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Galleria: Chitarristi maledetti: l’infanzia di Axl Rose e Slash che doveva morire a 35 anni

Chitarristi maledetti: l'infanzia di Axl Rose e Slash che doveva morire a 35 anni

I drammi e la musica salvifica - anche il rock'n'roll "maledetto" dei Guns'n'Roses: ecco la storia di Axl Rose e Slash.

Le storie di Axl Rose e Slash sono state intrecciate in molti modi. I due artisti non sono solo parte della band dei Guns’n’Roses, ma hanno avuto vicissitudini che li hanno sia avvicinati che allontanati nel tempo. Tanto che Axl riguardo al  collega dirà sia che «Slash è un cancro che va estirpato, eliminato», ma anche che «Slash è una persona stupenda».

La vicenda personale e triste di Axl Rose inizia quando il pianista e polistrumentista è solo un bambino. A due anni, il padre biologico William Rose lasciò la madre Sharon E. Lintner, dopo aver rapito e violentato il figlio.  Axl Rose ne ha parlato per la prima volta nel 1992 in un’intervista a Rolling Stone, (un periodo in cui stava effettuando una terapia regressiva in grado di fargli ricordare esperienze legate alla primissima infanzia). Per molto tempo infatti l’artista visse senza sapere di suo padre, ma gli effetti dei traumi erano evidenti, con incubi orribili e cadute frequenti dal letto a castello. La madre non gli parlò del padre biologico finché lui non trovò dei documenti.

Gli occhi di mia madre diventano neri quando se ne parla – raccontò in quell’intervista – per quanto fosse terribile quella persona. Con la terapia ho scoperto che mia madre e lui non andavano d’accordo. Lui mi rapì perché qualcuno non stava badando a me. Ricordo un ago. Ricordo una puntura. E ricordo di aver subito un abuso sessuale da parte di quest’uomo e di aver visto qualcosa di terribile accadere a mia madre quando venne e riprendermi. Non conosco tutti i dettagli. Ma ho avuto le reazioni fisiche tipiche dell’aver subito tutto ciò. Ho avuto problemi alle gambe e altro ai muscoli che furono danneggiati all’epoca. Ho sepolto tutto e in qualche modo sono stato uomo, perché il solo modo per affrontarlo era seppellire lo schifo. L’ho sepolto per sopravvivere – non l’ho mai accettato.

Con il patrigno Stephen Bailey – da cui prese poi il cognome per un periodo – non andò però meglio: anch’egli era un uomo disturbato, che lo molestava e che faceva lo stesso con il resto della famiglia. Paradossalmente fu anche un genitore molto rigido, che impartì ai figliastri una severa educazione religiosa di orientamento cristiano. Picchiava la madre, Axl stesso e sua sorella – che venne molestata fino al 1991. Le violenze furono così sistematiche, che il cantante visse per molto credendo che fosse tutto normale.

La mia crescita – ha continuato nella stessa intervista – è stata bloccata a 2 anni di età. E quando parlano di Axl Rose come di un bambino di 2 anni che urla e scalcia, hanno ragione. C’è un bambino di 2 anni che strilla che è veramente arrabbiato, si nasconde e non si mostra spesso, neanche a me. Perché non sono stato in grado di proteggerlo. Il mondo non lo ha protetto.

Nemmeno l’adolescenza fu un periodo positivo per Axl Rose, che ebbe continui conflitti con la polizia locale – viveva a Lafayette, in Indiana – che d’altra parte l’aveva preso di mira. Iniziò però a interessarsi di musica e poi a 17 anni andò via da casa per inseguire il suo sogno. Ma non prima di aver cambiato nuovamente cognome, riprendendo quello del padre biologico, di cui aveva da poco scoperto l’identità. Si potrebbe pensare che i guai fossero finiti per Axl. E invece no: a 26 anni gli fu diagnosticato un disturbo bipolare.

Uno psichiatra mi ha prescritto una cura a base di litio – afferma Axl – Anche se dopo la cura non ho notato niente di diverso in me, prendo la cura molto seriamente, controllo perfettamente la mia situazione psichica ma il fatto è che sono ipersensibile, iperteso, ipernervoso e quando mi annoio mi sento fottutamente depresso.

I contrasti tra Axl Rose e Slash derivano anche con dal comportamento che il frontman ebbe a causa di questo disturbo. Axl è stato per anni sempre in ritardo, alle prove, agli incontri con la band, ai concerti – doveva darsi tempo affinché le nuvole abbandonassero il suo sguardo e per fornire ai fan il migliore spettacolo possibile in termini di musica. Non vedendosi per molto tempo, Axl Rose e Slash hanno però seppellito rispettivamente l’ascia di guerra: come lo stesso chitarrista ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera, rivedendosi dopo tanto tempo in sala prove è scattata la scintilla, tutti i loro dissapori sono volati immediatamente nel passato, come se nulla fosse accaduto.

Per Axl è comprensibile che sia andata così: in tanti anni di drammi reali avrà lavorato molto su cosa non si può perdonare e cosa invece sì. Ma anche Slash, dal canto suo, sa che la vita è una e non bisogna sprecarla stando arrabbiati. Nel 2000, nel cuore del chitarrista è stato inserito un defibrillatore con un’incisione di 5 centimetri attraverso l’ascella – con un’aspettativa di vita di un mese e mezzo circa. Un intervento che ha spinto Slash ad abbandonare gli stravizi, l’alcol in particolare. Ed è fortunatamente ancora qui a deliziarci con la sua musica.

Ho smesso da dodici anni – raccontò il chitarrista al Corsera riferendosi all’alcol – e la vita da tour, con tutti i vizi annessi e connessi, non mi ha offerto alcuna tentazione: è una cosa del passato, di quando mi sono accorto che era una schiavitù che non mi dava più alcun piacere. [Il defibrillatore] Sarebbe più faticoso toglierlo: quindi me lo tengo stretto, a eterna memoria. Al tempo non ho pensato a niente, se non che ero preoccupato di non riuscire a portare a termine i concerti che avevo in programma: così mi sono attaccato al lavoro e sono sopravvissuto.

Chitarristi maledetti: l’infanzia di Axl Rose e Slash che doveva morire a 35 anni

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