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Zara messa sotto accusa da Greenpeace: "Moda tossica"!

Greenpeace e la sua nuova battaglia. Stavolta contro Zara (e non solo) che è accusata di utilizzare sostanze chimiche tossiche in alcuni capi d'abbigliamento distribuiti in tutto il mondo.

Lo scorso 20 novembre, con una sfilata shock a Pechino, Greenpeace ha lanciato il rapporto Toxic Threads – The Fashion Big Stitch-Up in cui svela delle indagini su alcune delle catene d’abbigliamento più famose al mondo. Nel centro del mirino il brand low cost Zara accusato di utilizzare, nei capi, sostanze chimiche – nonilfenoli etossilati, ftalati e alchilfenoli – che a contatto con l’ambiente si trasformano in composti tossici che alterano il sistema ormonale dell’uomo. A contatto con la pelle questi componenti potrebbero essere cancerogeni e ,oltre a costituire un rischio per le persone che indossano i capi contaminati, potrebbero creare altrettanti danni ambientali causando avvelenamenti alle acque del pianeta.

Il rapporto Toxic Threads è solo un nuovo documento della campagna Detox. Lanciata nel 2011 ha dimostrato la responsabilità dell’ inquinamento da parte dell’industria tessile. L’intenzione è di fermare l’avvelenamento delle acque del Pianeta da parte delle industrie che usano sostanze chimiche pericolose nei propri cicli di produzione.

Ma non è solo Zara ad essere stata richiamata dagli ambientalisti: Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blažek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Levi, Victoria ‘s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl. Tutti marchi molto famosi ed importanti sul panorama della moda a cui Greenpeace ha chiesto di impegnarsi per azzerare l’utilizzo di sostanze chimiche pericolose entro il 2020 e di imporre ai loro fornitori di rivelare alle comunità locali i valori di tutte le sostanze chimiche tosse rilasciate nelle acque dai loro impianti.

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