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Galleria: Raffaella Carrà, la rivoluzione cortese ma decisa di un ombelico

Raffaella Carrà, la rivoluzione cortese ma decisa di un ombelico

Raffaella Carrà, la rivoluzione cortese ma decisa di un ombelico
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Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Quando il suo ombelico apparve durante la sigla di Canzonissima, nel 1970, qualcosa nella televisione italiana cambiò per sempre: Raffaella Carrà entrò così nella leggenda del piccolo schermo. Nessuno osi però parlare di rivoluzione, perché “quella era fatta per la democrazia in Spagna”, come ha spiegato lei stessa, ricevendo nel 2018 il titolo di dama dal re spagnolo. Le parole pronunciate durante la premiazione, raccolte dal Messaggero, svelano come dietro a quello “scandalo” ci fosse un semplice desiderio di libertà.

Il mio ombelico nudo veniva fuori da un completo studiato da un costumista della Rai. Ora non ne ricordo il nome. Ma le ragazze d’estate già giravano così, con la pancia scoperta e i pantaloni lunghi. Io non mi sono fatta problemi a farlo vedere in tv. Ero libera. Anche i colpi di testa erano il segno della libertà dalla lacca, dalle sovrastrutture, dalla rigidità. Io ero così, senza costrizioni.

Lo stesso successe con il celebre Tuca Tuca, il balletto che la televisione non sembrava pronta a trasmettere per via delle mosse considerate troppo audaci per il pubblico degli Anni Settanta. Poi, però, divenne un vero e proprio tormentone. “Tutto merito di Alberto Sordi che accettò di farlo con me in tv dopo una mia telefonata”, ha spiegato Raffaella Carrà. “L’Osservatore Romano lo aveva censurato. Invece fu un successo”.

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E sulla soglia dei 76 anni, Raffaella continua con garbo a essere, a suo modo, rivoluzionaria. Continuando a lavorare e a essere una regina in un mondo di re.

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