice la legge a proposito dell’affidamento di cani, gatti e di tutti gli altri animali domestici.

La legge dalla parte degli animali

Un caso a San Diego citato dal NYT ha conquistato le prime pagine dei giornali; il protagonista era Gigi, un cane, incrocio tra un pointer e un levriero, finito al centro di una causa piuttosto problematica di divorzio tra Stanley e Linda Perkins.

Inizialmente era stato stabilito l’affidamento congiunto di Gigi, ma nessuno dei due ex coniugi era soddisfatto dall’accordo, secondo quanto emerso all’epoca. È seguita quindi una estenuante battaglia legale, durata due anni e costata circa 150.000 dollari in spese legali, in cui il tribunale aveva chiesto una sorta di “esame” dell’attaccamento del cane condotto da un comportamentista animale, comprensivo di videocassetta, “Un giorno nella vita di Gigi”, che mostrava come il cane trascorresse le giornate con la signora Perkins, che nel 2000 “vinse” definitivamente la custodia del quattro zampe.
Un sondaggio condotto nel 2014 dall’American Academy of Matrimonial Lawyers ha registrato un aumento del 27% di casi in cui si discuteva di custodia degli animali rispetto ai cinque anni precedenti, e fra tali casi non tutti riguardavano cani e gatti: si è dibattuto anche per la custodia di un’iguana, un pappagallo grigio africano, un pitone e una tartaruga gigante di 130 chili.

L’Alaska è stato il primo stato a emanare la legislazione sulla custodia degli animali, che consente al tribunale di considerare il benessere dell’animale. La misura, che definisce gli animali come “una creatura vivente vertebrata non un essere umano”, è stata firmata in legge nel 2016 ed è entrata in vigore nel gennaio 2017.

David Favre, professore di legge alla Michigan State University e capo del Centro legale e storico sugli animali, ha teorizzato che le battaglie per l’affidamento dei quattro zampe scoppiano soprattutto quando ci sono meno figli, o non ci sono proprio, in una famiglia, e gli animali domestici diventano quindi il ​​fulcro delle emozioni di una coppia.

Storicamente i giudici nei casi di divorzio hanno trattato l’animale al pari di un oggetto, stabilendone quindi a chi appartenesse la proprietà, qual era il suo valore e se ci fosse un accordo precedente nella coppia. Ma il professor Favre si è dimostrato totalmente d’accordo rispetto al cambio di rotta adottato per primo dall’Alaska.

È un cambiamento importante ottenere questo cambiamento di visibilità nel sistema legale – ha affermato Favre – Non sono un pezzo di arredamento. Non stai chiedendo a un giudice di considerare il miglior interesse per un mobile“.

Jeff Pierce, consulente legale per il Fondo per la difesa legale degli animali, ha osservato che il sistema legale americano ha a lungo avuto una visione divisa su come gli animali dovrebbero essere trattati, trovando una contraddizione nel modo di trattare gli animali alla stregua di oggetti, punendo tuttavia i maltrattamenti compiuti verso di loro. Insomma, o si è sempre considerati come oggetti, o non lo si è mai, non esiste discrezionalità su questo punto.

Da una parte, insistiamo sul fatto che gatti, cani, conigli e cavalli siano come divani, macchine e tavoli, ma d’altra parte, la legge dice che puoi fare tutto ciò che vuoi ai mobili, ma non agli animali.

Questo, però, accade negli Stati Uniti, ma la situazione in Italia com’è?

Cosa dice la legge italiana

Fonte: web

In Italia, purtroppo, manca ancora una legge che si occupi di questa fattispecie, dato che la proposta legislativa, presentata il 18 aprile 2013 come modifica all’articolo 155 del Codice Civile, è ferma in Parlamento. La proposta riguardava l’introduzione di un comma concernente “l’affido degli animali di affezione in caso di separazione dei coniugi”, secondo cui “in caso di separazione di coniugi proprietari di un animale di affezione, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere“. Mancando la legge tocca pertanto al giudice decidere di volta in volta, anche se le ultime sentenze, per fortuna, sembrano seguire quelle americane, e non considerare gli animali domestici come oggetti ma riconoscerne la soggettività giuridica. Prima di questi passi in avanti, in caso di separazione e divorzio gli animali venivano affidati a canili e gattili.

Gli effetti psicologici del divorzio sugli animali

Fonte: web

Alle storiche sentenze americane si è giunti proprio considerando gli animali come soggetti giuridici e non come oggetti, dotati quindi di sensibilità ed empatia. Molti studi, come si legge in questo articolo, hanno dimostrato che la situazione tesa in casa possa indurre ansia o comportamento scorretto nell’animale; essendo poi i cani, principalmente, piuttosto abitudinari, il divorzio può significare un grande sconvolgimento nella loro routine.

Le storie

Fonte: web

Alcune delle storie di “mamme e papà” di animali che hanno dovuto discutere del loro affidamento sono state raccolte in un articolo di Cosmopolitan, come quella di Ashley.

Ashley ha avuto la piena custodia dopo il trasferimento dell’ex in un nuovo posto

Il mio ex e io abbiamo preso un golden retriever insieme poco dopo aver deciso di trasferirci insieme. Purtroppo, le cose hanno iniziato ad andare a rotoli abbastanza rapidamente dopo. Abbiamo rimandato la nostra rottura in parte proprio per lui. Abbiamo finito per condividere la sua custodia per circa un anno e mezzo dopo la rottura. Passava 3-4 mesi con il mio ex e poi 3-4 mesi con me. All’inizio era decisamente difficile lasciarlo andare e poi riprenderlo per un po’, ma è diventato più facile con il tempo. Entrambi amiamo il nostro cucciolo e nessuno di noi ha voluto tenere lontano l’altro a causa della nostra rottura.

Alla fine il mio ex si è trasferito in un posto in cui non accettano cani, quindi ho avuto la sua piena custodia a quel punto. Diventa difficile con un cane anziano che inizia ad avere problemi di salute, devo affrontare lo stress delle visite veterinario da sola. Ma nonostante ciò non cambierei nulla. E mi assicuro ancora di mandare al mio ex un messaggio su Facebook dal nostro cucciolo ogni anno nel giorno del suo compleanno, così lui sa che se mai vuole vederlo, quella porta è sempre aperta.

Nicole ha rinunciato al suo cane

Il mio ex e io eravamo insieme da circa sei anni e avevamo appena acquistato una casa, quindi il passo successivo logico era quello di avere un cucciolo. Abbiamo adottato un incrocio di Husky che era un vero combinaguai. Abbiamo iniziato ad avere un sacco di problemi più profondi su chi avrebbe ripulito lo sporco del cucciolo, quindi circa quattro mesi dopo aver preso il cane abbiamo rotto e mi sono trasferita. Sono tornata dai miei genitori, quindi non potevo portarlo con me, il che era straziante. Una volta, il mio ex mi ha detto che il cane guardava verso la nostra porta della camera da letto, aspettando che scendessi, questo è stato straziante per me.

Abbiamo provato occasionalmente la co-genitorialità, la custodia congiunta, ma dal momento che lo amavo, coglievo ogni occasione per passare a vederlo più di quanto avrei dovuto. Ma questo comportava il ritorno nella mia vecchia casa, che aveva troppi ricordi per me da gestire emotivamente.

Dopo circa sei mesi, ho deciso di interrompere completamente il contatto con lui, mettendo fine a quella parte della mia vita e, in definitiva, alla connessione con il nostro cane. Una delle cose più difficili per me è stata vedere la vita andare avanti sui social media: altre ragazze nella sua vita affermavano che quello era il “loro” cane, e postavano foto con la pallina di pelo che io avevo scelto per la nostra piccola famiglia. A volte penso di aver fatto la scelta sbagliata, ma onestamente mi ha aiutato ad andare avanti.