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Camila Raznovich: "Il coraggio di fare quello che è giusto per se stesse"

Prima veejay, poi attrice, scrittrice e conduttrice: Camila Raznovich, figlia dei fiori nell'anima, tra l'amore per i viaggi e l'augurio per le sue bambine: "Siate sempre voi stesse e libere di scegliere".
Fonte: web

Se si provasse a immaginare la versione contemporanea della figlia dei fiori, della donna indipendente, viaggiatrice, amante della spiritualità e dall’animo cosmopolita, Camila Raznovich sarebbe decisamente la sua incarnazione perfetta; del resto, già ricostruire la storia della sua famiglia è un po’ imbattersi in un affascinante meltin pot di culture e situazioni storiche: padre argentino di origini russo-ebraiche, mamma italiana, di Prato per l’esattezza, i suoi si sono sposati proprio nella terra di papà, salvo fuggire dal paese a causa del golpe e della conseguente dittatura instaurata da Videla; con loro, Camila ha vissuto fino all’età di 10 anni in diversi ashram in India, dato che mamma e papà erano seguaci del guru Osho – e forse questo l’ha avvicinata da subito al mondo della spiritualità e della meditazione che da adulta l’hanno appassionata. Anche dopo il rientro in Italia, comunque Camila non si è fermata a lungo, ha passato diversi anni a New York, dove ha sposato un ragazzo australiano dal quale si è separata nel 2001 per tornare nel paese natale, per sfondare come una delle prime veejay di MTV, conducendo trasmissioni diventate veri e propri cult come Hitlist Italia, Select, MTV on the beach, e Loveline, una delle prime a sdoganare definitivamente il sesso in televisione, parlando di argomenti inerenti la sessualità con i giovanissimi che si approcciavano per le prime volte a quel mondo.

Oggi, quel suo amore sconfinato per la scoperta e i viaggi  può ritrovarlo nella conduzione di Alle falde del Kilimangiaro, di cui è al timone da 3 anni, e per questo si definisce fortunata, come spiega in un’intervista per Repubblica: “Sono ambiziosa e lo dichiaro, ho lavorato tanto e sono una privilegiata, ho fatto delle mie passioni il mio lavoro“. Mica roba da poco. Camila, però, non si è mai adagiata sugli allori, limitandosi a rimanere nel mondo che più le piace, ha studiato, si è messa alla prova, come tutte le persone intelligenti sono capaci di fare, ha sperimentato la carriera di attrice, nel film Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi, e anche quella di scrittrice: tre, finora, le fatiche letterarie della Raznovich, l’ultima, Lo spazio tra le nuvole – Il viaggio come cura, edito da Mondadori (disponibile su Amazon), racconta, guarda caso, dei viaggi che hanno segnato la sua vita, dal primo, da sola, a 16 anni, fino a quello in Thailandia con le sue bambine, Viola e Sole, a cui ha cercato di trasmettere lo stesso spirito curioso e avventuroso. Del resto, Camila non nega che usare carta e penna per descrivere le proprie sensazioni, le emozioni e i pensieri difficilmente esprimibili a parole le sia sempre piaciuto: “è un modo per mettere ordine nella propria vita e di esprimersi liberamente. Ho sempre tenuto diari e ho scoperto che è terapeutico” dice.

Della celebrità raggiunta poco più che adolescente, invece, Camila ha un ricordo agrodolce: “A vent’anni ho vissuto i tempi d’oro dello star system televisivo. Ero giovanissima e incontravo i divi. Quando ero più ragazzina il mio ego era molto pompato, il successo ti toglie dal tuo centro, guadagni un sacco, hai l’autista, vai a cena con Robbie Williams. Il primo anno sì, diciamo che avevo un rapporto di autocelebrazione, l’ego ipertrofico. Oggi no, devi trovare un tuo equilibrio per mantenere la media, ho avuto una famiglia e gli strumenti per capire che non era la mia vita: non sono quello che faccio. Non ho fatto molta fatica a tornare in me“.

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Un’ambiziosa e brillante donna in carriera con i piedi saldamente piantati a terra e la testa fra le nuvole, o meglio, costantemente in moto e divisa fra il viaggio appena fatto e l’organizzazione del prossimo. Perché ferma, Camila, proprio non ci sa stare.  Le uniche capaci di riuscirci, lo abbiamo detto, solo Viola e Sole, otto e cinque anni, avute dall’ex compagno, l’architetto Eugenio Campari: loro due sono i suoi punti di riferimento, a cui spera di trasmettere le stesse passioni, ma anche delle consapevolezze molto importanti su se stesse come future donne. “Hanno viaggiato mezzo mondo con me, mi sono separata un anno fa dal loro padre, una separazione fatta con amore e armonia: questi sono i valori per me. Non ci sono drammi nella vita se anche la fine di un rapporto viene gestita bene – dice – spero di tirare su due donne in gamba, libere. Ci sto lavorando da quando sono nate, vorrei che fossero soddisfatte.

Con tutti i miei limiti e gli errori che posso aver fatto, mi auguro che le bambine prendano il coraggio di fare quello che è giusto per se stesse. Che siano sempre libere di scegliere.

È, in realtà, un augurio generale quello di Camila, rivolto a tutte le bambine future donne, ma soprattutto ai loro genitori, che dovrebbero fornire loro i giusti mezzi per imparare a crescere secondo la propria volontà, lontane da stereotipi culturali di qualunque genere: “Dovremmo smetterla, da madri, di avvilire la loro intelligenza, regalandogli asse e ferro da stiro in miniatura, bambole con cui giocare a fare già le mamme/casalinghe – dice a Vanity Fairlasciamole essere piccole, finché non crescono“.

Di certo, immaginare la vita senza le sue piccole sarebbe stato molto più duro, e Camila non nega che “Senza di loro, sono convinta che mi sarei avvicinata ai cinquant’anni in modo molto più triste, smettendo di farmi quelle domande essenziali a cui loro invece mi costringono“. Domande, dice, del tono “che cos’è Dio”, oppure “cosa c’è dopo la morte”, le tipiche curiosità infantili a cui nemmeno gli adulti possono in realtà dare risposte.

Camila, però, la risposte alle sue, di domande, l’ha trovata in loro, nei sorrisi e nei volti delle sue bambine, cui cercherà di trasmettere lo stesso spirito libero, intraprendente e magicamente naif che l’ha trasformata da ingenua ragazzina alle prese con un successo più grande di lei, fin nella splendida donna che non ha mai perso il suo spirito hippy.