Come Scarlett Johansson ha riscattato "Black Widow" e la sua storia

L'attrice statunitense si ritaglia un ruolo di rottura nell'universo cinematografico Marvel, che va oltre le sue curve inguainate nella solita tutina nera per liberare sé stessa e le sue "sorelle" dall'indottrinamento a cui le ha sottoposte il padrone della Red Room.

Nelle classifiche delle donne più belle del mondo, più sensuali del pianeta, quelle col “lato b” (si chiamerebbe sedere ma la più banale delle pruderie la fa chiamare in opposizione a un “lato a” che in fondo non viene mai citato) più invidiato, Scarlett Johansson c’è sempre, da anni: è per il suo corpo mozzafiato che è stata inguainata nella tuta nera di Black Widow, la Vedova Nera dei fumetti entrata nell’universo cinematografico Marvel da Iron Man 2, del 2010.

La prima volta è apparsa sul grande schermo al cospetto di Tony Stark, il supereroe super-intelligente e super-multimiliardario, tra l’esultanza di una parte del pubblico e l’invidia dell’altra (chi scrive – lo ammetto senza ritegno – ha provato un moto di sincera e sconfinata ammirazione mista a un pizzico di acrimoniosa acidità): 11 anni fa, prima del caso Weinstein e del movimento #meToo, che il corpo di un’attrice fosse oggettificato e bersaglio di battute sessiste («ne voglio uno», dice Stark alla fidanzata Pepper vedendo allontanarsi il didietro di Natasha Romanoff/Black Widow) era la normalità, una sorta di regola del gioco.

Come il movimento Me Too ha cambiato il sesso a Hollywood (e non solo)

Oggi, che finalmente il cachet di Scarlett Johansson è uguale a quello ricevuto dai colleghi Chris Evans e Chris Hemsworth per gli ultimi film dedicati ai loro personaggi, Captain America: Civil War e Thor: Ragnarok (secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter), anche il trattamento che è riservato al suo personaggio è lo stesso dei colleghi supereroi: è sempre bellissima, ha sempre un corpo mozzafiato inguainato in una tutina nera ma “oltre le gambe c’è di più“, come cantavano avanti di trent’anni le avanguardiste Sabrina Salerno e Jo Squillo.

Descritta per 9 film come una seduttrice senza scrupoli, oggetto di attenzioni sessuali da ogni parte, nonché un mostro infertile (in una battuta pronunciata in Avengers: Age of Ultron che molto fece arrabbiare in tante e tanti) ora Natasha affronta in prima persona gli stereotipi sessisti. Lo fa “prima inter pares” al fianco della famiglia con cui è cresciuta e senza esclusione di colpi, dimostrando ancora una volta non solo di sapersi battere “come un uomo”, ma che non lesina a spaccarsi il naso pur di raggiungere l’obiettivo. Semplificando molto: una volta svegliata dalla sottomissione psicologica, è la sorellanza che abbatte il patriarcato.

E se è rimarchevole come regista e sceneggiatrice (quella Jac Schaeffer dietro Captain Marvel e il successo di WandaVision) hanno fatto ironizzare le due sorelle protagoniste sulle pose – tanto sensuali quanto inutili – assunte da Vedova Nera prima di battersi o sull’isterectomia forzata a cui la Red Room le ha sottoposte, che però nulla ha tolto loro come esseri umani, dall’altra lascia un po’ di perplessità che per dare consistenza a un universo femminile si debbano eliminare quasi del tutto i personaggi maschili: in Black Widow c’è il cattivissimo Dreykov, padre-padrone che rapisce bambine per farne un “esercito di vedove” al suo servizio, Alexei Shostakov, il goffo padre adottivo dietro cui si nascondeva l’identità di Red Guardian, acerrimo nemico sovietico di Captain America, tutto muscoli e poco (pochissimo) cervello, Rick Mason, l’ex ancora innamorato di Natasha che per lei continuerebbe a scalare le montagne.

Alla parità di genere, insomma, siamo ancora lontani, che sia per eccesso o sia per difetto. Le rivoluzioni, si sa, devono abbattere molte teste prima di raggiungere un ordine nuovo. Speriamo solo non si torni poi in direttissima a una restaurazione ancora più oppressiva di quel regime patriarcale che si va oggi tentando di rovesciare.

Rachel Weisz, Scarlett Johansson e Florence Pugh in Black Widow (Photo by Jay Maidment. ©Marvel Studios 2021)

Perché vedere il film Marvel con Scarlett Johansson

Per chi si vuole muovere con disinvoltura nell’universo cinematografico Marvel (quel Marvel Cinematic Universe conosciuto con l’acronimo MCU), possono tornare utili quegli schemi che si era costretti a segnare a matita su romanzi come Cent’anni di solitudine, nomi, frecce e anni indispensabili per raccapezzarsi lì tra gli Aureliano Buendía, qui tra nomi da civili e da supereroine o supereroi e – soprattutto – in una linea temporale fatta di flashback e anticipazioni, salti e realtà parallele.

Se poi ci si vuole anche appassionare al genere, è indispensabile amare lunghissimi inseguimenti, battaglie infinite, botte da orbi. Dalla loro, film come Black Widow, hanno sceneggiature sensate e una recitazione quasi sempre ottima, oltre a un livello di spettacolarità eccellente. Se piacciono i film spy thriller, pieni di azione, difficilmente si uscirà scontenti dalla sala. E con 218 milioni incassati nel primo fine settimana (a fronte di un budget di 200 milioni di dollari), pare che il pubblico abbia apprezzato molto.

Non così alcuni detrattori del lungometraggio, come l’attore Stephen Dorff (celebre per il suo ruolo in True Detective), che ha definito Black Widow un brutto videogame, aggiungendo di sentirsi imbarazzato per Johansson. L’attrice non ha risposto alle critiche ma il successo al botteghino e nelle recensioni, accanto al cachet pari a 15 milioni di dollari, lasciano pensare che per lei l’imbarazzo non sussista, Tanto più che è riuscita, dopo anni di “pose” e tutine extra-aderenti (nonché combattimenti ripresi rigorosamente di spalle ad altezza fondoschiena e battute sessiste) a ritagliarsi un personaggio con una personalità, un passato e un progetto di vita.

Il film è perfettibile, ça va sans dire, ma è un riuscitissimo prodotto d’intrattenimento, perfetto se ci si vuole far distrarre da un po’ di leggerezza e un pizzico di retorica non troppo smielata. Disponibile anche dal divano di casa, sulla piattaforma di Disney Plus, anche se la sala e il grande schermo sono caldamente raccomandati (fermandosi, come sempre, fino alla fine dei titoli di coda…)

Scarlett Johansson, David Harbour e Florence Pugh in Black Widow (Photo by Jay Maidment. ©Marvel Studios 2021)

La scheda di Black Widow

Rimandato a lungo causa Covid, Black Widow, diretto da Cate Shortland, è il primo lungometraggio della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe (annunciata come composta di 11 film), inaugurata da tre serie tv, Wandavision, The Falcon & The Winter Soldier e Loki (tutte disponibili su Disney Plus).

Il capitolo è pensato come una celebrazione postuma del personaggio di Nastasha Romanoff/Vedova nera, scomparsa in Avengers: Endgame (che ha concluso la prima fase di un progetto portato avanti da oltre 10 anni e lungo 23 film) anche se è ambientato fra Captain America: Civil War e Avengers: Infinity War, quando, in fuga dalle autorità statunitensi, chiude un conto in sospeso col passato. La sceneggiatura è firmata da Jac Schaeffer (WandaVision, Attenti a quelle due), Ned Benson (La scomparsa di Eleanor Rigby) ed Eric Pearson (Thor: Ragnarok).

A interpretare la protagonista del 24esimo cinecomic Marvel è ancora Scarlett Johansson (scelta come interprete del personaggio a partire da Iron Man 2, del 2010), affiancata da Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour e O. T. Fagbenle.

Da segnalare che a interpretare il ruolo di Nastasha Romanoff bambina è Ever Anderson, la figlia (nata nel 2007) dell’attrice e modella Milla Jovovich e del regista Paul W.S. Anderson.

Le riprese del film hanno avuto inizio nell’estate del 2019 e si sono svolte in tre continenti nell’arco di 87 giorni. La base della produzione era presso i Pinewood Studios appena fuori Londra e le location erano sparse tra il Regno Unito, la Norvegia, Budapest, il Marocco e Atlanta. Lo scenografo è Charles Wood mentre i costumi si devono a Jany Temime.

Articolo originale pubblicato il 13 Luglio 2021

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