La Tata è stata senza dubbio una delle serie tv cult per tutte coloro che sono cresciute negli anni Novanta, al pari di Baywatch o di Beverly Hill 90210.

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La serie, arrivata sugli schermi italiani nel 1995 – su quelli americani due anni prima – raccontava la vita in casa di Maxwell Sheffield, ricco impresario teatrale, dopo l’arrivo travolgente della nanny, Francesca Cacace, che nella versione italiana era originaria  della Ciociaria, in quella statunitense invece ebreo-polacca (si chiamava infatti Fran Fine).

Gli abiti a dir poco eccentrici della tata, accompagnati dalle sue vistose cotonature, dalla risata sguaiata e dalla strampalata famiglia, sono entrati nell’immaginario collettivo, dando vita a un personaggio a cui il pubblico si è presto affezionato; ma La Tata è stata un successo globale reso tale dalla bravura di tutti i suoi protagonisti, dai tre figli di Maxwell, Maggie, Brighton e Grace, fino al maggiordomo Niles, da sempre in guerra con la socia di Sheffield, C.C. Babcock (di cui poi si innamorerà).

Sono passati ormai più di vent’anni dalla fine dello show, eppure il pubblico continua a dimostrare lo stesso affetto per Fran Drescher, che negli anni ha avuto moltissime vicissitudini, dal divorzio fino alla diagnosi di tumore all’utero. Fra l’altro, nel 2020, in pieno lockdown dovuto al Covid-19, l’intero cast si è ritrovato in videochiamata per riproporre i dialoghi dell’episodio pilota della fortunata serie.

La reunion via webcam del cast de La Tata: insieme per il pilot della serie

Nel passato di Fran Drescher c’è un trauma difficilmente dimenticabile: nel 1985, mentre si trovava in casa con il marito e un’amica, degli sconosciuti entrarono e le puntarono una pistola alla testa, violentando sia lei che l’altra donna, mentre il marito fu legato e imbavagliato e costretto a guardare.

Non mi sono mai mostrata vulnerabile – ha detto anni dopo in un’intervista – Non ho mai voluto sembrare debole, quindi ho semplicemente seppellito la vicenda e sono andata avanti con la mia vita.

Fran Drescher ideò la serie televisiva La Tata insieme al marito, Peter Marc Jacobson, sposato nel 1978. I due divorziarono nel 1999 e produssero insieme un’altra serie tv, Happily Divorced, una sorta di ironica autobiografia televisiva. Jacobson, proprio come nel telefilm, qualche tempo dopo il divorzio, ha confessato la sua bisessualità, ma non ha mai perso il sostegno della sua ex moglie.

Nel 2000 Drescher ha scoperto di soffrire di un cancro all’utero, dopo due anni di visite mediche e più di 8 dottori.  L’attrice ha combattuto con successo la malattia e in seguito ha ideato una fondazione, chiamata Cancer Schmancer, per sostenere le donne che si scoprono malate di cancro. Ha anche scritto un libro autobiografico in proposito. Nel 2014 ha sposato l’imprenditore di origine indiana Shiva Ayyadurai, da cui però si è separata due anni dopo; nello stesso anno ha fatto il suo debutto a Broadway, interpretando la matrigna di Cenerentola nel musical Cinderella di Rodgers e Hammerstein.

Nel 2017 è stata una delle sette donne di successo omaggiate da Yvonne Sciò, che aveva recitato in due episodi de La Tata, nel suo documentario Seven Women.

Sul suo account Instagram, seguito da oltre 700 mila followers, Drescher si mostra spesso in compagnia di Renée Taylor, oggi ottantanovenne, che nella serie La Tata interpretava la favolosa zia Assunta (nella versione italiana, mentre in quella americana era la madre di Francesca, Sylvia Fine).

Insieme, le due danno vita a spassosi siparietti, in tutto simili a quelli che le hanno rese così iconiche nello show. Proprio parlando della serie, sia Drescher che Jacobson hanno rivelato un particolare inaspettato: nessuno dei due voleva che Francesca e il suo datore di lavoro, Maxwell Sheffield, finissero insieme.

Quando un programma è basato su una storia d’amore impossibile, devi fare in modo di farla rimanere tale. Al di là di quanto tu possa volere che le due persone finiscano insieme, una volta che succede gli ascoltatori iniziano a perdere interesse.

Proprio questo, secondo entrambi, ha con il tempo decretato l’inesorabile fine dello show.

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