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Galleria: La quasi morte di Boy George e il ritorno alla vita

La quasi morte di Boy George e il ritorno alla vita

Da icona degli anni '80 ai guai con droga e giustizia: Boy George ha vissuto almeno tre vite diverse, quella della star, quella sull'orlo del precipizio, e l'ultima, quella - finalmente - della rinascita.

Dalle stelle alle stalle e ritorno, così si potrebbero sintetizzare, con un notissimo modo di dire, le tante vite di George O’Dowd, conosciuto soprattutto a chi è cresciuto negli anni Ottanta come Boy George.

L’eccentrico e carismatico leader dei Culture Club può a pieno titolo essere considerato il precursore della libertà, anche sessuale, di espressione, e un antesignano – seppur involontario – di tutte le battaglie civili per il diritto a esibire esplicitamente la propria omosessualità in tempi “non sospetti”, in cui molti colleghi del cantante britannico, allora all’apice del successo come lui, preferivano mostrarsi come esempi di virilità e mascolinità esplicita (basti pensare al George Michael di I want your sex o di Freedom, nel cui videoclip erano presenti splendide top model) piuttosto che dare adito a dubbi circa i loro gusti sessuali.

Boy George abbandonò rapidamente la fase della negazione, passando piuttosto quelle della bisessualità, del “molto confuso”, “non confuso”, e “non poi tanto appassionato del sesso” (“Preferisco una tazza di tè al sesso”, è una delle sue frasi poi divenute celebri), e sicuramente rappresentò un forte esempio di personalità e autorevolezza a dispetto dell’aspetto angelico, quasi femminile, e della voce che, seppur potente, era molto delicata.

Tratti talmente gentili, i suoi, che nel 1984,  per il suo arrivo a Sanremo, finì sulle prime pagine di tutti i giornali, come racconta questo articolo di XLRepubblica, perché all’aeroporto di Nizza non volevano farlo passare: “Sul passaporto c’è la foto di un uomo, ma noi qui vediamo una donna”, fu la goffa spiegazione delle autorità aeroportuali, che probabilmente non avevano mai sentito il tormentone Karma Chamaleon, che più di tutti fece diventare la figura di Boy George un’icona, culturale e, perché no, anche fashion.

Peccato che, come a troppe star è accaduto, dopo il successo planetario per Boy George arrivò anche la fase del declino, dei guai giudiziari, dei problemi con il peso, non solo fisico ma probabilmente anche della propria stessa figura e di quel che aveva rappresentato per il decennio dei fantastici “Eighties”; Boy George attraversò una fase più dedita al genere house con il gruppo dei Jesus Loves You, adottando anche un secondo pseudonimo, quello di Angela Dust , con un chiaro richiamo all’espressione inglese “angels dust”, la “polvere degli angeli”, che suggerisce l’uso di droga in polvere.

Perché nel periodo post Culture Club, ovvero dopo il 1986, i problemi con cocaina ed eroina già avuti da Boy George durante la sua esperienza con la band si acuirono al punto da fargli sfiorare la morte, vissuta comunque indirettamente con la scomparsa di alcuni amici e persone vicinissime al gruppo, fra cui  il musicista statunitense Michael Rudetsky, che per loro aveva composto Sexuality, trovato morto per overdose nella casa di George, a Londra.

Di questi anni di Boy George si parla più per i guai con la giustizia e con la legge, per la pena scontata in carcere per la violenza ai danni di un escort, per i problemi finanziari ed economici e per l’instabilità nel peso.

La sua stella vive anni di inesorabile, triste buio, ma Boy George, caparbiamente,  ha saputo rialzarsi e reinventarsi: ha intrapreso una nuova carriera, perso i troppi chili accumulati nel periodo nero, ha abbandonato treccine e trucco punk per puntare su un look più naturale, dove comunque un accenno di make up non manca mai; perché, in fondo, non ci si può snaturare per piacere solo agli altri, e questo lui lo insegnava già trent’anni fa, mentre molti si nascondevano e lui aveva il coraggio di mostrarsi per ciò che era, semplicemente.

Tutta la lenta discesa di Boy George e la sua faticosa risalita sono raccontate nella nostra gallery.

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