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Le mutande alla fine le mettiamo tutte

La lotta per il body positivity non passa né dall'eccessiva magrezza, né dall'esaltazione dell'obesità. Ecco perché Rihanna manda in passerella ogni tipo di donna, con l'obiettivo di celebrare non una fisicità, ma le donne.

Le mutande alla fine le mettiamo tutte

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L’ossessione per la forma fisica e per l’ostentazione di corpi “perfetti”, secondo quelli che sono i canoni imposti dal mondo del fashion e, oggi, anche dai social (che in questo si sono degnamente sostituiti a quello che un tempo era il ruolo ricoperto dalle riviste patinate che mostravano sulle cover ragazze dai fisici statuari), non è solo altamente deleteria per l’autostima femminile nel suo complesso, dato che non tutte le donne sono equipaggiate con gambe chilometriche e vitini da vespa come il ferreo code modaiolo imporrebbe, ma pone anche un concreto rischio di sviluppare e propagare, come contraltare, messaggi altrettanto sbagliati e facilmente travisabili.

Il pericolo è, in buona sostanza, che per portare avanti le battaglie di body positivity, di fiducia in sé, di accettazione del proprio corpo, si cada nell’errore opposto, che è quello di esaltare e far passare come “giusti” atteggiamenti e modelli estetici che, in realtà, sono altrettanto sconsigliabili e dannosi, come l’obesità, ad esempio. Insomma, se si sottolineano i rischi di un’esposizione costante di corpi scolpiti e magrissimi come “sirene” che possono spingere centinaia di donne, soprattutto tra le giovanissime, verso i disturbi alimentari, d’altro canto non si può e non si deve far passare l’idea che un corpo obeso sia sano o sia il prototipo femminile cui ispirarsi.

La “verità”, come spesso accade, sta nel mezzo: non nel celebrare corpi la cui perfezione è molto spesso irreale e costruita ad hoc, né nel giustificare abitudini alimentari e di cura insufficiente verso il proprio corpo come la risposta giusta ai canoni assurdi di bellezza imposti da moda, società e media.

Un esempio perfetto di body positivity, ad esempio, lo ha portato in passerella Rihanna, con la sua sexy linea di lingerie Savage x Fenty (brand da lei fondato e registrato nel 2017), che ha fatto sfilare donne di ogni tipo e fisicità. Nessuna ode alla magrezza eccessiva così come all’obesità, il concetto, semplice e lineare, è fare sfilare tutte: alte, magre, basse, grasse, nere, bianche, calve, e sì, anche modelle perfette, come Bella e Gigi Hadid. Persino modelle incinte, come Slick Woods, che proprio nel corso dello show al Fashion Week 2018 di New York, a settembre, è entrata in travaglio.

Del resto, Rihanna ha provato sulla propria pelle la tristezza e le brutture del body shaming, quando, nel corso del 2017, dopo essere ingrassata, si è sentita criticare aspramente dal pubblico per quei “chili di troppo”; come se la bravura e il talento da cantante venissero immediatamente messi in discussione a causa di un aspetto fisico che non rispondeva più all’immagine della Rihanna degli esordi, e il suo aumento di peso venisse percepito come un vero e proprio “tradimento” ai fan.

Naturale, quindi, che proprio la popstar barbadiana si sia fatta testimonial della volontà, forte e chiara, delle donne di non essere etichettate o giudicate in base a ciò che la bilancia dice, alla cellulite o alle smagliature; naturale anche che la sua sfilata mostri ogni tipo di femminilità, e che invita al rispetto di essa, sia da parte delle donne stesse che degli uomini, senza osannare estremi che sono, entrambi, errati e dannosi.

In fondo, è bene ricordarcelo più spesso, le mutande le portiamo tutte.

Tutti i corpi e le fisicità femminili celebrati da Rihanna nel suo show di Savage x Fenty sono raccolti nella nostra gallery.

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