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Galleria: L’oltraggio a Giuseppe, il bambino rapito per 2 anni e sciolto nell’acido

L'oltraggio a Giuseppe, il bambino rapito per 2 anni e sciolto nell'acido

Nel 1996 l'Italia rimase sconvolta per la fine brutale del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido dopo più di due anni di sequestro. Oggi nuove intercettazioni aggiungono nuovi agghiaccianti dettagli sull'orrore di cui si macchiò la mafia nei confronti del bambino.

Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino. Sono solo alcuni dei nomi, tanti, di chi negli anni è stato massacrato dalla mafia.

Cosa Nostra, in Italia, potrebbe aver fatto qualcosa come 5000 vittime, dagli ultimi decenni del XIX secolo in poi.
Chiunque si sia opposto ai signori del crimine, chi ha cercato di fare chiarezza sui loro affari o li abbia “traditi”, rendendosi disponibile a raccontare alle forze dell’ordine particolari scomodi sul loro modus operandi e i traffici illeciti, ha pagato con la vita. O con la vita di un caro, come nel caso di Santino Di Matteo, pentito, ex luogotenente di Totò Riina, arrestato il 4 giugno 1993 con l’accusa di 10 omicidi mafiosi, fra cui la partecipazione proprio alla strage di Capaci dove persero la vita il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e altri tre agenti della scorta.

A Di Matteo rapirono il figlio, Giuseppe, un ragazzino di appena tredici anni, per fargli fare una fine atroce, dopo averlo tenuto sotto sequestro per 779 giorni, più di due anni.

Il 19 aprile è scattata l’operazione “Anno zero”, in provincia di Trapani, che ha portato al fermo di 21 persone, tutti presunti affiliati alle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna.

L’azione congiunta di polizia, carabinieri e della Dia, la Direzione investigativa antimafia è arrivata a smantellare la rete di comunicazione di Matteo Messina Denaro, tra i principali organizzatori del rapimento del piccolo Giuseppe, composta da chi smistava i suoi “pizzini”. Le accuse per loro sono di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni, tutti con l’aggravante della modalità mafiosa.

E proprio nell’ambito di questa operazione sono venute alla luce delle intercettazioni scioccanti proprio sul brutale omicidio del piccolo Di Matteo. Come quella del 19 novembre 2017, appartenente a uno dei fiancheggiatori di Messina Denaro, che sosteneva che Totò Riina, storico capomafia del clan dei corleonesi, avesse fatto bene a ordinare l’uccisione del ragazzino.

‘Non ha fatto bene? Ha fatto bene! […] Se la stirpe è quella… Suo padre perché ha cantato?’, questo il contenuto di alcune delle intercettazioni.

‘Il bambino è giusto che non si tocca – continua l’intercettazione – però settecento giorni sono due anni … Tu perché non ritrattavi tutte cose? Se tenevi a tuo figlio, allora sei tu che non ci tenevi’.

‘Una persona la puoi ammazzare una volta, ma la puoi far soffrire un mare di volte’, risponde un altro interlocutore.

Inutile dire che queste parole mettano davvero i brividi, per la spietatezza e il cinismo con cui vengono pronunciate. Tutto questo non è oltraggioso per Santino Di Matteo e la moglie Francesca, che, al di là di tutto quel che si può e si deve pensare sul passato criminale di lui, hanno perso un figlio, ma è oltraggioso per Giuseppe. Per un bambino che è stato reso capro espiatorio per i peccati del padre e poi brutalmente assassinato, senza neppure che la famiglia potesse avere diritto a dargli una sepoltura, un luogo dove onorare la sua memoria.

Perché Giuseppe, dopo due anni di agonia e di sevizie, è stato sciolto nell’acido.

La storia del suo sequestro e della sua fine atroce è raccontata in gallery.

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