Johana Bahamon: 'Voglio dare una seconda chance a chi non ne ha mai avuta una' - Roba da Donne

Johana Bahamon: "Voglio dare una seconda chance a chi non ne ha mai avuta una"

Abbiamo incontrato Johana Bahamon, ex attrice e ora attivista impegnata per dare una seconda chance alle detenute in Colombia, attraverso spettacoli teatrali ma anche grazie alla creazione di un ristorante unico nel suo genere.

Stare in una prigione ti rende automaticamente un individuo che non merita più alcune possibilità da parte della società, dopo che hai espiato la tua pena?

È quello che si è chiesta Johana Bahamon, che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Colombia.  Ex stella della televisione, Johanna ha lasciato dietro di sé le luci, le telecamere, il trucco e il glamour della sua professione per aiutare più di 30.000 persone nelle carceri colombiane, con la Fondazione che ha creato e il cui scopo è lavorare per la riconciliazione tra ex detenuti e popolazione civile. Ma non solo, nel 2016 ha inaugurato Internal, primo ristorante gourmet aperto al pubblico all’interno di un carcere femminile.

In una prigione lavoriamo per dare una seconda possibilità a coloro che non ne hanno avuta nemmeno una“, mi dice quando la incontro per l’intervista.

Tutto inizia a marzo 2013: Johanna è una celebrità in Colombia ed è stata invitata a un evento a El Buen Pastore, una prigione a Bogotá. È la sua prima volta in una prigione. I volti della dura realtà di una prigione che conosceva solo attraverso i giornali.

La prima carcerata con cui parla le dice: ‘Ho ucciso mio marito, perché l’ho trovato a violentare mio figlio di 3 anni‘. La sua prospettiva sulla vita prende una nuova direzione, suo figlio ha la stessa età e questa storia la travolge ma le dà anche un nuovo potere. È un momento chiave che la porta a decidere di condurre una causa che ora porta tatuata sulla sua anima, ‘seconde possibilità’.

Da questo momento, Johana decide di mettersi al servizio delle detenute, affinché sia proprio lei a offrire alle persone che si trovano in carcere una “segunda oportunidad“, come da lei stessa spiegato nell’incontro TedX del 2015, il primo in una prigione dell’America Latina:

Alzi la mano chi ha fatto un errore,
Alzi la mano chi vorrebbe ricevere un’opportunità per l’errore che ha fatto
Ora, alzi la mano che è disposto a dare un’opportunità a chi ha fatto un errore.

Qual è stato uno dei tuoi primi grandi successi con le donne in prigione?

Uno dei primi grandi successi è stato quello di presentare uno spettacolo con le detenute all’esterno della prigione.
Volevo che tutti le vedessero, che tutti assistessero alla trasformazione di quelle donne, io volevo che fossero nel miglior teatro, con il miglior regista, con i migliori scenari e che fossero viste dai loro parenti in un contesto diverso da quello delle visite domenicali. I loro spettacoli  ora sono nei carnet dei grandi festival teatrali‘.

Da quel momento, l’impegno di Johana nelle carceri si è fatto via via più intenso, fino all’apertura di Internal. Ma è inevitabile chiedere come è possibile trovare un ristorante aperto al pubblico all’interno una prigione?

‘Il ristorante Internal ha aperto le sue porte nel 2016 nella prigione femminile di San Diego a Cartagena, ed è gestito da donne private della libertà grazie al sostegno di grandi e rinomati chef. L’idea è stata ispirata da un ristorante italiano. Questa idea segue una linea di  incoraggiamento alla generazione di competenze professionali per le persone in carcere già ampiamente usata in Europa.
È stato selezionato come uno dei 100 migliori luoghi da visitare al mondo, secondo la rivista TIME nel 2018.
Le detenute trovano la libertà di sognare la propria vita al di fuori della prigione; tornano a essere padrone del loro destino. Sognano la loro seconda possibilità“.

Ma, dato che il lavoro di Johana e della sua Fondazione per offrire una seconda chance non si ferma solo al momento in cui si è detenuti, ma soprattutto quando si smette di esserlo, ecco che Internal non è la sola opportunità offerta; c’è infatti anche il “Ristorante esterno”, in cui un ex detenuto può trovare lavoro e possibilità. È quanto spiega Johana quando le viene chiesto cosa succede all’ex trasgressore una volta lasciato la prigione.

È qui che nasce il ‘Ristorante esterno’; il programma che cerca di garantire decenti opportunità di lavoro per le ex detenute. Così, ‘La Cachaca’, ad esempio  è stato creato per dare impiego a persone che hanno già completato la loro pena.
È così che Libis Alvarez, una ex detenuta eccezionale del programma, che lavora come supervisore ne La Cachaca lo descrive: ‘Non avrei mai immaginato che mi avrebbero dato così tante opportunità, sono molto felice e profondamente grata… Oggi credo in me stessa e posso vivere con dignità‘.

Con la sua Fondazione Johana finora ha raggiunto 34 delle 134 prigioni presenti in Colombia, un Paese che, dice, “ha davvero bisogno di imparare sulla riconciliazione“. E sogna di estendere il suo progetto a molte altre strutture.

L’idea è quella di sistematizzarlo in modo che possa essere implementato in qualsiasi carcere, nazionale e internazionale sotto misure e statistiche. Chiunque abbia la stessa passione può farlo‘.

Qual è il tuo messaggio per le persone che leggono questa storia?

Chiunque commette un errore, deve avere una seconda possibilità, lo meritiamo tutti. Attraverso questa esperienza io invito a cercare la pace interiore, la crescita spirituale, la riconciliazione, a credere negli altri. A credere in noi stessi, perché tutti abbiamo la forza di creare iniziative che possono cambiarci’.

Ti manca recitare?

‘No, non mi manca, ora voglio che recitino loro e si facciano conoscere al mondo. Ho lasciato la mia vocazione perché ho trovato la mia passione, un po ‘in ritardo, quando avevo 30 anni, ma l’ho trovata, e questo quello che voglio fare tutta la mia vita’”.

Johana Bahamon: "Voglio dare una seconda chance a chi non ne ha mai avuta una"

Fonte: @johana_bahamon_/ @veteporelmundo

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Questo il testo dell’intervista in inglese:

SECOND CHANCES TO THOSE WHO HAVE NOT HAD EVEN A FIRST ONE.

Johana Bahamon: “In a prison we work for second chances to those who have not had even a first one”
She left behind the lights, the cameras, the makeup and the glamour of her profession, to make more than 30,000 people in Colombian prisons, through the Internal Action Foundation of which she is the director, they dreaming about what she loves the most: working for reconciliation between the former convicts and the civilian population.

Itt’s March 2013, Johanna is a celebrity in Colombia; she has been invited to an event in El Buen Pastor, a prison in Bogotá. It is her first time in a prison. The faces of the harsh reality of a jail which she only knew, through the newspapers. The first prisioner she talked with, tells her the story: “I murdered my husband, because I found him raping my 3-year-old son.” Her perspective on life takes a new direction, her son is the same age and this story sweeps her but also empowers her. It is a key moment in her decision to lead a cause that she now carries tattooed on her soul “second chances”.

Raise a hand who made a mistake,
Raise a hand who would like to receive an opportunity for the mistake that is been made
Now, raise a hand who is willing to give an opportunity to whom made a mistake.

Texto tomado de la charla TEDx

Through these questions is how Johana Bahamon invite us to reflect on second chances, resilience, healing processes and reconciliation.

– What was one of your first great achievements with women in jail?

‘One of the first great achievements was to present a play with women deprived of liberty outside the prison.
I wanted everyone to see them, that everyone witnessed the transformation of all those women, I wanted them to be in the best theater, with the best director, with the best scenery and to be seen by their relatives in a different context other than going on a Sunday visit. Their  theater plays are already in the tabloids of great theater festivals’.

– It is inevitable not to ask, how is it possible to find a restaurant open to the public inside
a prison?

‘The restaurant ‘Internal’ opened its doors in 2016 at the San Diego women’s prison in Cartagena, which is managed by women deprived of freedom under the support of great and renowned chefs. The idea was inspired by an Italian restaurant. This line of action deals with productivity in prisons and encouraging the generation of professional skills.
Selected as one of the 100 best places to visit in the world. According to TIME magazine in 2018.
Convicts find the freedom to dream of their life outside of jail; vindicated, competent, empowered and owners of their destiny. They dream of their second chance’.

– About he continuity and success of resocialization process, What happens to the ex offender once they leave prison?

‘It is here that ‘External restaurant’ is born; the program that seeks to guarantee decent employment opportunities to former convict people. Thus, ‘La Cachaca’ was created, where some of its employees are people who have already completed their sentence. This is how Libis Alvarez, an outstanding former convict of the program, who works as supervisor in La Cachaca, describes it: “I never imagined that they would give me so many opportunities, I feel very happy and I am deeply grateful … today I believe in myself and I can live with dignity ”.

– How many prisons in the country have you reached with the Foundation?

I have worked belonging to 34 prisons of 134 in Colombia in a country that really needs to learn about reconciliation‘.

– Have you thought about share this initiative to other countries?

‘The idea is to systematize it so that it can be implemented in any prison, national and international under measurements and statistics. Anyone with the same passion can do it‘.

– What is your message for people who read this story?

‘Anyone makes a mistake, let’s give second chances, we all deserve it. Through this experience I invite us to seek inner peace, spiritual growth, reconciliation, to believe in others. To believe in ourselves, because we all have the strength to create transformative initiatives‘.

– Do you miss acting?

I don’t miss acting, now I want them to act and make themselves known to the world. I left my vocation because I found my passion, a little late, when I was 30, but I found it, and this what I want to do my whole life’“.

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