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Sindrome di Stoccolma: 7 casi di vittime che si sono innamorate dei loro carnefici

La Sindrome di Stoccolma deriva da un meccanismo psicologico che affligge alcune vittime di sequestri e abusi. Da cosa deriva e cosa dice a riguardo la psicologia? Vediamo 7 casi noti di Sindrome di Stoccolma.

Sindrome di Stoccolma: 7 casi di vittime che si sono innamorate dei loro carnefici

Sindrome di Stoccolma: 7 casi di vittime che si sono innamorate dei loro carnefici
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La Sindrome di Stoccolma è la situazione che si crea quando una persona vittima di rapimenti e abusi instaura un rapporto di affetto o dipendenza psicologica con il proprio carnefice. È una condizione seria e pericolosa, che si manifesta spesso, attraverso alcuni processi psicologici che colpiscono le vittime in situazioni atroci e di estremo stress. Il termine deriva da una rapina, ma questa sindrome è presente anche in persone vittime di abusi casalinghi.

Questa denominazione è stata coniata all’inizio degli anni ’70, dopo un fatto accaduto appena fuori Stoccolma. Il 23 agosto del 1973 due ex detenuti hanno rapinato una banca e preso in ostaggio 3 donne e un uomo. Per la prima volta fu visibile a tutto il mondo una situazione che era presente anche in prigioni, altre rapine e nei campi di concentramento. Gli ostaggi contrastarono la polizia e difesero i rapitori, al punto che due donne si fidanzarono con i due assalitori. I rapinatori mostravano alcune gentilezze, che in una situazione di terrore come quella, furono interpretate dalle vittime come dimostrazioni di affetto.

Sintomi della Sindrome di Stoccolma

sindrome di stoccolma
Fonte: Web

La Sindrome di Stoccolma non si presenta in tutte le vittime di abusi o rapimenti, perché ogni persona reagisce in un determinato modo. Si tratta di una condizione che può colpire in situazioni di estremo orrore e violenza psicologica e fisica, come manifestazione dell’istinto di sopravvivenza. I sintomi attribuiti alle vittime di questa sindrome sono:

  • sentimenti di affetto e gratitudine da parte della vittima verso l’aggressore
  • supporto alle idee e ai comportamenti dell’aggressore da parte della vittima
  • sentimenti negativi verso la famiglia e l’autorità in carica del salvataggio
  • contrasto al soccorso, e mancanza di impegno verso il rilascio
  • possibile sentimento positivo verso la vittima da parte del carnefice

Ci sono sintomi che possono proseguire anche dopo la liberazione, come disturbi del sonno, spesso con incubi, fobie, flashback continui e depressione.

La Sindrome di Stoccolma in psicologia

La spiegazione che la psicologia dà alla Sindrome di Stoccolma è un meccanismo di sopravvivenza. Gli psicologi tengono a precisare innanzitutto che questa sindrome è frutto di reazioni inconsce, non di una scelta delle vittime. Pertanto è assurdo colpevolizzare le persone rapite o maltrattate, perché difendono il proprio carnefice. Una delle prime reazioni di una vittima in condizioni di rapimento è la negazione, che rappresenta una forma di rifugio psicologico primitivo.

Successivamente si perdono i sensi e il sonno. Passato poco tempo dallo shock iniziale, la vittima inizia a razionalizzare sulla situazione, mantenendo la speranza di essere salvata, perché certa che l’Autorità, solitamente la polizia, la sta già cercando. Se il sequestro e gli abusi continuano nel tempo, anche dopo minuti o ore dal momento che in quelle situazioni non si ha la percezione esatta del tempo, la vittima inizia a vedere che non accade nulla e perde la speranza, iniziando a provare sentimenti di rancore e rinnegamento della polizia.

La conseguenza inconscia di questo meccanismo è l’attaccamento e l’identificazione con il carnefice. La vittima comprende che ormai le rimane solo la possibilità di salvarsi da sola, e che la sua vita è strettamente legata alla volontà del rapinatore. La vittima si identifica con il carnefice convinta in modo inconscio di comprendere le motivazioni per cui agisce. Pertanto arriva anche a sopportare e difendere le violenze subite, perché mosse da solide ragioni.

Sindrome di Stoccolma: libri, cinema e tv

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Fonte: dal film Legami

La Sindrome di Stoccolma è stata molto trattata anche nella letteratura e nell’intrattenimento. Il più noto è il racconto di Luigi Pirandello intitolato La Cattura, che descrive in modo perfetto questa sindrome dal punto di vista di Guarnotta, l’uomo rapito. Nel 2017 la scrittrice Michela Pugliese ha pubblicato un libro dal titolo La Sindrome di Stoccolma. Innamorarsi del proprio carnefice, nel quale racconta la storia di Sara, vittima di un sequestro.

Anche il mondo cinematografico ha ripreso la Sindrome di Stoccolma in diversi film. Nel 2015 è uscito il film Stockholm, Pennsylvania diretto da Nicole Beckwith che racconta di una bambina sequestrata all’età di 4 anni e rinchiusa nel seminterrato da un uomo. Dopo 17 anni quando viene liberata e torna dai genitori, li vede come estranei mentre vede il sequestratore come il padre che l’ha cresciuta. Prima di allora era già uscito il film spagnolo del 2013 di Rodrigo Sorogoyen intitolato Stockholm, che narra una storia tra due ragazzi che nasconde comportamenti e giochi di potere tipici della Sindrome di Stoccolma.

Anche nelle serie televisive è stata trattata molte volte la sindrome con riferimenti, specialmente in episodi di telefilm polizieschi o medici come Law & Order e Dr. House, o più recentemente ne La Casa de Papel, serie tv sulla rapina da parte di 8 persone alla Zecca di Stato di Madrid. Inoltre, in tv sono stati girati alcuni documentari, come quello dedicato alla vicenda di Colleen Stan su Crime Investigation TV. C’è anche chi sostiene che in alcuni cartoni animati come La Bella e la Bestia sia presente la Sindrome di Stoccolma nel comportamento tra la prigioniera Belle che si innamora del suo carnefice.

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