È un altro paio di maniche è un’espressione molto famosa e popolare, che si usa per indicare una situazione non paragonabile con una precedente; assomiglia quindi ad altri modi di dire come “è tutto un altro discorso”, “è un’altra cosa”. Ma certamente, fra le tre, forse è la più affascinante.

Tanto da essere usata persino da un grande letterato come Manzoni, ne I promessi sposi, capitolo XXVII:

… lo stampato lo sapeva leggere, mettendoci il suo tempo: lo scritto è un altro par di maniche.

Ma da dove arriva questa particolare espressione? L’origine, decisamente antica, è medievale, epoca in cui l’abbigliamento, in particolar modo quello femminile, prevedeva maniche che fossero staccabili e intercambiabili. Al tempo, infatti, l’acqua per lavare i panni non era sempre pulita, ma spesso stagnante e sporca, tanto che per fare il bucato era necessario bollirla e sterilizzarla con erbe detergenti.

Lavare i panni era quindi un’incombenza impegnativa, oltre che costosa, cui si ovviava appunto con le maniche staccabili degli abiti. Avere maniche di scorte era quindi decisamente utile, perché più di ogni altra quella era la manica del vestito che tendeva a sporcarsi.

Le maniche erano quindi cambiate a seconda delle occasioni; in casa, ad esempio, se ne utilizzavano di non troppo costose, mentre quando si usciva si sceglievano maniche più raffinate e preziose. Un trucchetto per rendere l’abbigliamento subito più elegante e dare l’idea di avere un abito diverso addosso.

Ma le maniche erano anche una sorta di pegno amoroso, visto che le dame erano solite regalare una loro manica al cavaliere preferito, che la fissava alla corazza come fosse uno stendardo. Inoltre al momento del fidanzamento c’era l’abitudine di scambiarsi le maniche, che venivano reciprocamente restituite qualora il fidanzamento finiva. Erano infatti il simbolo della fine di quella relazione e del passaggio a un nuovo capitolo della propria vita: un altro paio di maniche, appunto.

 

Articolo originale pubblicato il 26 Ottobre 2021

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