Se i social newtork sono spesso il luogo dove la parte peggiore delle persone esce, sospinta dall’insano pensiero di poter dire tutto di tutti nella grande agorà virtuale, allo stesso tempo Facebook, Instagram e le altre piattaforme sono però anche il luogo dove nascono, a suon di hashtag, le campagne più interessanti che inneggiano al body positive e si battono tenacemente contro il body shaming.

Fotografi, artisti, illustratori, sono sempre più le persone che utilizzano i propri account per proporre modelli estetici che vanno ben oltre quelli che canonicamente sono considerati “standard”, allo scopo di far capire che non esiste un ideale di bellezza accettabile e un altro che, invece, sia degno di censura.

Cosa che è comunque successa recentemente, quando un account Instagram, Shooglet, è stato sospeso – e poi ripristinato per il coro di proteste che si è levato in seguito alla decisione – con la sola colpa di mostrare la nudità (e nemmeno sempre) di persone obese.

Se Instagram censura i corpi grassi

Insomma, la strada affinché gli stereotipi estetici e culturali legati al fisico cadano del tutto è ancora lunga, ma è comunque apprezzabile che il web sia diventato non solo il luogo dove esibire il peggio di sé, ma anche quello in cui si prova perlomeno a cambiare un po’ le cose.

Come sta facendo l’artista Mycoze, venticinquenne canadese che da due anni ha deciso di buttarsi a capofitto nell’arte della fotografia. I suoi soggetti sono soprattutto donne, di ogni taglia e colore, che si mettono a nudo, non sempre esclusivamente in senso fisico, aprendosi al suo obiettivo nel loro essere e con le loro imperfezioni.

Il suo account Instagram ci ha colpito per la profondità delle sue immagini, che sembrano veri e propri dipinti dal sapore rinascimentale, e soprattutto per questo post, che racchiude il pensiero di una delle modelle che hanno posato per lei.

Il corpo che non toccherai mai.
“Fin da molto giovane, ho seppellito il tuo disgusto in profondità nel solco delle mie lacrime.
Bel viso, tu dici. Un corpo schifoso, ma una bella faccia. Bello per una grassa. Il mio cervello memorizza le tue parole e poi le rigurgita. Sempre qualcosa da dire sul mio corpo.
Fanculo.
Mi metto questo piccolo bikini per lasciare che il sole accarezzi il mio corpo. Gli occhi della tua cattiveria mi sono indifferenti. Applico un sottile strato di crema solare. Le mie piccole mani sull’immensità del candore delle mie cosce. Tutto si muove. Il mio corpo ti terrorizza e ti affascina allo stesso tempo. Stai ascoltando TVA News, il sensazionalismo, ti piace molto. Il mio corpo è sensazionale. La mia mano si perde e vaga nelle linee della mia schiena e della pancia. Il bianco della crema sulle mie smagliature rosse. Esibite. C’è tutto questo corpo che dovrei nascondere sotto un leggings grigio e una maglietta beige. Tutto questo corpo che non dovrei mai mostrare sdraiato su un telo da piscina. Sono la regina del campeggio.
Sono libera.
I tuoi occhi mi penetrano ancora, ma non mi fanno più male alla pelle.
Entro in acqua.
Il liquido caldo avvolge teneramente la mia carne. Vado lontano nel piccolo lago artificiale.
Lontano da tutto, lontano da te”.

Leggendo questo post siamo davvero entrare nel significato profondo delle immagini di MyCoze, e abbiamo deciso di raggiungerla attraverso un fitto scambio di messaggi per un’intervista che approfondisse il suo lavoro e i suoi scopi.

Attraverso la fotografia – ci spiega – compongo immagini con un ambiente poetico degno di un dipinto. Esploro la luce naturale che riflette il corpo dei miei modelli e creo un universo aggiungendo tessuti, vasi e fiori.

Mycoze, di cui non sappiamo il nome vero, afferma di essere “una persona privilegiata per il mio peso e il mio colore della pelle, essendo bianca e magra”.

Il mio contributo serve da piattaforma per le persone emarginate, è uno spazio dove loro rivendicano i loro corpi e le loro esperienze.

La maggior parte dei progetti di Mycoze – che si definisce queer – nasce da collaborazioni con modelli anonimi, e punta a decostruire i concetti di fatshaming e slutshaming, usando l’arte come un vettore.

Voglio creare uno spazio e un ambiente sicuri per i gay, i non binari, i trans e le donne.

Lo scopo, è chiaro, è provare ad abbattere ogni tipo di preconcetto: sulle persone grasse, sui queer, ma anche, in generale, sulle donne, soprattutto se sessualmente indipendenti e libere, o se lontane dalle aspettative di genere tradizionali o ortodosse, siano esse rappresentate dal modo di vestire o dal desiderio di ribellarsi all’impronta maschilista.

In gallery, abbiamo raccolto alcuni degli scatti più belli di Mycoze.

"Un corpo schifoso, ma una bella faccia, dici. Fanc**o!": il riscatto di Mycoze
instagram @mycoze_
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