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Licenziata perché incinta: la storia di Cathy

Un altro caso che fa riflettere sulla discriminazione femminile nel posto di lavoro: dalla Francia, la storia di Cathy. Una donna incinta che si ribella alla decisione dell'azienda.

Questa notizia, per lo meno qui in Italia, fa sorridere. Ma non di quei sorrisi veri, di quelli amari, che ti fanno solo sollevare un angolo della bocca come quando qualcuno di fastidioso ti parla e non sai come fare per liberartene.

Una notizia che sa di vittoria dolce-amara, per le donne.

Questa è la storia di Cathy, una giovane lavoratrice francese come tante. Ad un certo punto, come nella vita di molte altre donne, Cathy rimane incinta. Cathy avvisa l’azienda, forse premunendosi di un’armatura per non essere tramortita dal datore di lavoro. Correte ai ripari!!!! E’ rimasta incinta! Cos’è questo strano fenomeno che impone ad un’unità produttiva di rimanere a casa, improduttiva e di percepire pure un compenso? Si chiama maternità. Ah. Ma a me mica sta bene. Cosa succede a Cathy? Viene licenziata. Qui in Italia, direte, dove è la novità? Nessuna. Ma dall’altra parte del confine Cathy decide che non ci sta, prende in mano la situazione e fa causa all’azienda che l’aveva licenziata. Aveva intenzione di essere reintegrata in quel posto che si era tanto sudata, ma c’è stato qualcosa di più: la Corte d’appello di Montpellier, ha fatto le cose veramente per bene: non solo ha dato ragione alla donna, ma ha anche condannato l’azienda a versarle 240mila euro di risarcimento per una discriminazione di genere.

Un sincero applauso a chi ha preso questa decisione. Perché a noi, su queste cose, nonostante la legislazione bella e pronta, ci danno la polvere. La legislazione nessuno la usa, perché è la mentalità che comanda, quella che conosciamo bene tutte.

Una vittoria per Cathy e per le donne in generale, ma non per noi italiane, perché qui non credo esisterà mai chi si sognerà di dare un risarcimento del genere a una donna che viene licenziata solo perché è rimasta incinta (“Alla fine, con la crisi, non poteva mica rimandare???”). E anche il fatto di dover ricorrere a una sentenza di tribunale per far valere un diritto che si crede sia inviolabile, fa ben riflettere su come sia la situazione delle donne non solo qui in Italia, (che si sa essere il fanalino di coda in Europa) ma anche negli altri paesi, seppur più avanzati.

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