Se l’affaire Weinstein, nel 2018, ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora dando il via a una serie di denunce sulle molestie sessuali nel mondo del cinema, che valicando ampiamente i confini statunitensi hanno investito l’ambiente del grande schermo in tantissimi Paesi, Italia compresa, adesso sono le donne del teatro francese ad alzare la voce, con quello che è stato definito, in maniera molto pertinente, #MeTooTheatre.

Tutto è partito da un’inchiesta, uscita il primo ottobre su Libération, rispetto all’accusa di molestie e violenze sessuali portata avanti dall’attrice Marie Coquille Chambel nei confronti del regista Michel Didym, in seguito alla quale si è formato un collettivo di circa trenta attrici e registe, proprio per porre l’accento sulle violenze sessiste che avvengono nel contesto teatrale.

In un tweet del 7 ottobre Coquille Chambel è entrata maggiormente nel dettaglio, spiegando in un tweet di essere stata violentata durante il primo lockdown, e chiedendosi perché Didym fosse ancora al proprio posto.

Sono stata violentata da un attore della Comédie-Française durante il primo lockdown, mentre ero in uno stato di malessere.
È ancora membro della Comédie-Française, anche se la direzione è al corrente della denuncia.

Con un tweet seguente l’attrice ha invitato tutte le persone molestate sessualmente nell’ambiente teatrale a testimoniare usando appunto l’hashtag #MeTooTheatre. Testimonianze che nel giro di poche ore sono arrivate in quantità impressionante, tanto che il 16 ottobre il collettivo ha manifestato di fronte al Ministero della Cultura di Parigi, portando le istanze dichiarate in una lettera a Libération, con oltre 1450 firme.

Come il movimento Me Too ha cambiato il sesso a Hollywood (e non solo)

Ben presto l’eco della rivolta francese è arrivata anche in Italia, raccolta dal collettivo Amleta, che ha firmato la lettera di intenti e ha creato un proprio hashtag rivolto al contesto italiano: #ApriamolestanzediBarbablù. Abbiamo contattato il collettivo per farci spiegare l’iniziativa.

Il movimento sta avendo grandissima risonanza in Francia, moltissime sono le testimonianze di abusi e violenze che continuano ad emergere evidenziando un sistema endemico di soprusi che non si è più dispostǝ ad accettare – ci hanno raccontato dal collettivo – I tempi sembrano essere cambiati e il mondo teatrale francese sembra non aver più intenzione di passare sopra a quanto emerso, spingendo fuori -si spera per sempre- gli abusanti.

Peraltro, ci informano che è proprio dell’11 novembre la notizia delle dimissioni del direttore di teatro Michel Didym, travolto dalle accuse di violenza sessuale.

Questo tipo di campagna è necessaria per creare consapevolezza, dibattito sociale e politico, e finire con una dinamica di molestie sistematiche, introiettate, considerate come qualcosa di normale.

Una cosa molto interessante è che mezzi di comunicazione importanti hanno dato spazio con grande rispetto e ascolto.

La campagna francese, come quella di Amleta, serve per dire basta, ‘non è normale che sia normale’, dare spazio, voce e potere, a chi sempre si è sentita responsabile di quello che le succedeva e ribaltare la responsabilità.

E rispetto ad #ApriamolestanzediBarbablù? Con quale scopo è stato ideato?

#ApriamolestanzediBarbablù cerca di far emergere non solo la violenza più grave, come gli stupri, punta dell’iceberg, ma tutto il sommerso, da che decidiamo diventare attrici. Puntiamo a poter finalmente condividere apertamente le nostre brutte esperienze da quando eravamo giovani. Puntiamo alle nuove generazioni e a come evitare che loro vivano le stesse brutte esperienze.

Ci spiegano che hanno in cantiere altri progetti e azioni che però per il momento non possono ancora essere svelati apertamente, nel frattempo sono tantissime le testimonianze arrivate e pubblicate sulla loro pagina Instagram.

Questi i loro obiettivi:

Le azioni di Amleta si muovono in diversi piani. Uno è quello di dare supporto economico e legale a chi vuole denunciare, grazie alla collaborazione con Differenza Donna. L’altro è creare consapevolezza nel nostro settore: far emergere queste condotte, renderle pubbliche, per interpellare ai colleghi, chiedere loro di prendere posizione, di non guardare dall’altra parte. È una chiamata ai teatri, ai sindacati, per agire, per far conoscere e rispettare il codice di condotta già esistente.

Queste, invece, sono alcune delle esperienze che le attrici di teatro italiane hanno inviato alla mail di Amleta. Il collettivo, però, ci tiene a precisare di aver ricevuto segnalazioni anche da attori, perché come sappiamo la violenza sessuale non conosce genere, e gli uomini non sono immuni da abusi e molestie.

Sulla pagina Instagram di Me Too Theatre vengono invece ovviamente raccolte le esperienze inviate dalle attrici e dagli attori francesi, e finora sono davvero moltissime.

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