Quei commenti delle donne che odiano le donne più dello stupro - Roba da Donne

Pensi non esista una donna che odia più un altro tipo di donna dello stupro. E invece sì. Esiste, anzi esistono. Perché sono tante.
Sono quelle che, quando una ragazzina o una donna viene stuprata, “se l’è andata a cercare”, dicono, per gli shorts corti e l’atteggiamento sfrontato e ammiccante che le hanno visto tenere al bar del paese o su Facebook.

Loro ti diranno che non è vero, che hai frainteso quello che hanno detto, ti parleranno di decoro, rispetto per se stesse, senza averne per le altre che loro hanno già etichettato. Ti diranno che non giustificano lo stupro, ma se vai in giro vestita in un certo modo è perché vuoi lanciare un certo messaggio, si sa che gli uomini diventano animali se gli sbatti in faccia le tette.
Ti diranno che non giustificano la violenza sulle donne ma… Appunto, c’è sempre un ma.

Pensi che siano casi isolati, che non appartengono alla tua cerchia di amici reali e virtuali, che non abbiamo figlie femmine o speri non si occupino almeno dell’educazione di futuri uomini.
Non hanno nulla a che fare con te. Pensi.

E allora facciamo un gioco. Nei giorni scorsi abbiamo postato questa vignetta, realizzata dalla nostra illustratrice Maria Piera Maciocco.
Ne abbiamo parlato a lungo in redazione e il messaggio era e resta chiaro: la violenza sulle donne è inaccettabile, non si giustifica mai, in nessun caso. Senza eccezioni. Come lo rappresentiamo questo concetto universalmente vero e incontestabile come il fatto che la terra è rotonda, il fuoco scotta e che se ti tagli uscirà sangue?

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Ma veniamo al “gioco”.
Questi sono purtroppo solo alcuni dei commenti che l’illustrazione ha suscitato. Alcuni sono scritti da donne, altri da uomini. Chi saprebbe dire di chi sono gli uni e gli altri?

La soluzione è presto detta. Sono tutti commenti di donne tranne uno, per la cronaca quello che dice che l’abito fa il monaco.

E tu che pensavi che lo stupro fosse il crimine degli uomini che odiano le donne, il frutto di una cultura primitiva in cui la donna è l’appendice dell’uomo, oggetto non degno di rispetto del suo incontrastato potere.
E invece ecco le donne che odiano le donne più dello stupro. Alcune hanno la foto di profilo con i figli, altre nella foto profilo hanno un’immagine dove la scollatura o l’ammiccamento alla camera che si sono concesse deve evidentemente rientrare in un limite consentito dal buon gusto secondo un metro di misura universale che a te non è dato sapere, altre condividono meme con frasi di pace e fratellanza e sostengono le cause più svariate e nobili.

Non giustificano la violenza, MA…

Chissà perché non dicono che se uno indossa un completo di Armani, scende da una Porsche e lo derubano se lo è andato a cercare.
Se fossi un uomo – magari il marito, il compagno, il figlio o il fratello di una di loro – ti incazzeresti parecchio nel contemplare l’idea di te ridotto a un’ameba priva di volontà in balia del testosterone, mosso dal solo impulso di compiacere il cervello fallico che dimora in mezzo alle tue gambe e garantire così la sopravvivenza della specie.
E da donna, cosa fai? Sei schifata, indignata, spaventata da tutto questo: non è possibile, non oggi, queste parole appartengono a un passato spazzato via da secoli di Illuminismo, progressi, conquiste civili. Provi a capire.

Pensi che magari è sempre quella storia della competizione femminile e dell’invidia. Meschina, furibonda gelosia che identifica nella categoria della donna-zoccola la rivale antica di ogni ragazza che si è vista portare via almeno una volta il proprio amore dalla compagna di classe che aveva magari meno argomenti, ma la chiappa più soda e i modi più disinibiti. Ma non basta.
Provi a dirti che forse volevano solo dire che una donna è molto più del suo culo, delle sue tette, del sogno di fare la velina e della bocca pronunciata per il selfie più sensuale.
Ma non hanno detto solo questo e comunque cosa c’entra questo con lo stupro?

Le donne che odiano le donne sono quelle che di fronte a questa immagine perdono di vista la questione più importante: la condanna, ferma, irremovibile, senza possibili attenuanti della violenza sulle donne. Punto.
Ché altri sono i luoghi, i tempi e i modi di parlare del fatto che la ricerca della bellezza di una donna non è mai nella mercificazione di un corpo o nell’adeguamento a stereotipi maschilisti più o meno inconsapevolmente subiti per la voglia di piacere.

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Le donne che odiano le donne sono quelle che se una prostituta viene violentata non è grave: del resto è una zoccola, una che è abituata al mestiere; sono quelle che condannano lo stupro, solo se ai danni di una donna che per età, abbigliamento e non eccessiva avvenenza dimostri di essere vittima; o lo condannano sempre, a parole, facendo seguire poi la lista dei ma e delle attenuanti.

Finché noi donne non avremo capito che puttane, spose, caste, sensuali o qualsiasi altra cosa la violenza è inaccettabile, lo stupro sarà una questione meno grave dei centimetri della nostra minigonna e il mondo un posto pericoloso.
E non solo per colpa degli uomini.

Articolo originale pubblicato il 31 Agosto 2017

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