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La vera storia del carcere di Piper Kerman, che ha scritto Orange is the New Black

Piper Kerman, autrice del libro che ha ispirato la famosa serie tv, ha raccontato la sua esperienza diretta in carcere, dove era finita per riciclaggio di denaro e traffico di droga

La cosa più bella di Orange is the new black è che spinge all’immedesimazione chiunque la guardi, nonostante sia ambientata in un carcere, in mezzo a diversi casi umani apparentemente irrecuperabili. Più conosci i personaggi, più capisci che potresti assomigliare a una chiunque tra di loro. Tutte sono dominate da luci e ombre, persino l’ingenua Piper Chapman, la bionda ricca e wasp che sembra essere finita in carcere per errore. La sua storia è soprattutto quella di Piper Kerman, l’autrice del libro da cui ha avuto origine la serie televisiva e che in passato ha vissuto un’esperienza molto simile a quella raccontata sul piccolo schermo.

Intervistata qualche anno fa dal Telegraph, la Kerman ha spiegato meglio la sua esperienza, raccontando come la realtà della prigione sia molto lontana da quella che ci si potrebbe aspettare.

Non ero l’unica rappresentante della classe media, là dentro. Tante delle mie compagne erano finite in prigione per crimini da manager, come la frode bancaria. C’era persino un’ex presidentessa di una banca. L’esperienza della prigione è sconvolgente, ma a soffrire di più sono proprio le donne che pensano di non appartenere a quel posto. Le ho osservate. Si sono complicate la vita più del necessario.

Nata a Boston il 29 settembre 1969, Piper Kerman viene da una facoltosa famiglia di avvocati, dottori e insegnanti. Dopo il diploma allo Smith College, nel 1992, inizia a frequentare una trafficante di droga che sposta l’eroina per conto di un boss in Africa. La Kerman inizia così a collaborare con la sua compagna, ma nel 1998 arrivano i dolori: viene accusata di riciclaggio di denaro e traffico di droga. Giudicata colpevole, dal 2004 inizia a scontare la sua pena di 15 mesi, poi ridotti a 13, presso l’Istituto Penitenziario FCI Danbury, in Connecticut.

All’inizio era veramente spaventata. Pensavo “Dovrò tenere gli occhi aperti e la bocca chiusa”. Ma se sei curiosa di conoscere la gente e di prenderla così com’è, allora puoi fare tutta un’altra esperienza. Mi sentivo molto vicina a quelle donne e alle loro esperienze di disuguaglianza. Non è una cosa tollerabile. Mi imbarazzava moltissimo il classico vantaggio sociale della classe media.

Nel 2006 sposa il fidanzato Larry Smith (con cui stava fin da prima del carcere) e qualche anno dopo pubblica le sue memorie. Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison diventa subito un bestseller e nel 2013 passa sul piccolo schermo, trasformandosi in una delle serie di maggior successo su Netflix. Da una sventura è nata una un’esperienza forte, che l’ha portata al successo, ma se potesse tornare indietro forse tutto andrebbe diversamente.

Se avessi la possibilità di cambiare le mie azioni, lo farei. Sono stata capace di affrontare le conseguenze grazie al mio umorismo, ma finire in prigione è un’esperienza traumatica. Ho trascinato la mia famiglia all’inferno, insieme a mio marito, ed è stato solo dopo aver stretto nuove amicizie dentro che ho compreso l’incredibile danno che la droga causa alle vite delle persone. Quando finisci in carcere ti spogliano, sia dei tuoi averi che delle emozioni. Devi trovare un modo per sopravvivere. Tutte le storie sono storie di sopravvivenza, lì dentro.

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