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Galleria: L’eccezionalità di Margaret Bourke-White, che voleva essere la prima e lo fu

L’eccezionalità di Margaret Bourke-White, che voleva essere la prima e lo fu

L'eccezionalità di Margaret Bourke-White, che voleva essere la prima e lo fu
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Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Fotografò Gandhi pochi minuti prima che venisse assassinato, seguì le truppe americane in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale e fu tra le prime persone a entrare nel campo di concentramento di Buchenwald dopo la liberazione: no, la vita di Margaret Bourke-White non fu come tutte le altre. In un momento storico in cui le donne erano il muto riflesso del padre o del marito, giudicate solo per il ruolo di figlie e mogli, lei ridefinì lo storia del fotogiornalismo.

Come raccontato nella sua autobiografia, Il mio ritratto, Margaret credeva fortemente nel potere narrativo delle immagini, soprattutto in un’epoca dominata dalla propaganda e dal populismo. La sua risposta all’odio e alle fake news era semplice: scattare, scattare ovunque, e raccontare la verità.

Sono fermamente convinta che il fascismo non avrebbe preso potere in Europa se ci fosse stata una stampa veramente libera che potesse informare la gente invece di ingannarla con false promesse.

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