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Galleria: 6 “avanzi evolutivi” che non ci servono più, ma abbiamo ancora

6 “avanzi evolutivi” che non ci servono più, ma abbiamo ancora

6 "avanzi evolutivi" che non ci servono più, ma abbiamo ancora
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Ci sono persone che non credono all’evoluzione della specie teorizzata da Charles Darwin. Per molti è per via del cosiddetto «anello mancante» tra primati e uomini, ma in realtà sono tanti gli avanzi evolutivi che sono ancora presenti nell’organismo umano. Lo racconta sul suo profilo Twitter l’antropologa evolutiva Dorsa Amir, che ha raccolto alcune di queste caratteristiche ancora presenti sul nostro corpo, per divulgarle tra le persone. Si tratta di contenuti davvero interessanti, che per fortuna sono diventati ben presto virali.

I miei interessi e le mie ricerche – racconta Dorsa a BoredPanda – sono radicati in una profonda curiosità su chi siamo come specie. Una delle caratteristiche più interessanti della nostra storia evolutiva è che ci siamo mossi per millenni in mezzo alla natura, per poi negli ultimi diecimila anni circa passare a un mondo di supermercati e astronavi. È più strano di qualunque serie televisiva. Sono estremamente fortunata ad avere avuto l’opportunità di trasformare questa curiosità in una carriera lavorativa.

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Sulla teoria evoluzionista, anche se non si è tra gli scettici, esiste ancora molta confusione, che rischia di snaturare il principio cardine di Darwin. Difatti, molti vedono la selezione naturale e l’evoluzione come strumenti di un piano precostituito, finalizzato alla funzionalità in relazione all’ambiente. Chiaro è l’esempio delle giraffe che, per arrivare alle foglie degli alberi più alti, “hanno allungato il collo”. In realtà non esiste alcuna intenzionalità nella selezione naturale, bensì si tratta di mutazioni causali del codice genetico (che avvengono sempre, in tutte le specie) che portano quindi alla nascita di individui che hanno caratteristiche più o meno diverse dai propri simili, che li possono quindi rendere più o meno adatti a un determinato ambiente. Se tale mutazione risulta favorevole, tale individuo avrà perciò più possibilità di sopravvivere, riprodursi e quindi trasmettere il proprio gene mutato, che man mano diverrà il tratto dominante. Perciò le giraffe non hanno allungato il collo, bensì sono sopravvissute di più quelle che, per caso, avevano il collo più lungo, fino a quando quelle con il collo corto sono scomparse.

L’antropologa ha spiegato che, affinché un tratto scompaia, si deve attivare una selezione sfavorevole al suddetto tratto – che, proprio come il collo corto per le giraffe, in base all’ambiente circostante diventa dannoso sulla capacità di sopravvivere e riprodursi. Questi cambiamenti non avvengono però in poco tempo, occorrono secoli perché si attui una selezione, che quindi procede gradualmente e questo spiegherebbe perché anche i nostri corpi presentano tratti apparentemente senza funzione, che sono solo il retaggio di qualcosa che nei nostri antenati invece era una caratteristica ben definita. C’è però da dire che il progresso tecnico-scientifico ha cambiato un po’ le cose negli ultimi decenni, indebolendo la forza della selezione naturale: la medicina è infatti in grado di tutelare e aiutare chi ha una malattia, assicurando la sopravvivenza e la proliferazione di quegli individui che dal secolo scorso, e andando indietro nel tempo, non sarebbero riusciti ad avere una vita lunga o perfino a riprodursi e quindi a trasmettere le proprie caratteristiche.

Nella gallery trovate alcuni di questi tratti, con la spiegazione di Dorsa Amir.