"Nomadland", il miglior film agli Oscar 2021 che fa ritrovare la parte più profonda di sé

Perdersi nella natura e affrontare da sole degli spazi sconfinati riesce a placare un dolore e a permettere di riappacificarsi con i ricordi? Secondo la regista Chloé Zhao salire su un furgone verso l'ignoto potrebbe essere, se non uno stile di vita, almeno un grande regalo da farsi una volta nel corso dell'esistenza.

Attraversare territori di cui non si vede la fine può avere un effetto catartico, di riconciliazione con sé e con il proprio passato: chi almeno una volta nella vita è passato nelle sconfinate praterie degli Stati Uniti (ma anche dell’Anatolia centrale, per nominare un paese più vicino al nostro ma altrettanto sterminato allo sguardo) conosce bene quello stato d’animo di costante meraviglia che Fren, la protagonista del film Nomadland (disponibile dal 30 aprile su Disney+), prova a bordo del suo furgone, su cui sale per raggiungere l’ovest dopo che Empire, la cittadina del Nevada dove viveva con il marito prima che morisse, si svuota a causa del crac che l’ha investita.

Non si può non esserle solidali se si è sentito il fiato mozzarsi di fronte alla natura in cui la presenza dell’essere umano è solo accennata, in qualche traliccio dell’elettricità, nella striscia di asfalto che si insegue e che ci si lascia alle spalle, un ciuffo di case, qualche mucca al pascolo; lontana eco, ormai quasi muta, quel sovrastarsi di architetture gotiche e barocche così familiari in questa linguetta di terra appesa lungo il mare abitata da svariati millenni.

Non basta essere nomadi contemporanei e lasciarsi alle spalle gli agi e – insieme – i legacci della società, per ricongiungersi con la parte più profonda del proprio essere e riappacificarsi con i ricordi, compresi quelli più dolorosi: è necessario perdersi verso la frontiera, dell’ovest o dell’est che sia. È al confine con lo sconosciuto, sfiorando ciò che è diverso che si può fare a meno delle proprie categorie e di quelle certezze che insieme imprigionano.

Chloé Zhao, la regista di Nomadland, non cede alla tentazione di annacquare il film con teorie new age ma regala invece alla sua protagonista, e a noi con lei, la possibilità di esperire in prima persona come senzatetto (homeless) e senza una casa (houseless) non siano dei sinonimi: si può non possedere quattro mura ma non per questo essere privi di una casa, perché – come le ricorda una delle lavoratrici stagionali che incontra in una delle diverse soste – “casa è un parola? O è invece qualcosa che ti porti dentro?“.

Nomadland
Un’immagine di Nomadland (Photo Courtesy of Searchlight Pictures. © 2020 20th Century Studios)

Perché vedere il film di Chloé Zhao

Se siete alla ricerca di un film che sia aspra critica del sistema capitalistico occidentale, Nomadland non fa per voi. Se volete la messa in scena dell’alienazione provocata dai colossi economici è bene dirottiate su uno dei tanti gioielli di Ken Loach, come il recente Sorry We Missed You (in streaming su Sky e Now).

Se volete un lungometraggio che dia ragione dello scempio perpetrato ai danni dei nativi americani, che ancora vivono nelle terre attraversate dai nomadi contemporanei raccontati da Chloé Zhao, il film Land (a noleggio su Chili) del regista iraniano Babak Jalali potrebbe darvi parecchie soddisfazioni.

Alla giovane (almeno per un Paese vecchio come il nostro) regista cinese, infatti, quello che interessa è sondare il rapporto tra l’essere umano, la sua storia personale e la natura. Zhao sa mantenere il suo racconto in una realtà ovattata, pochissimo antropizzata, in cui i personaggi si sfiorano, ma si restano leali come sempre dovrebbe essere l’umanità quando si trova in mezzo a qualcosa più grande di sé stessa.

Asciutto nel procedere e per niente verboso, costellato qua e là di attimi di stupefacente poesia, non solo visiva (su tutto il Sonetto 18 di William Shakespeare che la protagonista si trova a “regalare” durante uno dei suoi tanti incontri), il film affronta il tema della frontiera, così caro alla narrativa statunitense, con un tocco – leggero e volutamente naïf – che si lascia apprezzare, soprattutto di questi tempi. Limitare la soverchiante colonna sonora di Ludovico Einaudi avrebbe probabilmente alleggerito quei momenti inutilmente didascalici in cui col suo pianoforte sotto i diversi stati d’animo di Fren.

Ammettiamolo: per fortuna Disney+ rende disponibile anche in Italia questa terza prova di Zhao, eppure essere costretti alla visione casalinga di un film girato negli sterminati paesaggi statunitensi, tra le praterie del Nebraska e le Badlands del Dakota del sud, può provocare a tratti claustrofobia, facendo sentire più che mai la mancanza della sala cinematografica. Allo stesso tempo, però, dopo più di un anno costretti a intervalli più o meno lunghi, alla cattività domestica, poter lasciar viaggiare la mente nello sconfinato selvaggio west a bordo di uno scassato minivan, accompagnati dalla strepitosa Frances McDormand, è un piccolo corroborante per lo spirito.

Nomadland: scheda del film

Scritto, diretto e montato dalla regista Chloé Zhao, Nomadland è l’adattamento cinematografico di Nomadland – Un racconto d’inchiesta , di Jessica Bruder. Segue il viaggio di Fern, (Frances McDormand), che dopo il collasso economico di una città nel Nevada rurale, carica i bagagli sul proprio furgone e, nomade, si mette in strada verso l’Ovest.

Dopo aver vinto il Leone d’oro alla 77esima Mostra del cinema di Venezia e due Golden Globe (per il miglior film drammatico e per miglior regista), il lungometraggio di Chloé Zhao si è apprestato alla Notte degli Oscar del 25 aprile, con 6 candidature (miglior film, miglior regista, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale, migliore fotografia e miglior montaggio) vincendo le statuette per miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista per Frances McDormand, che dopo la magnifica prova nei panni di Mildred Hayes, in Tre manifesti a Ebbing, Missouri (che le era valso la seconda statuetta), si regala un ruolo altrettanto intenso e appassionato. Nel film, accanto a lei, veri nomadi, come Linda May, Swankie e Bob Wells.

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Chloé Zhao, nata a Pechino e cresciuta tra la Cina e l’Inghilterra, ha debuttato al cinema con Songs My Brothers Taught Me, presentato al Sundance Film Festival nel 2015 a cui è seguito The Rider – Il sogno di un cowboy, in anteprima nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes nel 2017 dove ha vinto l’Art Cinema Award. A novembre 2021 è prevista l’uscita del suo esordio nell’universo Marvel con il film Eternals.

La regista è la quinta donna ad aver vinto il Leone d’oro, dopo Margarethe von Trotta, Agnès Varda, Mira Nair e Sofia Coppola. È la sesta a essere candidata agli Oscar (dopo Lina Wertmüller, Jane Campion, Sofia Coppola, Kathryn Bigelow e Greta Gerwig), e la seconda a vincerlo dopo Bigelow per The Hurt Locker.

Con la riapertura dei cinema in alcune regioni italiane, sul grande schermo Nomadland sarà visibile dal 29 aprile mentre arriva in streaming il 30 aprile su Star all’interno di Disney+.

Articolo originale pubblicato il 6 Aprile 2021

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