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Edith Cavell, l'infermiera fucilata perché curava anche i nemici

All'inizio della Prima Guerra Mondiale, la Germania invase e saccheggiò il Belgio. Ma a Bruxelles un'infermiera, Edith Cavell, curò gli ammalati senza distinzione.
Edith Cavell
Fonte: Web

Nelle fotografie d’epoca assomiglia un po’ al modo in cui si vestiva Candy Candy. Perché in quegli scatti, Edith Cavell indossa spesso l’uniforme che le infermiere utilizzarono a ridosso e durante la Prima Guerra Mondiale. Sì, perché è allora che è ambientata la storia di questa eroina, che comincia come la storia comune di qualcuno che prova a cambiare le cose, come si legge su Wikipedia.

Edith Cavell nacque nel Norfolk nel 1865. Iniziò ben presto, durante gli studi, a lavorare come governante, ma nel 1888 accadde la folgorazione: durante un viaggio in Austria iniziò ad appassionarsi di infermieristica, dopo la visita a un ospedale all’avanguardia per l’epoca. Sono gli anni d’oro di Florence Nightingale, la donna che rivoluzionò l’idea di infermieristica ed Edith Cavell ne fu una seguace, tanto che portò il suo metodo in tutti i luoghi in cui lavorò.

Non solo, fu la sua stessa idea di lavoro a essere rivoluzionaria. A quei tempi, le donne nobili o benestanti non lavoravano, perché temevano di perdere la propria condizione privilegiata. E invece Edith Cavell cambiò appunto le cose. Il lavorò fu pensato come nobilitante non solo per l’uomo ma anche per la donna e quello dell’infermiera in particolar modo, perché si trattava (e si tratta ancora) di una delle figure professionali più importanti per la salvezza di tante vite umane.

L’infermiera si spostò a Bruxelles intorno al 1890, dove rimase per cinque anni, allo scopo di imparare alla perfezione il francese. Poi tornò a Londra per affinare le sue tecniche infermieristiche in ospedale. Così nel 1897 venne mandata in trasferta con altre colleghe in un paese in cui c’era un’epidemia di febbre tifoide: su 1700 malati ne morirono solo poco più di un centinaio. Un risultato ragguardevole per l’epoca, tanto che Edith Cavell ricevette una medaglia al valore. La sua storia, da questo punto in poi, diventa una sorta di mito: l’infermiera diviene un punto di riferimento del mestiere, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Edith Cavell
Fonte: Web

All’inizio del conflitto Edith Cavell si trova infatti in Norfolk per badare al padre malato, ma decide di recarsi a Bruxelles, comprendendo di essere di primaria importanza lì. I tedeschi invadono il Belgio, infatti, proprio il giorno dopo il suo ritorno, requisendo gli ospedali e mandando via tutte le infermiere britanniche, tranne alcune, tra cui proprio Edith, che si trovò quindi di fronte al compito di curare i soldati tedeschi, i “nemici”. Ma, in quella situazione, l’infermiera dà vita, insieme ad altre persone a una rete di salvataggio per far rientrare i soldati britannici feriti in madrepatria.

Purtroppo nel 1915 viene scoperta e viene interrogata, ma si tradisce erroneamente, credendo che i tedeschi sapessero già del suo ruolo nel salvacondotto dei soldati britannici. La situazione peggiorò con il tempo: nei vari interrogatori e al processo, Edith disse sempre la verità e questo la portò direttamente al plotone d’esecuzione come traditrice il 12 ottobre 1915.

La sua morte fu ragione di commozione in tutto il mondo, tanto che dopo la fine della Prima Guerra Mondiale proliferarono le costruzioni di monumenti a lei dedicati (quello che vedete nell’immagine, per esempio, si trova a Bruxelles, la città in cui cercò di fare del bene e incontrò il martirio). Edith Cavell, però, in guerra, diventò un vero e proprio strumento di propaganda britannica, tanto che alcuni ritengono che a causa della sua esecuzione gli Stati Uniti abbiano fatto il proprio ingresso al fianco della Gran Bretagna.

Quale sia il modo in cui la sua immagine sia stata usata, quello che sappiamo dirvi per certo è che figure come quella di Edith Cavell rappresentano un vero vanto per il nostro sesso. Umanità, coscienza, consapevolezza e preparazione rendono quest’infermiera un vero e proprio simbolo per tutte le donne in tutti i tempi.

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