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Galleria: Gli unicorni esistono davvero: la leggenda e la realtà di un mito diventato moda

Gli unicorni esistono davvero: la leggenda e la realtà di un mito diventato moda

Gli unicorni esistono davvero: la leggenda e la realtà di un mito diventato moda
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Quando eravamo piccole, gli unicorni erano presenti spesso nel nostro immaginario collettivo. Soprattutto grazie alle storie che ci venivano raccontate a casa e a scuola, ma anche con alcuni cartoni animati come Mio Mini Pony – che negli anni ’80 andava in onda con una sigla cantata da Cristina D’Avena – o Iridella, la cui protagonista aveva un cavallo bianco con la chioma multicolor ma non era un unicorno, perché sulla fronte aveva una stella. Deve essere stato qui che tutto si è fatto un po’ più preciso e gli unicorni – esseri immaginari antichissimi – hanno assunto una precisa connotazione visiva. E hanno iniziato a esistere nelle mode, nei dolci e nelle tazze di caffè.

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Esiste una spiaggia con un'isola gonfiabile gigante a tema unicorno

Esiste una spiaggia con un'isola gonfiabile gigante a tema unicorno

In generale, l’unicorno è un cavallo con un corno in fronte – il nome deriva infatti dal tardo latino unicornuus, «un solo corno». A chioma e coda però nel tempo sono stati aggiunti i colori dell’arcobaleno, quasi a renderli, come se ce ne fosse bisogno, degli animali palesemente leggendari. Inoltre l’unicorno è un importante simbolo dell’attivismo per i diritti Lgbt. Perché al tempo stesso ci ricorda che, come l’unicorno, ogni persona è unica e irripetibile ma anche che, a differenza dell’unicorno, le persone Lgbt esistono e giustamente si rifiutano di essere invisibili.

Le leggende legate agli unicorni

Un altro nome dell’unicorno è liocorno. È presente in molte narrazioni – e in una celebre canzoncina per bambini, in cui i liocorni sono addirittura due ma «non si vedono» – una delle più celebri è forse Attraverso lo Specchio, dove Alice incontra il Leone e il Liocorno appunto. Inizialmente dicevamo l’unicorno è stato raffigurato per lo più di colore bianco e talvolta presentava una coda da leone. Secondo le leggende più note, se l’animale avesse perso il corno sarebbe morto. E inoltre poteva essere addomesticato solo da una vergine, perché l’animale ne avrebbe riconosciuto la purezza, essendo l’unicorno una creatura purissima.

Una storia molto famosa legata a questo animale riguarda però il Palio di Ferrara. Secondo la leggenda, la contrada di Santa Maria in Vado porta riuscì a bonificare le acque del Po grazie a un unicorno. Legata al ducato di Parma e Piacenza invece l’immagine dell’unicorno che scaccia i serpenti immergendo il corno in acqua, presente su una moneta coniata da Ranuccio II Farnese. In altre parole, l’unicorno è un simbolo importantissimo, tanto che figura in alcuni stemmi araldici, proprio per via di alcune sue caratteristiche interiori ben precise. Tra le caratteristiche dell’animale, da sempre, ci sono infatti l’umiltà, la purezza, l’invincibilità e la nobiltà.

Il narvalo

I nerd tra noi conoscono bene il narvalo perché l’hanno visto in uno dei favolosi film tratti dalla serie Futurama. Si tratta di un mammifero acquatico – un cetaceo per la precisione – con un corno sulla fronte: per questa ragione, uno dei suoi altri nomi è appunto unicorno. Nel Medioevo, i corni del narvalo venivano spacciati per corni di unicorno e utilizzati in funzione medicinale antivenefica, perché si era ispirati dai racconti di Ctesia. Nel XIX secolo, quando fu chiaro a tutti che non esistevano esemplari di unicorno, ci si rassegnò e si iniziò a considerarlo come un animale appunto immaginario, comprendendo che era qualcosa di completamente differente dal narvalo.