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Se Instagram censura i corpi grassi

Se Instagram censura i corpi di persone grasse, non necessariamente nude, ovvero se le campagne di body positive rimangono solo una bella intenzione sulla carta ma il "grasso" continua a spaventare.

Se Instagram censura i corpi grassi

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Da quando più o meno tutti ci siamo avventurati nel mondo dei social e delle condivisioni via web di immagini o pensieri, abbiamo anche capito che la democrazia in rete non è illimitata, e che, per quanto si tenda a usare la massima elasticità, talvolta viene posto un freno alla diffusione di determinati contenuti; per questo, capita che determinati post vengano segnalati e rimossi dagli amministratori, poiché ritenuti suscettibili di provocare reazioni critiche nel pubblico o di rappresentare una mancanza di rispetto, ad esempio verso categorie di persone, ma anche verso la morale.

Generalmente a finire nel mirino della censura virtuale sono soprattutto post che inneggiano alla violenza e alla discriminazione, per cui la scelta di bandirli dalla vista dei fruitori dei social appare legittima e giustificata, eppure talvolta a ritrovarsi eliminati, senza troppe spiegazioni, sono contenuti che sembrano davvero non offendere nessuno, men che meno la pubblica decenza.

È capitato, ad esempio, che dai social siano state rimosse foto di donne che allattavano, a seno scoperto, addirittura foto di parti, scelte che già sembrano discutibili, perché in questi casi, più che di un eccesso di zelo, è sembrato più opportuno parlare di eccesso di pruderie da parte dei gestori.

Ma cosa pensare se a essere censurati sono dei corpi grassi? Prendiamo il caso dell’account Instagram Shooglet, cancellato dagli amministratori del social, per cui si è scatenata una vera e propria rivolta online.

A denunciare l’accaduto, in Italia, l’account delle Belle di Faccia, in una story.

Fonte: instagram @belledifaccia

In poco tempo le proteste e le richieste di riattivazione dell’account sono state così tante che, alla fine, chi ha eliminato la pagina si è anche convinto a riabilitarla, annuncio dato sempre da Mara e Chiara. Ma, buon esito della vicenda a parte, è chiaro che gli interrogativi che nascono dopo un episodio del genere sono tanti, e spingono a chiedersi il perché di una decisione simile.

Perché sentire la necessità di oscurare le immagini di persone non magre, indipendentemente dal fatto che siano nude o no, quando i social sono pieni zeppi di immagini di modelle in topless, di dive che si mostrano completamente svestite e, in generale, si sono sempre dimostrati piuttosto accondiscendenti verso quello che è considerato “nudo artistico”?

Allora il problema è una questione di peso, nel senso che il nudo e la sua esibizione su Internet sono accettabili se riguardano soggetti normopeso, mentre diventano indecenti e offensivi per il pudore se a essere immortalate sono persone obese? Forse sì, come testimonia anche il fatto che, proprio sui social, ormai da qualche anno è nato anche un hashtag dedicato alla questione, #FatIsNotaViolation, teso a ribadire che l’ostracismo verso le foto di persone grasse dimostrato dagli amministratori dei vari Facebook, Instagram eccetera rasenti il razzismo vero e proprio nei confronti di un’intera categoria di persone.

Anche perché, come ha giustamente notato Lora Grady in un suo pezzo su Flare, sembra che a infastidire sia la presenza stessa della persona grassa, non il fatto che sia nuda o vestita; allora, com’è possibile che gli stessi social che si fanno portatori sani di tante campagne sul body positive, siano poi pronti ad abbattere la scure censoria su contenuti che non sono affatto diversi da molti altri che quotidianamente vengono pubblicati, e che non violano nessuno dei cosiddetti “standard della comunità”?

Forse, sarebbe ora di cominciare a riflettere davvero su alcune delle battaglie a suon di hashtag che diventano virali sul web, ma di cui evidentemente sfugge il significato vero: che non è affatto quello di promuovere un messaggio di “grasso è bello”, ma semplicemente di dare a ognuno l’opportunità di stare bene con il proprio corpo, e di poterlo mostrare anche sui social, senza essere ossessionati dal pensiero di poter essere accettati solo se appartenenti a una determinata fisicità. Altrimenti, quegli hashtag rimangono parole fini a se stesse, utili a strappare qualche like, ma non a cambiare davvero una mentalità che circoscrive il senso di autostima e stigmatizza tutto ciò che non risulta meritevole di rientrarvi.

Lasciamo a voi giudicare le foto di Shooglet per tentare di capire i motivi per cui l’account sia stato disattivato, anche se noi siamo decisamente liete del ripensamento degli amministratori di Instagram.

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