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Galleria: Maya Angelou che diventò muta perché la sua voce aveva “ucciso” il suo stupratore

Maya Angelou che diventò muta perché la sua voce aveva “ucciso” il suo stupratore

Maya Angelou che diventò muta perché la sua voce aveva "ucciso" il suo stupratore
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Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Quando nel 1969 pubblicò la sua autobiografia, la prima di diversi volumi, Maya Angelou era certamente consapevole di aver fatto qualcosa che sembrava impossibile per la società americana del suo tempo. In Io so perché canta l’uccello in gabbia, la scrittrice e poetessa raccontava la prima delle sue tante vite, tutte vissute intensamente. Fu subito un successo editoriale, che ancora oggi continua a essere letto dalle nuove generazioni, come tutti gli altri suoi libri.

Cameriera, ballerina, prostituta, madam, attivista, cantante, poetessa: tante esperienze diverse, passando dal Ghana all’Egitto, poi in tour in Europa e infine negli Stati Uniti. E in una di quelle innumerevoli vite, quando era ancora una bambina, Maya Angelou aveva subito una violenza sessuale da parte del nuovo compagno della madre. Non aveva esitato a raccontare la cosa a suo fratello maggiore e l’uomo era stato arrestato, per poi essere rilasciato il giorno dopo.

Una volta libero, il suo aggressore era stato picchiato a morte, molto probabilmente da alcuni membri della famiglia. Per cinque anni Maya Angelou non aveva più parlato. “Pensai di aver causato io la sua morte perché avevo fatto il suo nome alla mia famiglia”, scrisse poi in Mom and Me and Mom. “Decisi che la mia voce era così potente che poteva uccidere le persone”. Il suo coraggio e il suo ottimismo, però, hanno ispirato e ispirano ancora oggi tante donne, che come lei non hanno paura di parlare, anche dopo aver pensato di non poterlo più fare.

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