Indipendenza emotiva: perché (e come) dovresti coltivarla per essere felice

L'indipendenza emotiva è tanto fondamentale quanto difficile da raggiungere. Dobbiamo compiere un importante lavoro su noi stess* per vivere in pace con le nostre emozioni.

Lo psicoterapeuta Nathaniel Branden, nel suo lavoro sulle  teorie psicologiche e le modalità di terapia relative all’autostima sviluppò il concetto di “reazione valutativa” per descrivere cosa fosse un’emozione.

In effetti, la nostra vita, che ci piaccia o no, è totalmente soggetta all’emotività, sia essa positiva o negativa: le emozioni sono il modo spontaneo e irrazionale attraverso cui reagiamo alle cose che ci capitano nella vita, anche a quelle che, molto spesso, non dipendono da noi.

Proprio per questo, e perché le emozioni sono una componente fondamentale della nostra esistenza, sarebbe importantissimo imparare ad acquisire l’indipendenza emotiva. 

Cos’è l’indipendenza emotiva?

Essere indipendenti emotivamente significa essere in grado di vivere la vita senza essere costantemente sovrastati dai sentimenti. È uno stato mentale in cui non si è più schiavi delle proprie emozioni, ma invece si sanno accettare e gestire in modo sano e costruttivo.

Ne abbiamo bisogno perché troppo spesso viviamo situazioni in cui la nostra felicità e il nostro benessere sono legati a cose esterne, siano esse persone o situazioni particolari, e in questo modo è estremamente difficile costruire un nucleo stabile dentro di noi; lo scopo dell’indipendenza emotiva è proprio questo, cercare fonti interne di felicità, in modo che, quando le circostanze esterne cambiano continuamente, si sia comunque in grado di mantenere il proprio equilibrio, senza lasciarci condizionare.

Indipendenza emotiva e psicologia

Accettando la definizione di Branden dunque le emozioni non sono che una reazione valutativa a qualcosa che ci accade; e questo lo possiamo verificare in ogni frangente della nostra vita quotidiana, guardando la tv, ascoltando un amico, osservando il comportamento di persone care accanto a noi.

Ad esempio, di fronte a un’ingiustizia siamo portati a reagire con rabbia, mentre la gioia è qualcosa che esprimiamo di fronte a una notizia per noi positiva. Ma perché decidiamo con quale emozione decidere di reagire? Lo facciamo perché valutiamo cosa sta accadendo in quel momento, e quindi esprimiamo un giudizio rispetto al contesto, adeguandovi quindi la nostra risposta.

Le emozioni sono sostanzialmente le reazioni che si hanno di fronte alle situazioni vissute, e dipendono dal giudizio che di volta in volta emettiamo rispetto a quella particolare circostanza. Detta così non suona poi in modo tanto romantico, ma è fondamentalmente vero: le emozioni non dipendono da ciò che accade in sé, ma dal modo in cui giudichiamo ciò che ci è appena accaduto.

Essere emotivamente indipendenti non significa smettere di avere emozioni, ovviamente, ma semplicemente smettere di lasciarsi influenzare da fattori esterni, e dalle dipendenze che possiamo avere nelle nostre vite (rispetto ai genitori, ai legami sentimentali, agli amici) per decidere in totale libertà quale emozioni ci sentiamo di esprimere rispetto a una situazione.

Per capire se si è emotivamente indipendenti si possono fare anche dei quiz, come questo, proposto da theemotionmachine, tutti facilmente reperibili su Internet.

Come si raggiunge l’indipendenza emotiva?

Fin qui tutto chiaro, ma il problema è ovviamente mettere in pratica quanto abbiamo detto finora; imparare a diventare emotivamente indipendenti è infatti tutt’altro che semplice.

Prima di tutto, ciò di cui abbiamo bisogno è essere onest* con noi stess*: dobbiamo imparare a riconoscere le emozioni mentre le stiamo vivendo, ricordando che ognuno di noi attraversa alti e bassi nella vita e che, senza il male, non saremmo in grado di riconoscere neppure il bene.

Perciò ciascuno di noi, piuttosto che nascondersi da sentimenti giudicati “non convenienti” dovrebbe entrare in contatto con il proprio senso di curiosità e chiedersi cosa quelle emozioni stanno cercando di comunicare. Meditazione, isolamento, passare del tempo nella natura possono essere ottimi strumenti per compiere questo importante viaggio introspettivo.

È poi necessario prendere in carico i propri bisogni emotivi, ad esempio esprimendo al partner come ci si sente, non per cercare rassicurazioni ma per fare un vero e proprio “punto” della situazione. In questo senso è importante ritagliarsi dello spazio per sé, esplorare i propri interessi, cercare di capire cosa fa scattare la nostra dipendenza emotiva. Ad esempio:

  • Cerchiamo rassicurazioni quando abbiamo a che fare con fonti esterne di stress (problemi al lavoro, problemi con gli amici o i genitori)?
  • Abbiamo problemi di autostima nel momento in cui commettiamo un errore?
  • Abbiamo paura di essere rifiutati o lasciati quando il nostro partner trascorre più tempo con altre persone?

Identificare i fattori scatenanti specifici può aiutare per capire cosa dobbiamo migliorare e, quindi lavorare su noi stess*.

Ovviamente anche parlare con un esperto può essere di grande aiuto, soprattutto perché spesso la dipendenza emotiva è connessa con episodi avvenuti durante l’infanzia, ad esempio la mancanza di un attaccamento al genitore, e chiaramente può portare i suoi strascichi anche nell’età adulta, non risolvibili autonomamente.

Un terapista può aiutare a esplorare i problemi del passato che contribuiscono alle attuali preoccupazioni relazionali e ad affrontare strategie più sane per soddisfare i bisogni emotivi.

Articolo originale pubblicato il 22 Marzo 2021

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