Questa è la storia di una rinascita, di un lieto fine conquistato a denti stretti.

Questo è il racconto di una dignità ricostruita e di una libertà che ha l’odore dei fiori e dell’aria fresca e  il suono di una musica dolce.
Si, perché  Aesha Mohammadzai, divenuta simbolo della lotta contro la violenza del regime talebano sulle donne grazie alla copertina dedicatale sul New York Times, tutto questo lo aveva perso in un attimo.
La giovane donna, infatti, è stata catturata dalla sua stessa famiglia dopo aver tentato la fuga dal tetto coniugale e brutalmente sfigurata dal marito ( un combattente talebano a cui il padre l’aveva promessa in sposa senza possibilità di replica) che le ha letteralmente tagliato il naso e le orecchie, lasciandola in una pozza di sangue e completamente deturpata.
Fortunatamente Aesha è riuscita a fuggire da questa tortura inaudita affidandosi in un primo momento alla “Grossman Burn Foundation” e, successivamente, alla “New York Charity Women for Afghan Women”.
Dopo tanto dolore, uno spiraglio di luce: da poco tempo Aesha può gurdarsi nuovamente allo specchio grazie ad un intervento chirurgico ricostruttivo che, oltre a donarle i tratti somatici di cui era stata privata, le ha restitutio sicuramente il sorriso.
Certo,  i ricordi sono atroci e le parole della ragazza pronunciate alla CNN fanno davvero rabbrividire :
“Quando mi hanno tagliato il naso e le orecchie sono svenuta. Era piena  notte, quando ho aperto gli occhi non riuscivo a vedere nulla a causa del  sangue”.
E se state pensando che questo è un episodio sporadico, frutto malato di una cultura lontana anni luce dalla nostra come quella talebana, vi sbagliate di grosso : i casi di  violenza sulle donne sono aumentati vorticosamente negli ultimi anni e non hanno risparmiato nessuna cultura, età,  status sociale o etnia.
Pertanto,  storie come questa si rivolgono a TUTTE le donne che, come Aesha, subiscono quotidianamente abusi, violenze e vessazioni di qualsivoglia genere. A voi, una dichiarazione rilasciata dalla giovane :

“Voglio dire a tutte le donne che soffrono di essere forti. Non arrendetevi  e non perdete la speranza”.

Dobbiamo ribellarci alla violenza.
Dobbiamo capire, una volta per tutte, che le VERE carezze non procurano lividi.

Articolo originale pubblicato il 1 Marzo 2013

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