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Tatuatore Regala Un Tatuaggio Nuovo Ogni Venerdì ad Una Cliente Con La Sindrome di Down

Una storia dolcissima, vera, che distrugge ogni pregiudizio. Jason e Suzie amici per sempre, con una passione in comune per i tatuaggi.
(foot: Web)

Una storia bellissima, molto meglio di qualsiasi “pubblicità progresso” perchè vera, reale, empatica.

Molte persone ancora oggi, purtroppo, si fermano all’aspetto estetico per giudicare, e chi ha tatuaggi, soprattutto se colorati e vistosi, oppure piercing, viene immediatamente etichettato.

Cose da non credere, eppure è così.

Dietro ad una facciata “ribelle” però, possono celarsi le persone più meravigliose che abbiate mai conosciuto.
Prendiamo ad esempio Jason Ward e la sua storia che ha commosso mezzo mondo.
Jason è un tatuatore della Nuova Zelanda, del Muscle and Ink tattoo, che ha un appuntamento settimanale con Suzie, una donna affetta dalla sindrome di Down, che un giorno è entrata in studio “pretendendo” un  tribale sul braccio.
Ovviamente Jason ha deciso di utilizzare tatuaggi stickers per Suzie, ma ogni venerdì, si tiene un buco di un paio di ore nell’agenda degli appuntamenti per farla contenta e, ovviamente, tutto a titolo gratuito.

Il sorriso della donna ripaga ogni cosa.

Una loro fotografia ha però qualcosa in più: sono entrambe due persone discriminate, per motivi diversi, ma ogni venerdì trovano un po’ di tempo per loro, per esprimere se stessi.

Jason racconta:

“Come potevo contraddirla?! La prima volta che Suzie è entrata nel mio studio 3 mesi fa, si è avvicinata alla scrivania, ha posato un disegno e ha urlato “Mettimelo sul braccio”. Non potevo rischiare che entrasse in un altro negozio e la imbrogliassero, chiedendo soldi o facendole reali tatuaggi permanenti. Ho agito come se fosse un membro della mia famiglia.”

Suzie ama prevalentemente tatuaggi Maori ma ogni tanto lascia fare a Jason e alla sua fantasia, dice che è bravo e bellissimo.
Una storia che scalda i cuori e abbatte qualsiasi stupida barriera immaginaria.

 

(foto: Web)
(foto: Web)
(foto: Web)
(foto: Web)