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Troppe Richieste di Soppressioni Di Animali: Il Veterinario Sbotta "Avete Rotto"

Succede nel milanese. Un veterinario, stanco delle continue richieste di eutanasia verso animali non gravemente malati, ha deciso di ribellarsi.
(foto: TgCom)

Milano – Un cartello esplicito, lasciato fuori dall’ambulatorio da un veterinario, stanco delle diverse richieste di eutanasia nei confronti di animali domestici.

(foto: TgCom)

“Mi sono rotto i coglioni di chi chiede l’eutanasia per il proprio animale domestico!”

Perchè, purtroppo, Alessio Giordana, il firmatario di questo foglio, ogni giorno deve affrontare richieste di soppressione anche quando l’animale non è gravemente ammalato o incurabile.
Per Giordana, la causa principale di queste assurde richieste è l’idiozia di molte persone che sono ancora convinte che l’animale sia una proprietà e non una creatura.

Se da una parte aumentano i vegetariani e vegani, se gli animali, che siano essi cani, gatti, coniglietti, cavalli e via dicendo sembrano essere al centro della società moderna, dall’altro persistono gli abbandoni, e non solo in estate, perché l’animale domestico diventa un impedimento a week-end fuori porta, perchè ci si è stufati, perchè più impegnativo di quel che si pensava.

E molte, troppe, persone purtroppo sono disposte a pagare per l’eutanasia del proprio animale anche quando perfettamente sano.
Alessio Giordana non ci sta, e ha voluto ricordare come la pensa, a modo suo. Un cartello un po’ colorito forse, ma molto efficace, appeso accanto ad un altro un po’ più ufficiale dove rammenta come solo lui possa decidere se e quando ci sono gli estremi per sopprimere un animale.

Il suo cartello ha suscitato un gran movimento sui social.

“Miracoli dei social network: pensare che quando scrivo un lavoro scientifico, non se lo fila nessuno. Non so se ho fatto bene a metterlo, non piacerà all’Ordine dei Veterinari, ma non ce la facevo più: quel giorno non avevo ancora aperto l’ambulatorio e avevo già due richieste di soppressione. Entrambe del tutto pretestuose”

racconta il medico a TgCom.

Prendono il cane o il gatto e poi si accorgono che non è una passeggiata o tutto zucchero, mantenerlo e accudirlo può essere una gran rottura di scatole. E allora se ne vogliono liberare, magari perché morde le gambe del tavolo, perché graffia il parquet, perché non sanno dove tenerlo nei week end.”

Spesso gli animali domestici si cercano per avere delle gratificazioni personali, ma sfugge il concetto che l’amico a 4zampe sia un essere indipendente dal padrone, con una propria identità.

Secondo il medico esiste quindi troppa identificazione tra padrone e animale, e lo spiega attraverso un esempio pratico:

“Accade che una signora mi porta il gatto e le dico: “Intende farlo accoppiare o lo sterilizziamo?” e lei mi risponde: “Io fossi al posto suo non vorrei essere sterilizzata”. Ecco, come spiegare questa persona la differenza tra una società civile fondata sui concetti di identità sessuale, famiglia e procreazione e una società animale dove è l’istinto a prevalere? La gatta non decide di accoppiarsi: la gatta va in calore. Poi i maschi si azzuffano, il più forte vince, la possiede e se ne va. E no, dopo il sesso non manda il messaggino su WhatsApp con un selfie oppure chiedendo il giorno dopo come stia la sua compagna. La gatta resta incinta, non può più cacciare, farà cinque o sei cuccioli ai quali dovrà badare finché un giorno, dopo qualche mese, prenderanno la strada e se ne andranno senza un grazie. Cosa ha deciso in tutto questo? Niente, perché questa è la natura. Animale, non umana.

Spesso le vere bestie siamo proprio noi.