Quattro anni fa moriva Giulio Regeni, e da quel lontano febbraio del 2016, quando il suo corpo torturato venne trovato lungo la strada che porta ad Alessandria, sono ancora troppe le verità nascoste, le cose non dette, gli interrogativi.

Ma ora c’è un nuovo caso che ci ha riprecipitato nell’incubo già vissuto per il dottorando dell’università di Cambridge: giovedì 6 febbraio, per uno strano scherzo del destino quasi a quattro anni esatti dalla notizia della morte di Giulio, viene arrestato Patrick Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni che studia nel nostro Paese, all’università di Bologna.

Patrick era tornato in Egitto, da cui mancava dall’agosto del 2019, per una breve vacanza, dopo aver superato l’ultimo esame in calendario; l’arresto all’arrivo in aeroporto, l’accusa è quella di diffusione di notizie false, incitazione a proteste, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza.

Motivi per cui il ragazzo è stato sottoposto a torture, “a scosse elettriche e colpito, ma in maniera da non far vedere tracce sul suo corpo“, ha fatto sapere all’ANSA Hoda Nasrallah, una degli avvocati che seguono la famiglia Zaky in questo momento, aggiungendo anche che Patrick ha chiesto “di essere visitato da un medico legale per mettere agli atti le tracce della tortura subita“.

Le mobilitazioni sono scattate immediate, Amnesty International ha lanciato una  petizione  per richiedere il rilascio immediato del ragazzo, consci anche del fatto di dover fare di tutto proprio per scongiurare un nuovo caso Regeni. Ma anche la Ue non vuole certo rimanere a guardare, e l’attenzione richiamata dall’Italia ha spinto all’azione il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), guidato dall’Alto rappresentante Josep Borrell, che gestisce le relazioni diplomatiche dell’Ue con altri Paesi al di fuori dell’Unione.

Silvia Romano è libera

Il portavoce Peter Stano, ha spiegato che il caso Zaky è monitorato e valutato dalla delegazione Seae al Cairo e che, in caso di necessità, l’organismo si occuperà di intraprendere le “azioni adeguate”.

In generale – ha aggiunto il portavoce – posso dire che l’Ue segue le questioni che riguardano i diritti umani molto da vicino, e continuiamo a sollevarle con i nostri partner egiziani, e appena avremo abbastanza informazioni solleveremo anche questa.

Ma è naturale temere il peggio e cercare di accelerare i tempi per il rilascio del ragazzo, alla luce di quanto già successo quattro anni fa e soprattutto dell’impegno come attivista di Zaki, collaboratore dell’Egyptian Initiative for Personal Rights, ONG che dallo scorso ottobre ha visto ben sei dei suoi membri essere temporaneamente detenuti e poi interrogati, e impegnato anche a far luce e a trovare nuovi elementi proprio sul caso Regeni.

Anche perché il 22 febbraio scade il termine per la prima misura di custodia cautelare, che però, diversamente da quanto accade in Europa, dove non è prevista una simile modalità di carcerazione preventiva, potrebbe essere rinnovata. Insomma Patrick potrebbe essere tenuto in carcere, con il rischio di essere sottoposto a nuove torture, per questo la tempestività sembra essere l’elemento fondamentale per scongiurare una simile ipotesi.

Ecco cosa sappiamo finora di Patrick e delle sue condizioni.

Cosa sappiamo di Patrick Zaky, lo studente arrestato e torturato in Egitto
Fonte: web
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