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Roba da donne incontra le finaliste di Shecandj: Claudia Giannettino dj

La redazione di Roba da Donne è entrata nel backstage del concorso di EMI Music dedicato alle dj donna: ci siamo fatte raccontare qualche dettaglio della vita personale delle finaliste, scopriteli con noi!
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Ciao, io sono Claudia Giannettino e lavoro nell’ambito della musica da circa undici anni. Diciamo che è iniziato tutto molto presto, da piccola andavo in discoteca il pomeriggio a undici – dodici anni e mi ricordo che invece di stare con le mie amichette a ballare e divertirmi mi mettevo a fianco della consolle a vedere cosa faceva il dj, e da lì ho capito che era una cosa che mi piaceva tanto e avrei voluto farlo anch’io.

C’è da dire che per una donna è molto difficile arrivare a certi livelli in questo campo perché questo lavoro nasce per un uomo e soprattutto ultimamente ci sono molte modelle o donne non professioniste che si mettono a fare le dj e sminuiscono la figura della donna dj preparata e in grado di fare i passaggi a tempo.

RDD: a parità di preparazione, quali sono i punti di forza dell’essere donna?

Io vedo tanti uomini dj che purtroppo non sanno stabilire un “rapporto” con la pista, ovvero tanti uomini che stanno lì con le mani sul mixer e gli occhi bassi che guardano la consolle, e invece vedo tante donne dj (io sono una di queste) che tendono a instaurare un rapporto con il pubblico, guardano la gente e fanno dei gesti al pubblico per animare di più la serata. Per cui una donna sicuramente riesce a coinvolgere di più il pubblico rispetto a un uomo, o comunque ha più voglia di trascinare a sé il pubblico. E poi vuoi mettere vedere una donna dietro alla consolle e vedere un uomo..!

RDD: quindi secondo te quanto contano, oltre alla tecnica, il look, la gestualità e la sensibilità femminile in un contesto di questo tipo?

Una bella donna, ben truccata, con un look giusto.. sicuramente è importante. Un tempo un dj che mi aiutò a capire meglio i primi passi del mio percorso mi disse “Ricordati che fai spettacolo”, per cui non andrei mai (questo discorso ovviamente vale per me, ognuna è diversa) a una serata con delle scarpe da tennis, un cappellino alle serate, ho sempre un mio modo e un mio stile, colori forti, trucchi forti, le ciglia finte. Se mi vedi di giorno sono in jeans, scarpe da ginnastica e magliettone, ma quando ho un evento mi trasformo perché è giusto che, oltre alla musica e alla tecnica, venga data anche un’immagine.

RDD: ci sono alcuni artisti a cui t’ispiri e con i quali ti piacerebbe suonare?

Anche se non fa parte del mio stile musicale amo tantissimo Vega che fa un genere molto lontano dal mio, perché io faccio tech house ed elettronica. Però amo molto la sua musica e lo stile, poi ho sentito molto un dj set di sua moglie ultimamente e mi è piaciuto molto. Un’altra artista che non fa parte del mondo del djing ma ci è entrata ultimamente è Skin (la cantante degli Skunk Anansie, NdR) che è un’artista completa, fa un dj set pulito e poi prende il microfono e ci canta sopra e dal punto di vista dell’immagine è molto forte.

RDD: hai un rito o un portafortuna sempre presente prima di una serata?

Non ho riti ma prima di una serata mi prendo sempre qualche minuto per concentrarmi.

RDD: la tua emozione più grande legata alla musica?

Risale a qualche anno fa, avevo deciso di smettere di suonare e una persona a me molto vicina, un dj, mi diceva sempre “Beh, quando io smetto di suonare tu devi ricominciare perché devi prendere il mio posto”. Questa persona poi è venuta a mancare e la prima sera che io ho rimesso i dischi è stato in un evento dedicato a lui, questa sicuramente è stata l’emozione più forte.

RDD: c’è un club nel quale sogni di poter suonare un giorno?

Magari lo Space o l’Amnesia a Ibiza. Sicuramente i locali all’estero mi attirano molto.

 

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