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Il mito di Evita Perón e la raccapricciante storia mai raccontata della lobotomia

Evita Perón fu dalla parte dei deboli e dei poveri. Ma sulla sua fine prematura, avvenuta a soli 33 anni, da qualche tempo aleggia un incredibile mistero. La pasionaria argentina avrebbe subito una lobotomia che ne avrebbe accelerato la morte.

Forse l’interpretazione di Madonna nel film omonimo del 1996 diretto da Alan Parke contribuì solo ad accrescere la sua fama soprattutto tra le nuove generazioni, ma Maria Eva Duarte, meglio conosciuta come Evita, ha davvero rappresentato un’icona mondiale senza tempo, una donna amatissima non solo dal suo popolo, in Argentina, ma in tutto il mondo.

La moglie del presidente sudamericano Juan Perón, first lady alla Casa Rosada dal 1946 al 1952, anno della sua prematura scomparsa, ha davvero incarnato un ideale di donna emancipata e intraprendente, ricca di forza e di volontà, doti grazie alle quali si insediò nel cuore degli argentini conducendo, al loro fianco, battaglie sociali di grande impatto dedicate proprio alle fasce più emarginate della società.

Evita si occupò con impegno e passione degli ultimi, dei poveri, dei bambini, delle donne, rappresentando il prototipo di una donna forse all’epoca impensabile per intelligenza e potenza, e contribuendo magnificamente ad accrescere anche la popolarità del marito, che ovviamente godeva, di riflesso, dell’amore del popolo argentino per lei.

Eppure, nella vita di Evita, finita a soli 33 anni per un tumore all’utero, ci furono anche ombre e misteri, l’ultimo dei quali, incredibile, è stato rilanciato nel 2015 dal giornale Neurosurgical Focus, e ripreso, tra gli altri, dalla BBC. Il neurochirurgo della Yale University Medical School, Daniel Nijensohn, avrebbe infatti rivelato prove che confermerebbero in maniera inconfutabile che Evita Perón fu sottoposta a lobotomia due settimane prima di morire. Una verità scomoda, naturalmente, che sarebbe stata insabbiata per oltre sessant’anni uscendo allo scoperto solo nel 2011, anno in cui cadde il segreto di Stato sulla sua morte.

Secondo la teoria dell’esperto americano, Evita non sarebbe morta principalmente a causa del tumore, ma per un’operazione al cervello, una vera e propria lobotomia, un intervento in grado di recidere le connessioni neurali con il lobo prefrontale e di interrompere quindi le risposte emozionali.

Manena Riquelme, confidente ed infermiera di James Poppen, il medico che avrebbe praticato l’intervento, sembrerebbe confermare l’ipotesi di Nijensohn, dato che avrebbe affermato che Evita sopravvisse effettivamente alla lobotomia, ma uscì dal tavolo operatorio come un vegetale, smettendo completamente di mangiare e accelerando la sua strada verso la morte.

Nijensohn sarebbe giunto a questa incredibile verità dopo aver effettuato una scansione ai raggi X del teschio di Evita, e dopo la diffusione della notizia naturalmente le ipotesi si sono sprecate: c’è chi ha sostenuto che l’intervento (un tempo usato principalmente nei manicomi) potrebbe essere stato usato per aiutare Evita ad affrontare il dolore cronico per il tumore che l’aveva colpita, ma altri hanno parlato di un disperato tentativo di Juan Perón di frenare i comportamenti della moglie, divenuti folli e sicuramente pericolosi per il regime, sull’orlo della guerra civile.

Poco tempo prima di morire, infatti, Evita aveva avuto qualche uscita pubblica giudicata “sconveniente”, ad esempio quando, durante il suo ultimo discorso ufficiale, il 1° maggio del 1952, si scagliò furiosamente contro i suoi nemici, osannata dal popolo argentino. Ci sarebbe inoltre un documento di 79 pagine, redatto poco prima della morte, chiamato “Il mio messaggio”, che sarebbe stato scritto da Evita in uno stato di profonda alterazione e violenza. Evita nelle ultime dichiarazioni ufficiali esortava il popolo a “ribellarsi contro quegli imbecilli che invitano alla prudenza” e propugnava una decisa virata verso il fanatismo per “sfidare l’oligarchia”.

Evita, dal suo letto di morte, avrebbe persino ordinato 5000 pistole automatiche e 1500 mitragliatrici al Principe Bernhard d’Olanda, all’insaputa del marito, per armare i sindacati e creare vere e proprie milizie di lavoratori, guadagnandosi il livore dei sostenitori di Peron, che verrà poi destituito nel 1955, tre anni dopo la morte della moglie, con un golpe militare che portò a insediarsi alla Casa Rosada la sua terza consorte, Isabel.

Proprio dopo l’esilio in Spagna dell’ex presidente argentino il corpo di Evita inizia un assurdo pellegrinaggio, come si racconta in questo articolo: al colonnello Carlos Eugenio Moori Koenig, ricevuto dal presidente Pedro Eugenio Aramburu, viene dato il compito di dare una dimora al cadavere di Eva Perón. Moorri conservò il corpo di Evita nel seminterrato della sua casa, e fu accusato di essersi innamorato del cadavere, tanto che alcuni, notando che i suoi atteggiamenti si erano fatti effettivamente strani e bizzarri, dissero addirittura che avrebbe violato il corpo della donna.

Quando il presidente Aramburu fu informato degli eventi, trasferì la responsabilità della destinazione del corpo di Eva Perón al colonnello Héctor Cabanillas, che mobilitò la Chiesa, attraverso l’Arcivescovo di Buenos Aires e Nunzio Apostolico, per intercedere presso quello che sarebbe poi diventato Papa Pio XII per inviare il corpo di Evita in Italia. Così avvenne, e la ex first lady fu sepolta nel cimitero di un convento di suore sotto il falso nome di Maria Maggi de Magistris, una presunta emigrata italiana morta in Argentina.

Ma nel 1971 il governo argentino decide di consegnare il corpo di Evita all’ex marito, che finalmente lo riceve in Spagna nel 1971. Si dice che Perón rimase colpito dal suo quasi perfetto stato di conservazione nonostante fossero passati quasi 20 anni dalla morte. Dopo il ritorno in Argentina, e la nuova vittoria alle presidenziali nel 1973, con Isabel come vicepresidente, il corpo di Evita rimase in Spagna, alla residenza Perón “Puerta de Hierro”.

Nel 1974, dopo la morte di Perón e la salita al potere di Isabel, quest’ultima ordinò di portare il corpo di Evita dalla Spagna, per farlo imbalsamare assieme al cadavere del marito ed esporlo al pubblico.

Tuttavia, nel 1976, un nuovo colpo di stato militare rovescia Isabel, che viene arrestata. Di nuovo i militari devono trovare una sistemazione al corpo di Evita che stavolta però è assieme a quello del marito. Finalmente, e saggiamente, decidono di consegnare i corpi alle loro famiglie. Evita viene quindi sepolta nel mausoleo della famiglia Duarte nel cimitero della Recoleta, 24 anni dopo la sua morte, dove ancora riposa.

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