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Il caso di Cyntoia Brown, in carcere per aver ucciso a 16 anni il suo aguzzino

Cyntoia Brown è in carcere da quando aveva 16 anni, condannata per aver ucciso l'uomo che l'aveva comprata come schiava sessuale. A suo favore sono scesi in campo moltissimi personaggi dello spettacolo, che via social chiedono la liberazione della ragazza, oggi ventinovenne.
Fonte: new york post

Cyntoia Brown ha passato gli ultimi 13 anni della sua vita in carcere, e dovrà, se le cose resteranno così, scontare lì anche quelli a venire. È stata condannata quando di anni ne aveva appena 16, per aver ucciso l’uomo che, stando alle sue dichiarazioni, era il suo aguzzino, quello che l’aveva comprata come schiava sessuale.

Il suo caso, oggetto di un documentario della PBS nel 2011, è salito improvvisamente  alla ribalta della cronaca nazionale negli USA con un incessante tam tam sui social media; moltissimi personaggi dello spettacolo hanno preso a cuore la vicenda, chiedendo a gran voce lo sconto di pena per la ragazza, oggi ventinovenne, attualmente detenuta nel carcere femminile di Nashville, in Tennessee, che non potrà godere della condizionale, secondo quanto stabilisce la sua condanna, fino all’età di 67 anni. Praticamente una vita.

Kim Kardashian, Cara Delevigne, sono solo alcuni dei volti noti noti che si sono dichiarati a favore di Cyntoia, con un hashtag, #FreeCyntoiaBrown, che si sta rapidamente diffondendo sui social.

Il sistema ha fallito – scrive Kardashian nel suo tweet – spezza davvero il cuore vedere che una ragazza, schiava del sesso, quando ha il coraggio di reagire si trova in carcere a vita! Dobbiamo fare meglio e fare ciò che è giusto. Ieri ho chiamato i miei avvocati per vedere cosa si può fare per risolvere questo problema.

Cyntoia ha alle spalle una storia difficile, un passato fatto di violenze e di un’instabilità familiare che, indiscutibilmente, hanno pesato profondamente su di lei a livello psicologico. Nata da una madre alcolizzata, che non ha smesso di ubriacarsi neppure durante la gravidanza, Cyntoia mostrerebbe i sintomi della sindrome fetale alcolica, capace di rallentare lo sviluppo cerebrale, almeno secondo quanto sostiene l’avvocato Charles Bone, che attualmente si occupa della causa. Adottata da una famiglia di Clarksville, la ragazza ha abbandonato le scuole elementari scappando di nuovo a Nashville, dove, a 16 anni, si è trovata a vivere in un motel con un magnaccia soprannominato “Kurt Throat”; non è stata una sua volontà, sostiene la linea difensiva, la ragazzina è stata costretta in quella situazione, abusata e violentata ripetutamente e costretta a prostituirsi. “Mi diceva che ci sono ragazze che nascono puttane – racconta una testimonianza di Cyntoia riportata dall’Associated Press e che io ero una di loro, che ero nata sgualdrina. Che nessuno mi voleva, eccetto lui, perciò avrei fatto meglio a imparare a diventare una brava prostituta“.

Cyntoia, secondo le ricostruzioni del suo avvocato, contenute in un articolo sul New York Times, il 6 agosto del 2004 è stata letteralmente comprata da John Mitchell Allen, un quarantatreenne agente immobiliare che l’ha resa un vero e proprio oggetto sessuale; arrivati a casa dell’uomo, Cyntoia è stata portata in camera e, proprio nel momento in cui lui si è chinato sotto il letto, la ragazza ha estratto una pistola dalla borsa e gli ha sparato, prima di fuggire dopo aver preso dei soldi e due fucili appartenenti ad Allen. “Pensavo volesse prendere una pistola quando si è chinato“, ha spiegato Cyntoia, come si evince dai documenti della Corte. La tesi della difesa personale non ha però retto in aula, e la Brown è stata processata, come adulta, nel 2006, finendo con l’essere giudicata colpevole di omicidio di primo grado, con l’aggravante della rapina. Per lei, lo abbiamo detto, si sono aperte le porte del carcere a vita, eppure il suo caso ha suscitato l’interesse di moltissimi, che non reputano sia stata fatta veramente giustizia. Oltre alle celebrity, anche il rappresentante di Stato Jeremy Faison, repubblicano, si è appassionato alla vicenda giudiziaria di Cyntoia, visitandola in carcere nel 2015 e spingendo per un suo rilascio a breve. Per aiutarla, nel 2016 Faison ha addirittura presentato una proposta di legge per rivedere le condanne all’ergastolo per reati giovanili nei casi in cui il colpevole abbia già trascorso 15 anni in carcere, proposta che naturalmente ha scatenato le critiche di tutte le parti politiche, compresi i colleghe repubblicani, i quali lo hanno accusato di avere un atteggiamento troppo “soft” rispetto al crimine.

Cyntoia però viene descritta come una carcerata modello, estremamente intelligente, come lo stesso Faison l’ha definita al NYT: “Dimostra di provare rimorso per ciò che ha fatto – ha spiegato il politico – ma pensa anche a quanto sia stato ingiusto ciò che le è successo, e quello che quel quarantenne le ha fatto“.

Tutti i supporter di Cyntoia sottolineano la sua grande forza di volontà in carcere, gli studi portati avanti con impegno, prima con il raggiungimento del G.E.D (sono piani di studio che forniscono una certificazione a conferma del raggiungimento di un livello di abilità equivalente alla scuola superiore), poi con la laurea ottenuta alla Lipscomb University, un’università cristiana che insegna proprio a chi è in prigione; fra i suoi obiettivi futuri, inoltre, c’è un’altra laurea in arte, da ottenere il prossimo anno, sottolinea l’avvocato Bone.

Una petizione di habeas corpus ( il principio che, nel diritto anglosassone, tutela l’inviolabilità personale, e il diritto dell’arrestato di conoscere la causa del suo arresto e di vederla convalidata da una decisione del magistrato) è tuttora pendente presso la Corte d’Appello, ma i suoi avvocati finora non hanno avuto successo.

Siamo fiduciosi che la corte o il legislatore o, in ultima analisi, il governatore considereranno il suo caso favorevolmente e accorciano il più possibile la sua pena“, ha però fatto sapere il signor Bone.

Di tutt’altro avviso è invece Jeff Burks, che ha preso parte al processo di Cyntoia e ora è un assistente procuratore distrettuale a Madison, in Georgia; l’uomo ha infatti detto a Fox 17 di Nashville che la ragazza non dovrebbe essere considerata una vittima. “C’è stato un gruppo di persone che ha voluto rendere la signora Brown una vittima e una celebrità da quando questo è accaduto – ha detto Burks – ma lei non era oggetto di traffico umano, non era una schiava del sesso. Non è giusto per la vittima e la sua famiglia, che stanno dall’altra parte di questo caso, che questo aspetto venga così sottovalutato”.

Nonostante ciò, il messaggio per aiutare Cyntoia si diffonde sempre più rapidamente sui social, e non è escluso che altri Vip possano prendere parte alla causa per liberarla.

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