logo
Galleria: “Ero il progetto di mia madre, mio padre era uno sconosciuto”. Le confessioni di Mika

"Ero il progetto di mia madre, mio padre era uno sconosciuto". Le confessioni di Mika

Il cantante giramondo con un passato da giudice di talent ha rivelato un vissuto familiare davvero difficile, tra i sensi di colpa per la sorella, le pressioni materne e quell'alienazione del padre.

My name is Michael Holbrook. Mika lo dice forte e chiaro, dopo tanto tempo, perché quel nome, in realtà, gli appartiene. Con quel nome lui ci è nato e, nonostante lo abbia camuffato per anni sotto lo pseudonimo con cui il mondo ha imparato a conoscerlo, in lui quell’anima non ha mai smesso di esistere.

E ora la riafferma, con volontà e orgoglio, intitolando il quinto album in studio (in uscita il 4 ottobre) proprio così, My name is Michael Holbrook, e riprendendo la stessa frase anche nel primo verso di Tiny Love, singolo che anticipa il disco, uscito dopo quattro anni di silenzio.

L’ultimo lavoro della star libanese con un passato da giudice nell’X Factor italiano e nel The Voice francese era infatti No Place in Heaven, che si traduce come “Nessun posto in Paradiso” E Mika ce ne ha messo, di tempo, per cercarlo e guadagnarselo quel posto, che per una volta non corrisponde all’Olimpo degli dei musicali, ma a quello dove tutto ciò che conta sono la pace e la serenità interiore.

Ecco spiegato in breve il motivo dei quattro anni di assenza:

Volevo prendere le distanze da Mika.

Lo dice così, senza edulcorazioni di sorta, in un’intervista rilasciata in esclusiva per Vanity Fair in cui ha ripercorso alcuni drammi della sua vita, a cominciare da quel rapporto diventato d’un tratto distaccato dal padre, passando per la tragedia della sorella e la pressione ricevuta dalla mamma.

Per spiegare devo tornare alla mia storia familiare, la stessa da cui sono partito quattro anni fa quando sono andato in crisi. Usare il nome dell’anagrafe mi ha permesso di rivedere i rapporti con la mia famiglia con uno sguardo diverso, più adulto e coraggioso.

Mika racconta di aver ricevuto “l’illuminazione” nel 2017, in un cimitero della Georgia, davanti alle tombe dei suoi antenati, dove ha rivisto il cognome paterno, Penniman, e in alcuni casi anche i suoi due nomi di battesimo, Michael Holbrook.

Non sapevo da che parte cominciare, ero in piena crisi creativa, nel senso che non avevo niente da dire. Così, come sempre in queste situazioni, mi sono detto che dovevo buttarmi verso l’ignoto, e per me l’ignoto è la famiglia di mio padre. Vedere il mio nome su tutte quelle tombe mi ha esaltato, è stato bello conoscere quel pezzo della mia identità ancora inesplorato. Ho sentito il bisogno di difendere le mie radici e ho cominciato a scrivere: My Name is Michael Holbrook, I was born in 1983. Mi chiamo Michael Holbrook, sono nato nel 1983.

Il distacco dal padre

Il padre di Mika era un consulente finanziario preso in ostaggio in Kuwait, nell’ambasciata americana, e rilasciato dopo solo sette mesi. Mika aveva appena sette anni quando questo drammatico avvenimento accadde, e al suo ritorno a casa suo padre era visibilmente cambiato.

Prima era papà, poi era Mike: non riuscivamo più a chiamarlo papà, quell’uomo magro con la barba, che aveva vissuto cose fortissime, noi figli non lo riconoscevamo più.

A quel trauma, prosegue il cantante, si aggiunse “un tracollo economico, abbiamo perso la casa, con i creditori che venivano a pignorarci i mobili. Così ci siamo trasferiti a Londra dove abbiamo vissuto in un bed and breakfast per due anni. Dovevamo ricostruire la nostra vita da zero. È in quel momento che tutti i miei problemi esplodono, su tutti la dislessia, e poi l’insegnante violenta e l’espulsione da scuola“.

Quel punto così difficile della sua storia, però, coincide anche con la nascita di Mika, l’artista, il musicista, iniziato alla musica da una madre che aveva grandissimi progetti e ambizioni per lui.

Le pressioni della mamma

Mia madre viene da me e mi dice: “ok, adesso tu vai a lavorare; o sarai un fallimento totale o un grande successo; se fallisci, uno come te non può che finire in prigione”. Non so perché lo diceva, oggi può sembrare una frase buffa, ma è stata l’ossessione della mia vita.

Lo spauracchio del fallimento ha cominciato a perseguitarmi da quando ero bambino. Mia madre mi mette sotto con il canto: quattro ore di esercizio al giorno. Non voleva la popstar: per me voleva il successo, che per lei significa coltivare un talento creativo, trovare soddisfazione nell’espressione artistica, che è come un superpotere che nessuno può toglierti e che ti dà la vera libertà. Ma la mia nuova vita di allenamento costante mi ha allontanato ancora di più da mio padre. Perché a quel punto ero diventato un progetto: il progetto di mia madre.

Mika però non ha mai incolpato la madre per le eccessive pressioni, anzi ha sempre compreso che lei aveva visto in lui del talento. Lei accettava lavori per lui in tutta Europa, coinvolgendo nei viaggi anche le sorelle, Jasmine e Paloma.

Il progetto Mika è stato uno sforzo collettivo, di tutta la famiglia. Una pressione fortissima, che sento ancora oggi, ogni giorno della mia vita.

E proprio a Paloma il cantante riserva un pensiero speciale.

Il dramma di Paloma

Lei, spiega Mika, aveva sogni da attrice, ma una semi paralisi alla parte sinistra del corpo ha spento ogni sua velleità artistica. E poi c’è stato quell’incidente, quello in cui ha rischiato di perderla.

Paloma fumava alla finestra, ma siccome non ha molto equilibrio per via della semi paralisi, è caduta giù dal quarto piano, e cadendo è rimasta infilzata in una cancellata. Mi hanno chiamato, ero l’unico familiare a Londra. Mi dicono: vada a salutare sua sorella, morirà, non c’è niente da fare.

Mi avvicino, era una scena terribile. Le dico: “Ciao Paloma”. E lei: “Puoi dire a questi stronzi di lasciarmi in pace, visto che devo alzarmi?” Così guardo la dottoressa: “Mi scusi, ma questa non muore”. Visto che non potevano semplicemente sfilarla, hanno segato il cancello e l’hanno portata via ancora con le aste che le trafiggevano il corpo.

A lei Mika ha dedicato una canzone dell’ultimo album, intitolata proprio Paloma.

Oggi lui ha fatto pace con suo padre, che chiama “Pa” (“Daddy non riesco”, dice), ha fatto cantare sua madre e sua sorella in un brano dell’album, Tiny Love Reprise, ma ha soprattutto capito che Mika non è un personaggio costruito contro la sua volontà.

Non è stata tutta una costruzione di mia madre, l’ho voluto io. Ho fatto pace con gli ultimi 12 anni. Perché l’unico modo che conosco per vivere ed esprimermi è creare musica, scrivere, esibirmi. Senza questo non esisto.

Sfogliate la gallery per ripercorrere la vita e la carriera di Mika.

“Ero il progetto di mia madre, mio padre era uno sconosciuto”. Le confessioni di Mika

"Ero il progetto di mia madre, mio padre era uno sconosciuto". Le confessioni di Mika
Foto 1 di 10
x
Rating: 3.0/5. Su un totale di 3 voti.
Attendere prego...