Il tema dell’accudimento torna spesso in Kevin Can F**K Himself serie tv in 8 puntate (disponibile su Amazon Prime Video) che tenta di esplorare e rompere gli stereotipi di genere partendo da un presupposto: da sempre le sitcom americane (ma ancor più certa fiction di casa nostra) danno per scontato che il prendersi cura dei propri affetti sia connaturato alla natura femminile; tutto quello che è donna e che non si fa carico di una famiglia probabilmente è perché fa mercimonio del proprio corpo o perché è una deviante, di facili costumi.

Una visione talmente vecchia e retrograda da sembrare impossibile ci sia ancora qualcuna che si senta in dovere di controbattere qualcosa. Che lo faccia, poi, una giovane autrice statunitense lascia un po’ sgomenti. Non tutte si nasce Marguerite Yourcenar, che con lucidità (in una splendida intervista del 1982, trascritta in italiano da Bianca Moretti e Margherita Macrì per Minima&Moralia) diceva: “Nutrire gli altri è la maniera di provare loro che li amiamo: noi dimentichiamo la parte sacra di questa cosa. Ai giorni nostri questo aspetto sussiste forse più spesso negli uomini, che a un certo punto iniziano a lavare i piatti, a cucinare, mentre la donna se ne va in ufficio. E sono loro che ereditano questo grande sentimento umano, mentre a me piacerebbe che restasse non dico privilegio delle donne, ma almeno che non si sentissero sminuite nel ricoprire il proprio ruolo femminile, per il quale sono perfettamente adatte“.

Non tutte, certo, non sempre: eppure che liberazione sarà il giorno in cui potremo affermare un’adorazione per il lavaggio dei piatti, senza per questo essere relegate nella categoria delle tradwives che vogliono tornare agli anni Cinquanta, complici e vittime del patriarcato.

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Valerie Armstrong con la sua Allison che apre gli occhi di fronte alla sua condizione di casalinga disperata, vessata da un marito immaturo e prepotente, par riportare indietro la lancetta di almeno 40 anni, banalizzando le problematiche di genere, la fine del sogno americano e la convivenza famigliare con una lettura manichea della realtà che credevamo relegata a ben altre modalità narrative.

Kevin Can F**k Himself
Annie Murphy ed Eric Petersen in Kevin Can F*** Himself (Photo Credit: Jojo Whilden/AMC)

Perché vedere Kevin Can F**K Himself

Di chi e di cosa abbiamo riso per tutti questi anni?“: secondo le note stampa di Kevin Can F**K Himself è questa la domanda che lo spettatore dovrebbe porsi vedendo come la serie tv rompe le convenzioni della sitcom, camera fissa, risate registrate, colori vividi, ruoli stereotipati, mescolando meccanismi del genere noir e una sorta di flusso di coscienza della protagonista, attraverso la camera a spalla e una fotografia più cupa.

Dopo i primi episodi, l’escamotage del doppio registro narrativo appare per quello che è, un inutile orpello lasciato a sé stesso da uno script debole, malgrado le buone prove attoriali dei protagonisti. Non si entra mai nella storia, non si partecipa un solo istante al “dramma” della protagonista, non ci si affeziona a nessuno dei personaggi. Le otto puntate si trascinano stancamente girando a vuoto, lasciando zero desiderio di una seconda stagione e tanta noia. La lettura “critica” di situation comedy che non si vedono più sul piccolo schermo da almeno un decennio era davvero quanto di meno si sentisse la necessità, almeno in Italia.  E per quanto riguarda le tematiche di genere, un film come La fabbrica delle mogli  (del 1975, riadattato nel 2004 da Frank Oz, tradotto da noi come La donna perfetta, con Nicole Kidman) l’aveva detto molto prima e molto meglio.

Kevin Can F**k Himself
Mary Hollis Inboden, Alex Bonifer, Eric Petersen e Annie Murphy in Kevin Can F*** Himself (Photo Credit: Jojo Whilden/AMC)

La scheda della serie tv

Ideata da Valerie Armstrong, la serie tv Kevin Can F**k Himself  vuole esplorare le implicazioni dei ruoli di genere nelle sitcom americane. Il titolo è ispirato a quello della serie della CBS Kevin Can Wait, che era diventato oggetto di scherno online dopo che il personaggio della moglie del protagonista era stato eliminato sbrigativamente nella seconda stagione.

È la storia di Allison McRoberts (Annie Murphy, premiata agli Emmy per il ruolo di Alexis Rose in Schitt’s Creek), prototipo della moglie da sitcom: è bella, sa prendere bene le battute anche quando sono indirizzate a lei ed è sposata con un tizio che ha vinto la lotteria dei matrimoni. Un banale incidente, però, è la scintilla per renderla consapevole delle tante ingiustizie subite nella sua vita.

Nella serie compaiono anche Mary Hollis Inboden, Eric Petersen, Kevin McRoberts, Alex Bonifer, Brian Howe e Raymond Lee.

Gli 8 episodi della prima stagione di Kevin Can F**k Himself sono disponibili in streaming su Amazon Prime Video.

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