*** Aggiornamento del 26 agosto 2021 ***

Torna a parlare di donne, Pedro Almodóvare lo fa nel suo nuovo film, Madres paralelas, che sarà presentato alla a 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, in programma dal 1° all’11 settembre. Nel film è presente, ancora una volta, la sua musa, Penelope Cruz, che con la giovane Milena Smit stavolta parla di maternità inaspettate e delle paure a essa legate.

Con Madres Paralelas ritorno all’universo femminile, alla maternità, alla famiglia – ha spiegato il regista in una nota – Parlo dell’importanza degli antenati e dei discendenti. Dell’inevitabile presenza della memoria. Ci sono molte mamme nella mia filmografia, quelle che fanno parte di questa storia sono molto diverse. Come narratore, in questo momento però sono le madri imperfette quelle che mi ispirano di più.

*** Articolo originale ***

Le donne sono il punto di forza di Pedro Almodóvar. Che non a caso viene chiamato appunto «il regista delle donne». Fin dal suo esordio, le storie nelle sue pellicole sono permeate indissolubilmente da alcune presenze femminili indimenticabili. La bravura del regista spagnolo sta nell’aver creato dei caratteri a tuttotondo, in cui ognuna di noi si può rispecchiare. E in tal senso, questi personaggi femminili sono dei veri e propri classici. Perché cambieranno le mode – e soprattutto i look – ma i mille e mille modi in cui ogni persona, ogni donna, è fatta, resteranno uguali.

Non sappiamo dirvi con certezza perché amiamo le donne di Pedro Almodóvar. Forse perché la sensibilità del regista ha fatto sì che proviamo empatia anche per quei personaggi “difficili”, quelli dalla morale confusa – come la madre superiora de L’indiscreto fascino del peccato, per esempio. La verità è che queste donne sono affascinanti perché imperfette: ingenue, a volte un po’ antipatiche, alla ricerca perenne di una felicità che non arriva mai.

In ogni caso, il regista spagnolo ha avuto sicuramente il merito di catturare e trasporre sul grande schermo tutte o quasi le sfumature dell’essere femminile; forse sarà anche per questo che il  Cda dellaBiennale di Venezia ha deciso di assegnargli il Leone d’oro alla carriera, che Almodóvar ha ricevuto nella cornice del Festival del Cinema ad agosto del 2019.

Un riconoscimento che il regista ha definito “un’emozione speciale e un atto di giustizia politica”. Il riferimento è a quella Palma d’Oro che gli era stata “scippata” nel 1988 con Donne sull’orlo di una crisi di nervi – il film vinse per la miglior sceneggiatura – e che invece avrebbe meritato, secondo Sergio Leone, allora presidente di giuria, e Lina Wertmüller, di vincere.

Ho iniziato a fare questo mestiere negli anni Ottanta quando non si parlava di questi temi – ha raccontato il regista –  la Spagna era appena uscita da una dittatura lunga quarant’anni. Il potere di regista mi ha permesso di parlare della varietà della vita che ruotava intorno a me e ai miei personaggi strani e stravaganti: nei miei film tutti gli orientamenti sessuali erano benvenuti. Che fossero suore, casalinghe o travestiti dovevo conferire a loro libertà morale. Il mio nutrimento era la vita che respiravo nelle vie di Madrid: mi sono formato in questa università di vita.

Dopo 22 film da regista e sceneggiatore, 11 cortometraggi e altri 13 prodotti, Pedro Almodóvar ha dunque aggiunto questo prestigioso riconoscimento a un palmarès già di tutto rispetto. Perché, come ha spiegato il Direttore della Mostra, Alberto Barbera, che per primo ha proposto di consegnargli il Leone d’oro,

Almodóvar non è solo il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, ma l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente.

Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante.

Nel frattempo, noi abbiamo raccolto in gallery alcuni tra i personaggi femminili che preferiamo del cinema di Pedro Almodóvar. Qual è invece il vostro preferito?

Le madri imperfette raccontate da Pedro Almodóvar
Fonte: Kika - Un corpo in prestito
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