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La storia di Colleen Stan, la ragazza tenuta prigioniera per 7 anni in una scatola

Ecco la storia di Colleen Stan, che fu rapita nel 1977 e tenuta in una scatola per 7 anni. Ve la raccontiamo affinché cose del genere non accadano mai più.

Colleen Stan è la protagonista di una di quelle storie vere che non vorremmo mai raccontarvi, tanto celebre da avere una sua pagina Wikipedia che spiega tutto nel dettaglio. Vicende del genere sono passate alla storia ed è giusto tramandarle perché non accadano mai più e perché sono il segno tangibile di una malvagità di un uomo verso una donna (o, meglio, in questo caso più di una). Questa storia, come racconta All That’s Interesting, inizia il 19 maggio del 1977, quando la giovane, all’epoca neppure 21 anni, fu sequestrata mentre faceva l’autostop da Eugene nell’Oregon fino a una città nel Nord della California, dove dei suoi amici l’attendevano per una festa.

La ragazza era un’habitué dell’autostop: si convinse a salire su un van di colore blu condotto da Cameron Hooker, perché con lui c’erano una donna – la moglie Janice – e una bambina – la figlia. Quando l’auto, dopo un tratto di strada, si fermò per fare rifornimento, Colleen Stan si recò in bagno, sentendo l’impulso di scappare. Si rispose che doveva essere solo un po’ di paranoia e proseguì con gli Hooker. Che però subito dopo imboccarono una strada sterrata e, minacciando la giovane con un coltello alla gola, le imprigionarono la testa in una scatola che impediva qualunque stimolo sensoriale esterno.

Una volta a casa degli Hooker, Collen Stan fu spogliata e ammanettata in sospensione all’interno di una cantina, picchiata da Cameron e lasciata lì bendata mentre gli Hooker facevano sesso sotto di lei. Da quel giorno, la ragazza fu tenuta prigioniera in una scatola per 23 ore al giorno, finché fu costretta a firmare un contratto di schiavitù sessuale a gennaio 1978. Cameron Hooker le aveva fatto il lavaggio del cervello, facendole credere di far parte di un’organizzazione criminale chiamata The Company e che una sua fuga o una sua ribellione avrebbero causato serie conseguenze per lei e la sua famiglia.

Cameron Hooker aveva lettoil romanzo erotico Histoire d’O e voleva che Colleen fosse come la protagonista, tanto che la rinominò K, pretese di essere chiamato Maestro e iniziò a stuprarla, dapprima oralmente, poi nella vulva e nell’ano con degli oggetti. Gli Hooker a questo punto si trasferirono su una casa mobile, dove Colleen Stan fu tenuta imprigionata in una scatola sotto il letto ad acqua dei coniugi. Proprio su quel letto, Janice partorì per la seconda volta nel 1978, mentre la ragazza era imprigionata sotto di lei.

Per cercare di sopravvivere evitando punizioni dolorose, la giovane decise di essere accondiscendente e Cameron Hooker le consentì di aiutare la moglie in casa con i figli, fare giardinaggio e uscire per un po’ a fare jogging ogni giorno. Nel 1981, le permise anche di andare a trovare la famiglia, che vide la ragazza palesemente alienata, tanto che tutti credettero avesse aderito a una setta e non la contrastarono per paura di non vederla più. Colleen presentò Cameron come il suo fidanzato e la famiglia scattò loro una foto.

Ma a questo punto l’uomo temette di aver dato alla ragazza troppa libertà, per cui al loro ritorno, ricominciò a tenerla prigioniera nella scatola per 23 ore al giorno. Colleen Stan veniva liberata solo per un’ora per essere nutrita e torturata. Nel 1983, si ritornò alla situazione precedente e Cameron le permise addirittura di trovare lavoro come cameriera in un motel. Ma nell’agosto ’84 – dopo ben sette anni, sic! – i sensi di colpa iniziarono a divorare Janice, che confessò a Colleen che Cameron non facesse parte di The Company – senza menzionare però che l’organizzazione non esistesse.

Colleen scappò e si diresse a uno scalo d’autobus. Qui chiamò Cameron al telefono, che scoppiò a piangere. La giovane tornò alla propria famiglia, ma non denunciò gli Hooker subito, perché credeva che si sarebbero costituiti da soli e voleva lasciar loro una possibilità di pentimento, tanto che talvolta contattava telefonicamente Cameron. La denuncia arrivò però, tre mesi dopo, ma fu la stessa Janice a sporgerla. La donna raccontò tutto alla polizia di Red Bluff, anche in relazione a un’altra ragazza, Marie Elizabeth Spannhake, scomparsa nel 1976, che Cameron aveva rapito torturato e ucciso.

Gli inquirenti non trovarono mai i suoi resti, tuttavia partì un processo che vide Colleen Stan testimone chiave. Al banco dei testimoni ci fu però anche Janice, che concordò di accusare il marito per avere una pena più lieve – affermando a sua volta di essere stata soggiogata e torturata da Cameron per anni, prima del rapimento di Colleen. Cameron sta scontando in carcere una pena di 104 anni di reclusione. Nel 2015 gli è stata rifiutata l’uscita sulla parola, che potrà chiedere ancora nel 2022. Colleen e Janice vivono oggi due vite normali, senza alcun contatto reciproco. Hanno cambiato cognome. Colleen in particolare ha preso la laurea, si è sposata e ha avuto una figlia. E si è unita a un’organizzazione che aiuta le donne vittime di abusi. Molto tempo più tardi ha parlato apertamente della sua storia, oggetto di numerosi richiami nella cultura pop, come riporta People.

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