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La Siberia brucia: 10 immagini dell'inferno che alcuni non vogliono vedere

Da quasi due mesi la Siberia vive un inferno di fiamme e fumo. Sono andati in fumo milioni di ettari di foresta, pari alla superficie di Lombardia e Piemonte messe insieme, centinaia di animali sono morti. Ma a qualcuno tutto questa sembra non importare.

La Siberia brucia: 10 immagini dell’inferno che alcuni non vogliono vedere

La Siberia brucia: 10 immagini dell'inferno che alcuni non vogliono vedere
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Quello che sta accadendo in Siberia è sotto gli occhi di tutti, eppure le migliaia di ettari di bosco in fiamme, e le centinaia di animali selvatici uccisi dai roghi che si sono sviluppati nella regione, sembrano scorrere davanti a molti di noi nella più totale indifferenza.

Forse non ci si rende ben conto di cosa questo possa realmente significare; forse pochi si accorgono che, mentre erano impegnati a parlare di quanto Greta Thunberg fosse “strumentalizzata” a fini di marketing, i suoi moniti sul riscaldamento globale e sulla pericolosità del climate change stavano prendendo forma proprio davanti a noi.

Assumendo la forma di un inferno che oggi sembra non avere fine.

I mesi di giugno e luglio più caldi mai registrati, la scarsità di piogge, e ovviamente anche l’azione scellerata di qualche piromane, tutti questi fattori hanno rappresentato un mix letale che sta contribuendo a mandare letteralmente in fumo milioni di ettari di uno dei polmoni verdi più importanti al mondo.

Oltre 4,5, per l’esattezza, almeno secondo quanto riportato dalle analisi delle immagini satellitari NASA, vale a dire più dell’intera superficie del Belgio, che ne misura 3, e di Lombardia e Piemonte messe insieme.

Sì, non è la prima volta che si sviluppano incendi nel periodo estivo in queste zone, ma il fenomeno adesso è realmente fuori controllo.

E i danni per l’ambiente, e per chi popola il pianeta, potrebbero davvero essere irreparabili: oltre alla distruzione di interi ecosistemi, e a una parte considerevole della fauna, gli incendi devastano piante e alberi, fondamentali per trattenere i cosiddetti carbon sink, ovvero l’anidride carbonica, e rilasciano nell’atmosfera quantità enormi di sostanze chimiche inquinanti, che hanno l’effetto di incrementare ulteriormente l’effetto serra.

In una nota della World Meteorological Organization (WMO) pubblicata a metà luglio, si spiega che nel solo mese di giugno gli incendi hanno emesso 50 mega tonnellate (50 milioni di tonnellate) di CO2 nell’aria, che equivalgono alle emissioni totali di anidride carbonica della Svezia in un intero anno. Conto che è ulteriormente cresciuto nelle settimane successive.

Senza contare che, dall’altra parte del mondo, il presidente Bolsonaro sta facendo di tutto per mettere in serio rischio anche l’altro polmone del pianeta, la foresta Amazzonica.

Riusciamo davvero a immaginare le conseguenze di tutto ciò?

Solo adesso, dopo quasi due mesi di fuoco e distruzione, il presidente russo Vladimir Putin ha inviato l’esercito a sostegno dei vigili del fuoco e dei forestali, ma la decisione è stata presa solo dopo mesi di passività da parte del governo, e solo in seguito alle proteste che sono montate proprio a causa dell’indifferenza totale del Cremlino di fronte alla totale emergenza.

Com’è stato possibile che si sia rimasti con le mani in mano per tanto tempo? In primis, perché, come spiegava  il 1° agosto il capo del dipartimento antincendi di Greenpeace Russia Grigory Kuksin al giornale Nastoyaschee Vremya (Current Time), “Si tratta di aree troppo lontane per poter spegnere gli incendi. Le operazioni sarebbero troppo costose. Alle regioni è stata data la facoltà di non spegnere gli incendi perché si tratta di operazioni economicamente controproducenti. La decisione di creare delle semplici aree di monitoraggio è dettata quindi dalla povertà“.

In secondo luogo perché esiste un regolamento interno che impedisce di intervenire finché i roghi non minacciano i centri abitati. Sempre in ragione della povertà: se i costi delle operazioni di estinzione superano i possibili danni causati dai roghi è opportuno stare fermi.

Peccato, però, che nel frattempo siano stati sacrificati milioni di ettari di verde e la vita di moltissimi animali, intrappolati dalle fiamme e troppo terrorizzati per poter pensare alla fuga.

Restare indifferenti di fronte a un simile inferno è davvero impossibile; queste immagini fanno male al cuore, e non dovrebbero lasciare impassibili nessuno di noi.

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