L'amore contro ogni pregiudizio: il primo matrimonio gay per un uomo musulmano | Roba da Donne

Si è celebrato a Walsall, nelle Midlands Occidentali, con i colori degli abiti tradizionali e i tatuaggi all’henné sulle mani, nel pieno rispetto delle usanze. Parliamo di un matrimonio fra persone dello stesso sesso, e questa non sarebbe una novità, dato che nel Regno Unito le unioni omosessuali sono  pienamente approvate dal 2013 con legge del Parlamento, ma l’aspetto nuovo della storia di Sean e Jahed, i due protagonisti, è che si tratta della prima volta in cui uno dei due è musulmano.

Jahed Choudhury e Sean Rogan si sono detti finalmente sì dopo due anni di fidanzamento e di convivenza, ma, soprattutto, dopo che la vita, per Jahed, gay e musulmano, aveva riservato solo amarezze e difficoltà. Oggetto dei bulli fin da piccolo, il giovane è persino stato mandato in pellegrinaggio prima Arabia Saudita, poi in altri siti religiosi del Bangladesh, affinché riuscisse a cambiare il proprio orientamento sessuale, che naturalmente, per la comunità islamica presente in Inghilterra, è ancora considerato innaturale e patologico. È stato persino costretto a sottoporsi a delle terapie, a cambiare amicizie, ad avere una ragazza, ma questo, come racconta lui stesso, non ha fatto altro che peggiorare le cose, tanto che, dopo essere stato ostracizzato dalla Moschea che aveva frequentato per 15 anni, chiamato “harum” (maiale, una delle peggiori offese per gli islamici) e fisicamente aggredito da altri musulmani, ha tentato di togliersi la vita.

Fonte: CATERS

Proprio in quell’occasione terribile, tuttavia, la sua vita è cambiata: Sean lo ha trovato mentre piangeva su una panchina a Darlaston proprio in Inghilterra, si sono conosciuti, e da quel momento è iniziata la loro storia d’amore, culminata nel matrimonio, celebrato con i tipici abiti da cerimonia bangladesi, nel pieno rispetto della tradizione musulmana. A chiedere la mano al partner è stato proprio Jahed, durante la festa di compleanno di Sean. E pazienza se la famiglia del ventiquattrenne originario del Bangladesh non ha voluto partecipare alla festa, il ragazzo è ben consapevole del fatto di rappresentare un “disonore” per i genitori, i tre fratelli, e per l’intera comunità musulmana, come ha raccontato a Express and Star:

Sono sempre stato la pecora nera. La mia famiglia non è voluta venire, è troppo imbarazzante per loro, pensano che sia una malattia che può essere curata, alcuni membri della mia famiglia pensano sia solo una fase.

Il Consiglio musulmano britannico, che rappresenta più di 500 organizzazioni islamiche e moschee, continua a opporsi alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali, così come la Chiesa d’Inghilterra. Ma Sean e Jahed vogliono mostrare che l’omosessualità non è un reato, e non è sbagliata. Non c’è nulla di vergognoso o di imbarazzante, semmai a essere vergognoso è il senso di pregiudizio ancora fortemente radicato non solo nella comunità islamica, ma anche al di fuori di essa, persino laddove, almeno a parole, vengono insegnati i principi morali di tolleranza e rispetto come base della convivenza serena.

Voglio dire a tutte le persone che stanno vivendo la stessa cosa che andrà tutto bene, faremo vedere a tutto il mondo che puoi essere gay e musulmano.

Ha dichiarato Jahed. E in questo trova l’appoggio incondizionato del neo marito Sean:

Essere gay non è sbagliato, non è una fase. La gente ha bisogno di un po’ di sostegno.

Dopo l’esempio dato con le loro nozze, adesso per la coppia è però arrivato il momento di pensare solo alla luna di miele, che li porterà in Spagna per una settimana. Al loro rientro, le cose certamente non saranno cambiate, ma per loro inizierà comunque una nuova vita, da sposati, da persone che si amano e che vogliono crescere e avere una famiglia insieme. Che, dopo tutto, dovrebbe restare sempre e comunque la cosa più importante.

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