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Galleria: LP, ovvero Laura Pergolizzi: non è come e con chi facciamo sesso a definirci

LP, ovvero Laura Pergolizzi: non è come e con chi facciamo sesso a definirci

Non chiamatela Laura, e nemmeno "icona gay". Chiamatela solo LP, la musicista in lotta col suo nome e che non vuole essere inquadrata in una definizione. Tantomeno sessuale.

Il suo fascino androgino nascosto da una cascata di riccioli neri e una voce particolarissima a intonare una canzone diventata già cult ne hanno fatto una stella anche in Italia.

E proprio nel nostro Paese, del resto, affonda la sua storia familiare, che si snoda tra Napoli e Palermo, città da cui i nonni materni e paterni sono partiti alla volta del Regno Unito.

Se vi dicessimo Laura Pergolizzi nessuno, probabilmente, capirebbe di chi stiamo parlando; perché in tutto il mondo questa straordinaria interprete dell’indie rock, molti tatuaggi sparsi sul corpo e quel fischio da cowboy che hanno reso il suo pezzo più famoso riconoscibile dal primo istante, è conosciuta con sole due iniziali. LP.

Se qualcuno, facendo congetture sull’origine di questo nome, ha costruito le ipotesi più disparate, magari pensando che fosse una celebrazione del vecchio Long Playing (l’LP, appunto), si sbaglia: questo è, semplicemente, il suo nome. Quello stesso con cui è in lotta da sempre, che non ha mai sentito davvero suo, come ha spiegato in un’intervista concessa a Repubblica in occasione dell’ultimo lavoro in uscita, Heart to Mouth.

Il fatto è che appena nasciamo ci consegnano un nome: cosa rappresenta? Ci sono queste due persone che ti hanno appena visto e ti danno un nome, perché? Quel nome ti resta per la vita.

La scelta del soprannome, voluto invece, nasconde un curioso aneddoto, legato al suo passato da cameriera in un ristorante di New York in cui lavorava anche un’altra Laura.

Ogni volta che chiamavano il nostro nome rispondevamo in due, decisi di adottare il soprannome che mi davano i miei amici da ragazzina.

Oggi è impossibile non pronunciare queste due lettere, LP, senza che il pensiero rimandi subito a lei e alla sua hit, Lost on you, che dopo anni passati nelle retrovie a scrivere per gli altri (Backstreet Boys, Cher e Christina Aguilera fra gli altri, mica roba da ridere), le ha dato il successo internazionale.

Vegetariana, sostenitrice dei diritti LGBT, dal 2015 LP è fidanzata con la modella Lauren Ruth Ward, che le ha chiesto di sposarla nel luglio 2017, come testimoniato anche da un post Instagram pubblicato dalla stessa cantante.

Alla fine lei mi ha fatto la proposta, adesso dovrei farne una anche io così siamo pari! Me l’ha chiesto, ho detto sì e boom! Ci sposeremo presto!

A dispetto delle tante voci che si sono rincorse nei mesi successivi (c’è chi le voleva spose in California, chi giura che le nozze siano state celebrate in Toscana), però, il matrimonio sembra ancora lontano. Lo conferma la stessa LP.

 Siamo ancora solo fidanzate. Non c’è il tempo, abbiamo entrambe un sacco di cose da fare.

Però si farà, questo è certo, e tutta la comunità LGBT sembra non vedere l’ora di poter festeggiare con la coppia, avendo già assurto LP al ruolo di paladina e portavoce delle sue battaglie sociali. Ruolo che, tuttavia, la cantautrice sembra non voler indossare troppo volentieri, abituata com’è a liberarsi di ogni etichetta e connotazione, come già ha fatto con il nome.

Per quanto ammetta che l’essere testimoni delle lotte per i diritti della comunità gay la onori, infatti, LP è anche molto precisa nel dire che questa

 è solo una parte della mia vita. Non mi definisce, insomma, in nessun modo. E non mi piace mai dare etichette: non si tratta di essere un artista gay o no, ma di essere o di non essere un artista, e di essere o non essere felice di essere gay. Non vorrei mai forzare nessuno a fare qualcosa o a pensare in un modo o in un altro. Mi piace la diversità, tutto qui.

Lo stesso concetto, del resto, lo aveva già espresso proprio poco dopo la dichiarazione della compagna, a Vanity Fair:

Non è un segreto, per me essere omosessuale è come avere gli occhi. Non voglio essere definita una songwriter gay, ma al tempo stesso durante le interviste mi capita di parlare di me e non mi va di dover stare attenta alle parole: perché dovrei dire ‘il mio ex’ se si tratta di una ex?

Insomma, non chiamatela “icona gay”, e non chiamatela Laura. Chiamatela semplicemente LP. O, se preferite, uno dei migliori talenti musicali degli ultimi anni, di cui abbiamo ripercorso la carriera in gallery.

LP, ovvero Laura Pergolizzi: non è come e con chi facciamo sesso a definirci

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