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Trevicia: "Sono stata costretta al matrimonio a 14 anni: non deve succedere più"

Trevicia Williams è stata costretta a sposarsi a 14 anni. Oggi, la sua testimonianza e il suo impegno hanno aiutato il governo del Texas a varare una nuova legge sui matrimoni minorili, nella speranza che altri stati prendano esempio e aboliscano per sempre questa orribile pratica.
Fonte: nbc

Avere 14 anni, desiderare di interpretare il ruolo di Annie nella commedia scolastica, uscire dalle lezioni e ritrovarsi sposata.

L’ennesima, tristissima storia che racconta di un’adolescente costretta a un matrimonio non arriva da qualche regione sperduta degli stati asiatici o africani, dove il patriarcato e il tribalismo regnano indiscussi, ma dal Texas, Stati Uniti, la patria della democrazia e dei diritti fondamentali dell’uomo. E ha per protagonista non un’adolescente figlia di immigrati musulmani, ma un’americana. Così, tanto per chiarire subito la questione ed evitare gli odiosi e facili commenti legati ad altre culture, società, per levare sin dal principio ogni possibile pregiudizio e aprire gli occhi su quella che è una realtà che, a tutt’oggi, non riguarda solo e soltanto una religione, una comunità, una cultura.

Solo nel Texas, secondo il Tahirih Justice Center, fra il 2000 e il 2014 si stima siano state 40 mila le spose bambine, mentre l’organizzazione Unchained at Last parla addirittura di 250 mila bambine o adolescenti date in sposa tra il 2000 e il 2012 in tutti gli Stati Uniti, in alcuni stati le cifre indicano un matrimonio al giorno con protagonisti una minorenne e, nella stragrande maggioranza dei casi, un uomo adulto.

Questo è ciò che è successo, il 19 ottobre del 1983, a Trevicia Williams. “Sono passata rapidamente dall’essere una studentessa a ‘Okay, oggi mi sposo’“, racconta la donna, adesso quarantasettenne, in una testimonianza raccolta anche da Cosmopolitan.

È la madre che va a prenderla da scuola, a Houston, alle tre del del pomeriggio, la fa salire in macchina e le dice: “Oggi andrai a sposarti“. Nei 45 minuti di tragitto per raggiungere il comune locale Trevicia è terrorizzata, nervosa, non sa bene cosa aspettarsi, ma non osa proferire parola.

Il suo futuro marito, Will, ha 26 anni, dodici in più di lei e, se il rapporto sessuale fuori dal matrimonio sarebbe legittimamente stato considerato stupro, per la legge americana le nozze avrebbero invece reso il tutto lecito; è il motivo principale che, a ben pensarci, sta alla base della quasi totalità dei matrimoni celebrati con delle bambine. È sempre la madre di Trevicia a firmare i documenti che autorizzano le nozze, e da quel momento inizia la nuova vita della quattordicenne, da “donna” sposata.

Il suo matrimonio è un disastro fin dal principio: Will non riesce a trovare un lavoro stabile, Trevicia oggi lo definisce come incapace di provvedere a qualsiasi bisogno della loro nuova famiglia, e inizia anche a essere violento con lei. La ragazzina prova a tornare a casa, la madre la respinge, le dice che il suo posto ora è accanto a suo marito.

C’è un primo trasferimento a Pasadena, Trevicia non vuole rinunciare allo studio, così ogni giorno percorre le 25 miglia che la separano dalla Adeline High School, ma nel 1984 rimane incinta. Non può più frequentare la scuola con i coetanei, chiede di essere accettata in un istituto per le adolescenti incinte, perché per lei l’educazione ha un ruolo troppo importante, e non vuole sacrificarlo in ragione della maternità.

Dopo la nascita di sua figlia, però, è costretta a trasferirsi di nuovo, torna a Houston con il marito e la bambina; Will viene arrestato per aggressione sessuale ai danni di una ventunenne con cui aveva iniziato una relazione clandestina. Trevicia si ritrova sola, sedicenne, con una bambina di appena un anno, e necessita di un lavoro per andare avanti. All’epoca, inoltre, doveva aspettare ancora un anno per poter divorziare dal marito, perché la legge texana (oggi cambiata, con i minori sposati che possono sempre e comunque chiedere il divorzio, in quanto considerati adulti) prevedeva che i documenti per il divorzio potessero essere compilati dai 17 anni in poi.

Trevicia con la figlia (Fonte:cosmpolitan)

L’occasione, dopo la condanna di Will, si presenta, paradossalmente, proprio in prigione, dove si assumono delle guardie carcerarie: lo stipendio è di 18 mila dollari l’anno, sufficiente per una mamma single nel 1986. Undici mesi dopo aver sostenuto il colloquio con il capitano del penitenziario, una lettera le annuncia che ha ottenuto il posto. Trevicia lavora all’unità dei condannati a morte presso il Texas Department of Criminal Justice (allora chiamato il Texas Department of Corrections) a Huntsville, in Texas, lo stesso dove anche l’ex marito sta scontando la sua pena. Mentre la moglie di un collega si prende cura della figlia, Trevicia lavora per quattro anni nel turno di notte, per ottenere la laurea in giustizia penale. Ritornata con la bambina a Houston, inizia a lavorare come assistente in uno studio legale, attorniata da avvocati, il suo sogno, ma vedere la loro vita, le lunghe ore passate in studio a lavorare, la convincono a cambiare strada, perché non vuole e non può passare così tanto tempo lontana dalla figlia. Così la donna prende un dottorato in psicologia e oggi, a 47, sostiene fortemente il progetto per rendere illegali le nozze minorili.
Proprio la sua testimonianza da sposa quattordicenne ha permesso di muovere un primo, importante passo nello stato del Texas, dove nell’aprile del 2017 il governatore Greg Abbott ha firmato un disegno di legge che vieta ai minori di 18 anni di sposarsi, salvo accettazione del giudice, e, in generale, proibisce in qualunque modo il matrimonio con ragazze e ragazzi al di sotto dei 16 anni.

Il coraggio e la decisione di Trevicia hanno messo in discussione il tema del matrimonio forzato in Texas – ha affermato il senatore texano Van Taylor, autore del disegno di legge firmato dal signor Abbott – La sua storia era parte integrante di questa importante svolta legislativa“.

Altri stati USA, dopo l’esempio texano, hanno seguito lo stesso iter per abolire il matrimonio minorile: nel giugno 2017, ad esempio, lo stato di New York ha alzato l’età per sposarsi da 14 a 17 anni, mentre altri, come il New Jersey, hanno bloccato iniziative simili, giustificando la decisione, come spiegato dal governatore Chris Christie, con il bisogno di rispettare “le culture e le tradizioni di alcune comunità di New Jersey basate sulle tradizioni religiose“.

Quello che tuttavia Trevicia invita a ricordare è che, per quanto molti matrimoni siano organizzati dagli stessi genitori, essi rappresentano comunque una violazione dei diritti dei figli, un obbligo a cui i ragazzi non possono sottrarsi.

Quando un genitore sta abusando del proprio potere e un bambino non ha voce, allora gli stati devono proteggere il bambino. L’infanzia serve per imparare a costruire il proprio carattere, in modo che i nostri figli siano preparati per l’età adulta. Non è per imparare la devozione a un uomo.

Nonostante tutto, Trevicia ha fiducia nel cambiamento, ed è sicura che presto nessuno vivrà più un’esperienza devastante come la sua.

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