Ghazal Ranjkesh: chi è la donna simbolo della resistenza iraniana

Ghazal Ranjkesh è una giovane donna colpita a un occhio dalla polizia iraniana: è rimasta accecata ma continua a combattere per i diritti delle donne e contro le violenze delle forze di regime.

Ghazal Ranjkesh era solo la punta di un iceberg di orrore perpetrato dalla polizia iraniana. Ferita, quasi uccisa, accecata, è riuscita non solo a sopravvivere, ma a diventare una testimonianza che combattere il regime degli ayatollah è possibile. La sua storia ha fatto il giro del mondo, una macchina di pace contro la propaganda e pro veritate.

Chi è Ghazal Ranjkesh

Ghazal Ranjkesh è una giovane donna curda, che è stata accecata durante una manifestazione contro il regime degli ayatollah, il Codice penale iraniano e la polizia morale che hanno portato all’omicidio di Mahsa Amini.

La manifestazione e l’accecamento

È il 15 novembre 2022 a Teheran. Sono trascorsi quasi due mesi da quando Mahsa Amini è stata arrestata e uccisa dalla “polizia morale” iraniana perché non indossava l’hijab correttamente. Le attiviste di Donna Vita Libertà protestano per le strade della capitale. Come riporta The Global News, Ghazal Ranjkesh, studentessa di giurisprudenza, sta rientrando in casa con la madre, ma viene colpita all’occhio destro da un membro delle forze di sicurezza iraniane. Lei si preoccupa subito per la madre, dicendo, come racconta Stop Fundamentalism:

Non aveva idea che fossi a prova di proiettile (chi ha sparato, ndr). Non aveva idea che il mio corpo e la mia anima fossero più forti del tremare di fronte al suo fucile e del ritirarsi. Quando non riuscivo a respirare per il dolore all’occhio, la prima cosa che ho chiesto è stata: “Mamma, stai bene?”, “Ti hanno sparato?”. Ghazal, quella sono io.

I danni fisici e la sopravvivenza

Il colpo non è stato solo doloroso: i pallini hanno devastato il bulbo oculare tanto da accecarla, la palpebra e parte dal viso, per cui la giovane donna ha dovuto ricorrere a un intervento di chirurgia per la ricostruzione della palpebra e ben 52 punti di sutura. Ha registrato un danneggiamento della retina, e un trapianto di cornea potrebbe ridarle la vista, ma è impossibile data la situazione contingente.

Dopo un’operazione di 3 ore – ha spiegato – i medici mi hanno rimosso i proiettili dall’occhio. È stata necessaria la chirurgia plastica per riparare la palpebra. Non ci vedo più a causa dei 52 punti di sutura nell’occhio destro. La retina è completamente danneggiata e non c’è speranza di un trapianto di cornea.

Nel gennaio 2023 Ghazal Ranjkesh si è sottoposta a un intervento per lo svuotamento dell’occhio, dando l’addio al suo organo martoriato sul proprio profilo Instagram:

Oggi è il giorno in cui dirò addio agli ultimi resti dei miei occhi… Ciglia bruciate con solo pochi fili rimasti, una piccola parte della mia palpebra attaccata con la chirurgia plastica, una cornea ancora fuori posto con quaranta punti di sutura e una lente a contatto! […] Forse chiunque sarebbe felice di riacquistare la propria bellezza, ma oggi tutto il mio essere è diventato un grande fastidio; è vero che non vedevo, non sentivo la luce e avevo perso la mia bellezza; anche quando mi sono messa davanti allo specchio e ho aperto la palpebra e l’occhio con la mano per guardare dentro: ho visto una cornea piena di punti di sutura e lacerata in mezzo a un mare di sangue, e non importa quanto la chiamassi e le dicessi di non guardarmi così crudelmente, lei comunque non mi guardava. […] Mi ci sono abituata perché sono sopravvissuta e devo vivere; perché ho una storia che non è ancora finita… Perché non ho ancora visto il giorno che “dovrei” vedere; so che è vicino… Molto vicino.

Continua la lotta contro il regime

Quando Ghazal Ranjkesh è stata colpita a un occhio era solo una studentessa, una giovane donna che reclamava i propri diritti in un Paese che non ne concede alle donne. Oggi non è solo un’attivista, è un simbolo di lotta in tutto il mondo. Su Instagram scrive ancora:

Torneremo presto e cammineremo in un Iran libero, libero dai mullah.

Accecamenti e ferimenti su manifestanti in Iran

La storia di Ghazal Ranjkesh purtroppo non rappresenta un unicum. Il 25 novembre 2022, 140 oftalmologi hanno scritto al presidente del Sistema Sanitario Nazionale iraniano per lamentare come in ospedale giungessero continuamente persone colpite agli occhi da armi da fuoco o proiettili di vernice. Tra loro anche sanitari, come l’ostetrica Niloufar Aghaii, colpita durante una protesta a Teheran. Ghazal Ranjkesh racconta ancora sul suo Instagram di un bambino, Taher Malekshahi, accecato con le stesse modalità con cui è stata colpita lei:

Non è stato un incidente. Non si è trattato di “controllo della folla”. È stato un atto di violenza deliberato, volto ad accecare, a mettere a tacere, a punire. […] Quanti altri occhi dovranno essere portati via? Quante altre vite dovranno essere distrutte? Accecare i manifestanti è un crimine contro l’umanità. Il mondo non deve distogliere lo sguardo mentre il governo iraniano spara agli occhi del proprio popolo. Non ci faremo mettere a tacere. Non scompariremo. Noi siamo i testimoni.

I manifestanti, e soprattutto le manifestanti, non vengono colpitə solo agli occhi dalle forze di sicurezza iraniane, ma anche ai genitali, alla schiena, alle gambe. Vengono sparati colpi molto ravvicinati con proiettili di metallo o gomma, che possono danneggiare il corpo irreversibilmente oppure portare anche alla morte in alcuni casi.

E in tutto questo le strutture sanitarie, che sono gestite dal governo, usano le forze di polizia come deterrente alle cure, dato che si può essere arrestatə immediatamente dopo un intervento, tanto che si è sviluppata una rete sanitaria parallela e segreta in cui medici e mediche aiutano manifestanti feritə. E intanto la propaganda del regime tuona e bolla come menzogne le testimonianze di queste persone. Per il comandante delle unità speciali della polizia iraniana Hassan Karami

si tratta solo di propaganda diffusa dai nemici della Repubblica Islamica.

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