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Se anche gli amish usano l'iPhone e mangiano da McDonald's

Spesso pensiamo agli amish come a una comunità rimasta ancorata al XIX secolo, che si sposta a cavallo e lavora nei campi, ma le cose cambiano anche per loro e il richiamo o l'esigenza della modernità si fanno sentire anche lì.
Fonte: AP Photo/The Syracuse Newspapers, Michael Greenlar

Dimenticatevi cuffiette, carri trainati da cavalli e gonnelloni con grembiuli immacolati: anche gli Amish stanno dirottando verso la modernità. Non tutti, certamente, e per ragioni più di utilità commerciale che sociale, ma certo la svolta della comunità famosa per vivere ancora secondo un modello di società rurale e semplice più vicino al XIX secolo che al nostro è importante, e decisamente sorprendente.

Non stiamo parlando di qualcosa tipo Breaking Amish [show trasmesso in Italia da Real Time in cui un gruppo di giovanissimi amish veniva mandato a New York per capire come fosse la vita nella grande città, ndr.] ma di un vero e proprio avvicinamento di certi gruppi della comunità religiosa soprattutto alla tecnologia: cellulari, computer, tutti gli strumenti che, come abbiamo accennato, possono essere utili principalmente nel campo degli affari. Del resto, dato che moltissimi amish sono passati dal lavoro agricolo al commercio, avere contatti con possibili clienti del mondo “esterno” alla comunità è importantissimo affinché i guadagni siano garantiti, e per far ciò non si può prescindere dall’utilizzo degli strumenti forniti dalla tecnologia. In fondo, una discriminante rilevante per tanti è il possesso dell’oggetto rispetto al suo uso: per fare esempi concreti, non si può possedere un cellulare o un pc ma si può usare sul posto di lavoro (che spesso si trova fuori dalla comunità amish), non si può avere un’auto ma si può prendere per spostarsi, ad esempio se ci si fa accompagnare, oppure prendendo un taxi.
Altre volte, però, il confine tra ciò che non si può possedere e quel che è lecito usare non è poi così netto, se prendiamo come esempio alcune case, che non possono avere elettricità pubblica (la corrente elettrica venne bandita nel 1920 da un vescovo) ma hanno generatori e pannelli solari, oppure frigoriferi a propano e lavatrici a motore.

D’altra parte, l’accettazione della modernità non viene vista di buon occhio da tutte le comunità amish, ma dato che non esiste una chiesa centrale e sono i singoli distretti a decidere cosa resta proibito e cosa invece può essere concesso, va da sé che la discrezionalità in ogni gruppo è piuttosto ampia, così come la diversità di vedute tra le varie comunità; ogni anno tutti gli adulti, uomini e donne, discutono in presenza dei vescovi circa l’introduzione di nuove regole e votano: la proposta viene respinta se due o più persone sono contrarie, ecco perché è possibile introdurre, gradualmente, anche nuovi elementi di tecnologia.

Anche all’interno della medesima comunità, naturalmente, può capitare che ci siano contraddizioni e opposizioni, come si evince benissimo dal reportage curato da Kevin Granville e Ashley Gilbertson per il New York Times, in cui hanno raccolto molte opinioni differenti nella comunità della contea di Lancaster, in Pennsylvania.

Partiamo da un piccolo quadro generale: la comunità amish negli Stati Uniti è a dir poco nutrita, dato che, con una media di sette figli a coppia,  è cresciuta quasi del 150% in più rispetto a 25 anni fa, mentre la popolazione statunitense è rimasta intorno alla soglia del 25%; indicativamente, gli amish oggi negli USA sono circa 313 mila e, dando molta importanza al lavoro manuale, lasciano la scuola a 13 o 14 anni di età per imparare un mestiere da artigiano, o affiancare i genitori nell’attività di famiglia. Il loro rifiuto per tecnologia e modernità trova le basi soprattutto nella paura di “mescolarsi” con il mondo esterno, che potrebbe frammentare la loro comunità, molto unita; per questo motivo, ad esempio, è vietato loro tenere un telefono in casa, perché questo potrebbe “impigrire” le persone e indurle a smettere di far visita a parenti o amici, preferendo telefonare. La televisione, invece, introdurrebbe elementi ritenuti malvagi e poco educativi per i ragazzi, soprattutto alla luce del contrasto con la dottrina che viene loro insegnata.

Eppure, lo abbiamo detto, in alcuni gruppi ci sono state notevoli aperture verso l’uso di computer e telefoni cellulari, perché, come spiega John, un amish della comunità di Lancaster intervistato da Granville e Gilbertson, “… per fare affari hai bisogno di un computer, o di accedere a uno e allora il telefono entra in casa. Come fai a tenere tutto in equilibrio?“. Lui, ad esempio, lavora agli Amish Country Gazebos di Lancaster, una delle maggiori aziende di gazebo e pergolati degli Stati Uniti, gestita proprio da amish, e usa una sega motorizzata al posto di quella tradizionale.

Naturalmente, la paura più grande legata alla diffusione di computer e cellulari nella vita amish non è diversa da quella di moltissimi altri genitori, ovvero che i ragazzi possano fare un uso sbagliato e pericoloso di Internet: pornografia, conoscenze “esterne” che possono rivelarsi rischiose, i timori sono, fondamentalmente, quelli di qualunque mamma o papà anche fuori dal mondo amish. Con l’aggravante, nel caso degli adolescenti amish, di essere “condotti fuori dalla chiesa e nel mondo“, dice John. Gli amish più tradizionali sono preoccupati dalle possibilità che Internet potrebbe mettere a disposizione dei più giovani, compreso l’imparare a esprimersi più sinceramente nel mondo digitale che in pubblico, cosa che potrebbe indurli a volersi mettere in contatto con “nuovi mondi”; con il risultato, sostengono i più critici, di rappresentare una minaccia ai valori della comunità e alla sua unione. Erik Wesner, che gestisce il blog Amish America, spiega che “vivere alla maniera amish significa riconoscere il valore dei limiti condivisi, e lo spirito di internet è spezzare l’idea di limite. […] Un cellulare e un paio di cuffie bastano per isolarti nel tuo mondo, allontanandoti dal resto della società. In un certo senso, è qualcosa di profondamente anti-amish“.

Un ragazzo amish alle prese con un cellulare (Fonte: New York Times)

Ma Marilyn, che di anni ne ha 18, spiega che è necessario solo un briciolo di equilibrio, e che “non possiamo vivere come facevano 50 anni fa, sono cambiate troppe cose. Non si può pensare che resti tutto uguale. Ci piace il nostro modo di vivere, ma qualche cambiamento non fa male a nessuno“.

E i cambiamenti, che piacciano o no, potrebbero essere sempre più consistenti, non solo perché cresce il numero di giovani che vota alle assemblee, ma anche perché sono gli affari a imporre necessariamente un ripensamento delle abitudini. Moses Smucker, ad esempio, ha aperto un negozio di alimentari e sandwich al Reading Terminal Market di Philadelphia, che rivende sia prodotti esotici che quelli dei contadini locali e per sei giorni a settimana si sposta dalla sua comunità a Lancaster verso Philadelphia. Per ragioni economiche, Moses ha dovuto imparare ad accettare i pagamenti con il bancomat e si è fatto persino un profilo su Yelp, un sito di recensioni. “Quando si tratta di affari devi fare quel che è necessario per restare nel giro – spiega – e le persone stanno iniziando a capirlo. Philadelphia è un posto davvero frenetico. Poi torno a casa, dove posso andare a cavallo. Mi piacciono i cavalli, ad alcuni non piacciono, ma a me sì. Fanno rallentare tutto“.

Un venditore amish (Fonte: Mario Tama/Getty Images)

E in effetti, nella sola zona di Lancaster gli uomini d’affari amish sarebbero circa 2000, alcuni anche proprietari di aziende multimilionarie; businessmen cresciuti con la mentalità imprenditoriale, tramandata dalla famiglia, in una comunità che pure vive secondo i crismi dell’abnegazione e della modestia.

I critici, come il falegname Levi, pensano che “più la gente fa affidamento sulla tecnologia, più si vuole sedere a una scrivania. Ma non puoi costruire una casa stando seduto dietro a una scrivania“. La sua preoccupazione più grande? “Il nostro futuro, che i nostri bambini perdano l’etica del lavoro“. Ma gli amish più conservatori sembrano destinati a diventare un’esigua minoranza nella comunit, almeno in una buona parte di essa, perché sembra proprio che, nelle tasche dei gonnelloni femminili o dei pantaloni tenuti su dalle bretelle degli uomini, ci sia sempre più spazio per i cellulari.

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