"Special": la serie in cui com'è essere gay e disabili te lo spiega Ryan, gay e disabile

Su Netflix, i sedici episodi della serie tv scritta e interpretata da Ryan O'Connell, gay con paralisi cerebrale che cerca come quasi tutti i suoi coetanei il suo posto nel mondo, qualcuno con cui condividere la propria vita e una comunità di amici con cui sentirsi a proprio agio.

Tira aria buona dalle parti di Special, la serie tv trasmessa da Netflix che segue il processo di formazione di Ryan, il suo protagonista gay con paralisi cerebrale. Già, perché sotto l’eccezionalità di un attore disabile a cui viene affidato il ruolo principale (è solo di qualche mese fa la polemica nata a seguito della scelta di Sia di far interpretare la protagonista con autismo del suo Music a un’attrice non neurodiversa), approccio e linguaggio lo pongono all’interno di coordinate dove è possibile non solo parlare di poliamore, ma anche di feticizzazione della disabilità e di assistenza sessuale: argomenti poco trattati che assumono qui un’accezione tutto fuorché “speciale”.

In Special,  d’altronde, ci sono madri che si martirizzano sull’altare della disabilità dei loro figli e che in cambio chiedono loro un’assoluta dipendenza emotiva e comportamentale. Influencer che sanno sfruttare a proprio vantaggio la body positivity, datrici di lavoro che utilizzano a scopi economici diversity e inclusione, comunità di disabili che bullizzano i diversi da sé: un mondo cattivissimo che si affronta con ironia e un pizzico di leggerezza, che non guasta mai, possibile nella sua naturalezza per il fatto che a scrivere dialoghi e situazioni e a interpretarle sia Ryan O’Connell, costretto durante l’infanzia a subire una dozzina di procedure chirurgiche a causa della paralisi cerebrale e, ventenne, vittima di una sindrome compartimentale dopo essere stato investito da un’auto.

"Non sembra neppure disabile" non è un complimento, è abilismo

L’autore ha dichiarato in un’intervista alla NBC: «Ho sempre saputo che se avessi avuto l’opportunità di realizzare davvero la serie, avrebbe avuto risonanza tra le persone, perché in realtà non si tratta soltanto di una storia sull’essere gay e disabili, è davvero solo una storia su un perdente, qualcuno che si sente di non essere abbastanza, e una sorta di ricerca di una nuova autostima: qualcosa che penso sia davvero universale».

Universalità che rende superfluo il concetto di inclusione, perché in questa realtà in cui è faticosissimo stare, dove si è accettati per quello che si è se si è presi sotto da una macchina e non se si nasce con una piega diversa dalla norma, se si compensano i chili di troppo e la pelle più scura con abiti costosissimi, siamo tutti sulla stessa sgangherata barca e tanto vale stringersi per stare tutti più comodi. Perché in fondo, viste da vicino, anche le cose più diverse non sono poi così spaventose come avremmo pensato.

Special
Ryan O’Connell e Max Jenkins in “Special” (BETH DUBBER/NETFLIX © 2021)

Perché vedere Special

Costretto da puntate brevissime, in dialoghi condensati in poche scene, con personaggi all’osso, Ryan O’Connell, anche creatore e sceneggiatore della serie Special, riesce a dar vita a uno spaccato ricco di sfumature, che affronta con un piacevole sarcasmo.

Niente pietismo e parecchio coraggio, per una sitcom che porta sul piccolo schermo sesso molto esplicito ma mai volgare e un desiderio sincero di farsi conoscere per quello che si è, il tutto condito da battute pungenti e caustiche.

Bravo O’Connell, a mettersi in gioco, ma brave anche le tre attrici al suo fianco, la madre che lo vorrebbe in trappola ma che è intrappolata lei stessa; l’amica di origini indiane che ha imparato a fare una sua forza il fatto di essere non bianca e non magra; la sua capa prima di empatia e di senso dell’umorismo.

Sedici episodi da gustarsi tutto d’un fiato, purtroppo già giunti alla loro conclusione, per decisione dall’alto di Netflix, la quale ha decretato che la seconda stagione sarebbe stata anche l’ultima, mentre O’Connell avrebbe volentieri continuato.

Scheda della serie tv di Ryan O’Connell

Sono due stagioni di 8 episodi ognuno (dai 14 ai 34 minuti) a comporre la sitcom (disponibile su Netflix) Special, basata sull’autobiografia I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves di Ryan O’Connell , autore e attivista per i diritti LGBTQI che nella serie tv compare anche come interprete principale, nel ruolo di sé stesso.

Gay con una paralisi cerebrale, O’Connell racconta il suo percorso di vita fatto di anni di tirocini fino all’arrivo al magazine online Eggwoke, dove trova il coraggio di rivendicare la propria indipendenza da una madre iperprotettiva e intraprendere la strada verso l’età adulta.

Non è la prima volta che il ruolo di un personaggio con una disabilità viene interpretato da un attore disabile: già in Speechless del 2016, ad esempio, a prestare il volto a JJ DiMeo è Micah D. Fowler, attore con una paralisi cerebrale
Tuttavia, uno studio del 2016 della Ruderman Family Foundation , fondazione filantropica privata che opera in favore dell’inclusione delle persone con disabilità nella società, ha rilevato che “circa il 95% dei personaggi con disabilità in televisione sono interpretati da attori senza disabilità”. Più raro vedere persone con disabilità che fanno sesso e ancora più raro tra persone non eterosessuali.

Accanto a Ryan O’Connell, ci sono Jessica Hecht che interpreta la madre del protagonista, Punam Patel, che veste i panni di Kim, la migliore amica di Ryan, e Marla Mindelle, la direttrice di Eggwoke.

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