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Loredana: "Perché ho deciso di fare il giro del mondo da sola"

Loredana Scaiano, un sogno diventato realtà: un giro (quasi intero) del mondo, seguendo le orme del suo mito, Ida Pfeiffer. Per ritrovare se stessa, ma anche per riflettere su quanto il mondo possa essere un posto bellissimo ma spietato allo stesso tempo.

50 anni, insegnante, amante della natura, degli animali, e con una passione per il viaggio ereditata dal padre, giostraio itinerante che convinse la moglie a seguirlo nella scoperta del mondo. A bordo di un’automobile e non di un più confortevole camper.

Loredana Scaiano non ha il viaggiare nelle vene, si può dire, più semplicemente, che sia nata già “itinerante”: ha passato la vita con i genitori e la sorella Angela attraversando praticamente mezza Europa, a 13 anni, racconta, l’hanno “buttata” da sola su un aereo per andare a studiare all’estero, “quando Erasmus era ancora e solo il nome di un filosofo e l’Unione Europea ancora non esisteva”, si legge sul suo blog, Ida Viaggia da Sola.

Loredana con i genitori e la sorella Angela (Fonte: idaviaggiadasola)

Loredana poi è cresciuta, è diventata una donna adulta, con un lavoro e una vita “fissa”, finché ha deciso che tutta quella stabilità era davvero “troppa”, per una abituata ad avere il bagaglio in mano prima ancora di imparare a camminare. Così, la prof di italiano e latino di Tricarico, in Basilicata, si è rimessa in cammino, stavolta superando se stessa: ha girato praticamente mezzo mondo, toccando quattro continenti, Europa, America, Oceania e Asia. Completamente da sola, per riscoprire, forse, il proprio io, o per recuperare quella parte del suo essere incapace di stare legata a un solo luogo, cittadina del mondo e spirito libero; oltre, naturalmente, che per conoscere posti meravigliosi che ha poi raccontato sul blog.

Lo stesso dove Loredana spiega di aver riflettuto, per riuscire a trovare il coraggio per affrontare questo semi-giro del mondo in solitaria, sulla figura di due donne, Ida Pfeiffer e Tiziana Cantone: una la prima donna europea ad attraversare l’interno dell’isola del Borneo, l’altra vittima della gogna odierna che corre via social. Diverse, diversissime, non solo temporalmente lontane, ma anche specchi di società differenti in cui, pure, a spiccare, sembra essere comunque una certa, pesante impronta maschilista. La stessa che con diffidenza, scetticismo e persino derisione osservava Ida compiere le sue imprese, la stessa che, pur indirettamente, ha dato la morte a Tiziana.

Abbiamo incontrato Loredana, incuriosite dalla sua storia, e la prima domanda che le rivolgiamo è proprio questa: perché il dramma di Tiziana Cantone ti ha fatto riflettere, tanto da spingerti a decidere di metterti in discussione e in gioco con il tuo viaggio?

“Il desiderio di un anno sabbatico in giro per il mondo ce l’avevo da molto tempo. Quando si è suicidata Tiziana Cantone ho appreso la notizia alla radio mentre andavo a scuola. Non sapevo nulla di questa storia e ho chiesto ai ragazzi, ma sono inorridita quando qualcuno mi ha risposto che se l’era meritato (dopo ho capito che loro si riferivano al fatto che se tu ti metti online poi il video può diventare virale e lo sai). Ho cercato notizie su Tiziana e ho trovato online accuse infamanti e orribili scritte da leoni da tastiera, anche dopo la morte della ragazza. La sua storia è emblematica del fatto che in Italia il ruolo delle donne fatichi a sdoganarsi dalla contrapposizione di santa-prostituta e che nonostante l’emancipazione, le lotte per il divorzio e l’aborto, la strada è ancora lunga.

Se la storia della giovane morta suicida ha rappresentato motivo di riflessione, Ida, invece, per Loredana è

“… un mito indiscutibile. Una donna che si è rimboccata le maniche per crescere i figli, visto che il marito era caduto in disgrazia, che dava lezioni private, quando le donne ‘per bene’ pensavano solo a occuparsi della casa e della famiglia, e che a 45 anni, nella Vienna di inizio ‘800, decide di circumnavigare il globo per vivere le emozioni degli esploratori di cui aveva letto ogni cosa, è ben più di un’ispiratrice. È un esempio da seguire, anche restando nella poltrona di casa. Ida Pfeiffer senza troppi fronzoli e chiacchiere ha dimostrato di essere una femminista quando non esisteva nemmeno la parola femminismo.
L’anno scorso di questi tempi stavo comprando i biglietti per il mio giro del mondo tenendo in mano i libri di Ida, la prima tappa è stata a Vienna, sulla sua tomba, oggi mi emoziono pensando a lei, alle analogie e coincidenze tra me e lei, e spero di trovare spazio in questa routine che mi ha fagocitata, per ricominciare a studiare la sua vita e farla conoscere anche agli altri.

Il viaggio di Loredana, partito da Vienna, è proseguito in Brasile, Argentina, Cile e Isola di Pasqua, Polinesia Francese, Auckland, Hong Kong, Singapore, Sri Lanka, India, Dubai, Iran, Armenia, Turchia e Grecia; un itinerario lungo cinque mesi, in posti meravigliosi di cui una foto non riesce a trasmettere la bellezza e la magia.
Impossibile non chiederle – anche se sarà difficile rispondere – qual è stata la tappa che per qualche motivo le è rimasta maggiormente nel cuore.

“Porto nel cuore tutto il mondo, tutte le cose che ho visto, tutte le persone che ho conosciuto, tutte le emozioni che ho provato. Porto tutto nel cuore e per diverse ragioni. Se chiudo gli occhi mi trovo di notte sulla spiaggia di Huahine, sento il silenzio del Perito Moreno, e il chiasso di Nuova Delhi.

Sì, l’India resta nel cuore più di ogni altra cosa, se mi chiedi di scegliere. Perché l’India il cuore te lo distrugge e poi te lo accarezza, anzi fa entrambe le cose contemporaneamente. Il mio era un viaggio in solitaria in cui ho cercato di inserirmi, per quanto sia possibile, nel contesto sociale dei Paesi che attraversavo. Puoi immaginare con quali conseguenze, quando cambi Stato ogni settimana. Ma in India tutto si ferma. Ogni giorno rinasci e muori, ogni giorno pensi che vuoi andare via e ogni giorno ti viene voglia di prolungare la permanenza.

Un’immagine dell’India tratta dal blog di Loredana (Fonte: idaviaggiadasola)

È difficile spiegare. Quando la gente torna dall’India ti racconta cose strane, ti spiega cose inspiegabili e tu pensi che questi sono idioti ex figli dei fiori che si sono fumati il cervello. Finché in India non ci vai tu e capisci che era tutto vero e che è tutto maledettamente inspiegabile”.

Il blog, come pure la pagina Facebook, si chiama Ida viaggia da sola; quell’aggettivo, sola, è più facile legarlo a chi, come te, decide di affrontare il giro del mondo, e quindi l’incontro con diverse culture, in solitaria, o a una vita in solitaria, da donna che non desidera sposarsi, o avere dei figli? Soprattutto alla luce del fatto che, nonostante tutto, entrambe siano ancora oggetti di pregiudizio, sia chi sceglie di partire per un viaggio da sola, come hai fatto tu, che chi non desidera affrontare il ruolo di compagna, moglie o madre.

“Per me fare il giro del mondo è stato semplice. Dopo il primo volo sono sparite tutte le paure e sono andata tranquilla, anche se non mi sono mancate le difficoltà (ho anche dovuto fare una visita medica in Cile e mi sono dovuta ricoverare in Armenia).

Io forse non sono la persona più adatta a rispondere a questa domanda, visto che sono stata sposata 22 anni e ho avuto 2 figli. Ma forse me lo chiedi proprio per questo. Non è facile rispondere. Non siamo tutte uguali. Io mi sento una donna abbastanza forte e decisa e penso che possiamo sceglierci la vita che vogliamo. Sebbene tutte le nostre vite siano condizionate dagli stereotipi che ci impone la società in cui nasciamo (e, proprio per averlo visto, posso dire che i condizionamenti sono ovunque e di ogni tipo), io credo che una donna che desideri davvero restare sola e scelga di non volere figli possa con facilità condurre la propria vita qui in solitaria. Oggi più facilmente di qualche anno fa, quando a 30 anni eri considerata zitella.

Sebbene ancora oggi siamo portati a inculcare alle nostre figlie che saranno prima di tutto mogli e madri, creando anche danni non trascurabili, sono fermamente convinta che ciascuno è artefice del proprio destino e della propria felicità, bisogna solo avere la consapevolezza di questo.