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"Lui, il grande fotografo, che mi fotografava bambina e mi stuprava"

Flavie Flament è oggi una giornalista, volto noto della tv francese. Il suo libro, "La consolation", ha denunciato gli stupri subiti dal famoso fotografo David Hamilton che l'ha ritratta quando era ancora bambina. Ma, proprio quando la cosa stava iniziando ad avere risalto mediatico, l'artista si è ucciso.

Una madre porta sua figlia da un famoso fotografo, un artista di mezza età. Lui apre la porta, è nudo, vestito della sola macchina fotografica. La figlia, tredici anni appena compiuti, entra da sola. La porta si chiude.

Probabilmente conoscete tutte le immagini di David Hamilton. Negli anni Settanta era uno dei più famosi fotografi al mondo; sicuramente il più acclamato, ritenuto da tutti un maestro. A novembre è morto suicida nel suo appartamento di Parigi: su di lui pendeva da qualche tempo la pesante accusa della pedofilia. A denunciarlo è stata Flavie Flament, una sua ex modella, oggi giornalista quarantaduenne. Vuole giustizia, ma l’accusa sarebbe caduta in prescrizione.

Chi era David Hamilton

David Hamilton con una modella. Fonte: Getty Images

Facciamo un passo indietro. Negli anni Sessanta e Settanta David Hamilton era all’apice della sua carriera. Scattava immagini impalpabili, sensuali e leggiadre di donne giovani. Spesso troppo giovani, in un’età ancora a cavallo tra l’infanzia e la pubertà: erano ragazze meravigliose, ma con il corpo ancora acerbo. Delle Lolite, e infatti Hamilton amava paragonarsi a Vladimir Nabokov: «Solo io, lui e il pittore Balthus abbiamo indagato la bellezza e l’innocenza delle giovani donne», amava ripetere.

I suoi scatti sono sempre stati considerati bellissimi, all’unanimità. Forse, all’epoca, il dibattito sulla pedofilia era meno acceso. Forse l’arte innegabile di quelle foto giustificava l’età troppo giovane di quelle ragazze, ritratte in pose lascive ma eteree, vestite di veli sottili e con i fiori tra i capelli, immortalate mentre esploravano il proprio corpo o giacevano su un letto in disordine. Fatto sta che David Hamilton era richiestissimo, considerato da tutti un genio. Le sue mostre facevano il pienone, i suoi ritratti erano ovunque. Cosa succedesse quando rimaneva solo con le sue modelle bambine, però, non era oggetto di dibattiti.

Cos’è successo a Flavie Flament

Flavie ritratta da David Hamilton. Fonte: Web

Oggi Flavie Flament è una giornalista, un volto noto della tv francese. A tredici anni fu ritratta da David Hamilton in una foto poi diventata famosa. Quello che è emerso solo pochi mesi fa è che Hamilton, stando alla sua accusa, violentava regolarmente le sue modelle ancora bambine. «Non erano mai modelle professioniste – racconta a Vanity Fair Flavie – le trovava sulle spiagge per nudisti, ed erano sempre accompagnate dalle madri».

Anche lei era con sua madre, quando tutto è successo: è stata proprio lei ad accompagnarla a casa di Hamilton, più di una volta. Le accuse di Flavie verso la madre sono gravissime. «Lui veniva ad aprirci la porta completamente nudo, con la macchina fotografica a tracolla. Uno spettacolo che avrebbe fatto inorridire qualsiasi madre responsabile. E lei, invece, mi lasciava da sola con lui. Le famiglie sono parte integrante del meccanismo perverso della pedofilia». La madre di Flavie ha negato tutto, dichiarando pubblicamente che sua figlia è malata e dovrebbe “farsi curare”.

L’iter, dice Flavie, era sempre lo stesso: le madri accompagnavano le figlie a casa del fotografo e andavano via, lasciandole da sole con lui. Hamilton allestiva il set, le fotografava, e poi – spesso – le violentava. «Oltretutto guadagnava sulla nostra pelle. Ci rubava la vita e l’innocenza, e poi esponeva le foto in mostre frequentatissime, vendeva calendari, magliette e cartoline con la nostra faccia e il corpo di noi bambine violentate».

Alcuni ritratti di David Hamilton. Fonte: Web

Qualche denuncia c’è stata nel corso degli anni (l’ultima risale a pochi anni fa) ma nessuna aveva mai danneggiato seriamente il fotografo. Finché Flavie non si è finalmente decisa ad andare dal suo avvocato. Lì, la doccia fredda: erano già passati trent’anni e l’accusa cadeva automaticamente in prescrizione.

Il libro, il tam tam mediatico, le denunce

Flavie Flament oggi. Fonte: Web

La giornalista racconta di essersi sentita crollare il mondo addosso. Ma poi ha preso la decisione di scrivere un libro. “La consolation”, uscito poco tempo fa, che ha avuto una grande risonanza mediatica: Flavie è un personaggio famoso, le sue parole hanno una credibilità che le altre vittime, prima di allora, non avevano mai avuto. In copertina c’è proprio il ritratto scattato da David Hamilton. E nel libro c’è tutto: i fatti, la descrizione dell’accaduto, le accuse. Hamilton, che in quei giorni era ancora vivo, si è sempre difeso negando tutto.

Alcuni colleghi di Flavie hanno appoggiato la sua causa, parlandone pubblicamente e aumentando il tam tam mediatico. Proprio ciò che voleva lei: non poteva più denunciarlo, ma poteva sempre far scoppiare uno scandalo. Il suo gesto ha dato coraggio ad altre. Piano piano altre ex modelle hanno iniziato ad uscire allo scoperto, indebolendo la difesa del fotografo. «Mi rivedo con in mano il libro fresco di stampa. Pensavo che la mia vita sarebbe cambiata: finalmente ero riuscita a parlare». Ma a novembre, all’età di 79 anni, il fotografo si è suicidato, confermando per molti le accuse di pedofilia.

Flavie l’ha vissuto come un ultimo atto di vigliaccheria. «Eravamo sicure di averlo incastrato. Il suo suicidio ci ha colte di sorpresa. E invece avremmo dovuto aspettarcelo: il pedofilo vuole avere il controllo sulle sue prede fino alla fine. L’idea di chiederci perdono era impensabile, meglio la morte». Oggi Flavie si sta comunque battendo per avere giustizia, aiutata dal Ministro dei Diritti delle donne Laurence Rossignol. La giornalista ha ottenuto di poter riunire una commissione che rivedrà la legge sulle proscrizioni, perché fatti del genere non accadano più.

Le foto di Hamilton sono arte o pedofilia?

Alcuni ritratti di David Hamilton. Fonte: Web

L’opinione pubblica è molto cauta (e a ragione) su questo punto. La vita privata di un artista, per quanto terribile, può incidere sul giudizio della sua arte? Cosa è più giusto fare: continuare a riconoscere la qualità artistica di quei ritratti, o boicottarli del tutto?

La questione è incredibilmente delicata; tanto più che non c’è mai stato un processo e che non si saprà mai con assoluta certezza cosa sia successo in quella casa. Possiamo solo augurarci che, in tempi come i nostri, simili cose non debbano mai accadere. La stessa cosa che spera Flavie, che al suo libro ha apposto questa dedica: «’La consolation’ è un libro dedicato a tutti i bambini ridotti al silenzio, a cui la memoria e le parole sono tornate troppo tardi».