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Pietro Sermonti: "Un figlio? Pare sia necessario trovare una ragazza consenziente"

La famiglia è importante per moltissime persone. Una di queste è Pietro Sermonti, che al momento è al cinema con il film "Terapia di coppia per amanti".
Pietro Sermonti
Fonte: Web

Solitamente sono le attrici, donne, a finire sulla graticola dei giornalisti per quanto riguarda il futuro di una famiglia. È un argomento che, per esempio, Jennifer Aniston conosce molto bene, dato che più volte si è ritrovata a manifestare la sua contrarietà sulle presunte gravidanze diffuse a mo’ di rumor nelle cronache rosa. Pietro Sermonti si può dire sia uno dei pochi uomini a ritrovarsi a rispondere a certe domande scottanti. Sarà per i ruoli che interpreta, che ha interpretato ultimamente al cinema e in televisione. In particolare quello con cui oggi è sul grande schermo, il protagonista maschile di “Terapia di coppia per amanti“, in cui recita accanto ad Ambra Angiolini.

In un’intervista di qualche mese fa, Pietro Sermonti ci ha scherzato su. A volte si tende a confondere i piani tra fiction e realtà quando un attore è bravo come lui. E, anche se gli piacerebbe essere padre anche fuori dallo schermo, non è semplice come porre una domanda. In tutte le relazioni ci vuole un grande impegno, che è poi il senso del suo ultimo film. Nella pellicola, Sermonti e Ambra sono sposati ma non tra loro e a un certo punto lei, per recuperare il rapporto, decide per entrambi che è ora di andare da un analista, interpretato da Sergio Rubini. Che però scopre di aver ben più problemi della coppia, tanto che avviene un rovesciamento e Sermonti si ritrova a diventare il confidente di Rubini.

L’età giusta ormai è passata – ha raccontato in un’intervista a Vanity Fair – Mi hanno spiegato che devi trovare una donna consenziente e che ci vogliono nove mesi prima che il bambino nasca. A livello teorico, sì, non voglio restare da solo per sempre e non succederà. Però non è una priorità all’ordine del giorno.

Non fatevi ingannare dalla sua sagacia, Pietro Sermonti ci tiene alla famiglia, eccome. Durante le riprese di “Tutto può succedere 2” ha anche sperimentato cosa significhi dover lasciare forzatamente la vita privata fuori dal lavoro, anche se con un grave lutto è davvero molto complicato. Pochi mesi prima, l’attore aveva perso il padre e si è trovato a sperimentare sulla propria pelle cosa significhi chiamare papà una persona che non lo è, solo per esigenze di copione. Un dolore che si rafforza, quando il genitore non c’è più: è chiaro che quando un padre è in vita dire «papà» a qualcun altro, a favore di telecamere, è semplice routine.

Sermonti ha anche raccontato che il primo giorno di riprese è sceso dalla sua casa in lacrime, dopo una notte insonne passata a pensare al padre, ad ascoltare le registrazioni in cui leggeva Dante. È entrato nella prima automobile che ha trovato sotto casa, per poi accorgersi che aveva sbagliato vettura e prendendola come una beffa del padre, che forse ha voluto farlo sorridere un po’, alleviargli quella disperazione. Naturalmente lui ci pensa ancora. Chi ha perso un genitore, a qualunque età, lo sa: la sofferenza si ripresenta ogni momento, quando meno te l’aspetti. Non fai che chiederti se c’è qualcosa che avresti voluto fare insieme a lui, qualcosa che hai tralasciato, forse giusto solo un abbraccio al momento giusto. E questo non riguarda Pietro Sermonti, ma tutti quanti, anche se l’attore ha descritto la sensazione in maniera davvero calzante.

Mi sveglio ancora tutte le notti con l’idea di volergli dire delle cose – ha spiegato in un’intervista a La Stampa – Le cose più importanti della mia vita le ho condivise con lui. E ora la più grande di tutte, cioè la sua morte, con chi la condivido? […] Mi ha dato le chiavi per uscire dalla solitudine in cui vivevo da bambino: il senso del gioco, la sostanza magica che mi ha salvato.

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