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Galleria: “Fino a quel momento non sapevo che uccidere un nero fosse illegale”

“Fino a quel momento non sapevo che uccidere un nero fosse illegale”

"Fino a quel momento non sapevo che uccidere un nero fosse illegale"
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In questi tempi bui, torna un interrogativo dal passato prossimo: quanto vale la vita di una persona che ha un colore della pelle diverso? In tutto il mondo, la cronaca ci restituisce ogni giorno immagini cruente, parole violente. Le ultime arrivano dall’attore Liam Neeson – sì, proprio quello che ci ha fatte commuovere in Love Actually, che ha di recente dichiarato che aver provato il desiderio di uccidere un nero. È accaduto nel corso di un’intervista per l’uscita del suo nuovo film Un uomo tranquillo, una storia di vendetta, come riporta il Guardian. Nell’intervista Neeson ha riportato alla mente l’aver saputo dello stupro di una persona a lui vicino e di aver chiesto di che colore fosse la pelle dello stupratore.

Sono andato su e giù per le strade con un manganello – ha raccontato l’attore – sperando di essere avvicinato da qualcuno – mi vergogno a dirlo – e l’ho fatto per forse una settimana, sperando che qualche «bastardo nero» uscisse da un pub e mi provocasse, sai? In modo da poterlo… uccidere.

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Queste parole suonano davvero inquietanti se guardiamo al passato e al presente. Avete mai visto il film Mississippi Burning – Le radici dell’odio di Alan Parker? Si tratta di una pellicola basata su una storia vera, quella dell’omicidio di tre attivisti per i diritti civili negli anni ’60 – due bianchi e un nero – in Mississippi, e della ricerca di giustizia che ne è seguita. Naturalmente, trattandosi di un film, ci sono anche particolari romanzati (a partire dai nomi dei protagonisti e dei personaggi tutti), ma fondamentalmente gran parte di quello che viene mostrato sullo schermo è vero. E c’è una frase interessante, un postulato che un personaggio si pone a un certo punto:

L’odio non è qualcosa con cui nasci, ti viene insegnato.

Questo ci fa tornare alla vicenda originaria del film, la cui parabola di giustizia si è conclusa solo negli anni 2000 (ve la raccontiamo in questa gallery nel dettaglio). All’epoca il Guardian riportò un interessante ricordo di Buford Posey, che fin da allora era un attivista caucasico per i diritti degli afroamericani, ma precedentemente era stato cresciuto in una società, come quella del Mississippi, in cui la vita di un nero valeva decisamente meno di quella di un bianco. Anzi, non valeva affatto.

Mentre crescevo in Mississippi – ha raccontato Posey – non ho mai saputo che fosse contro la legge uccidere un nero. L’ho imparato quando sono andato sotto le armi. Avevo 17 anni. Quando me l’hanno detto, ho pensato che scherzassero.